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Ad Alessandria nasce un nuovo museo nella chiesa medievale di San Francesco dopo 25 anni di restauro

Per anni, la chiesa di San Francesco ad Alessandria è stata come nascosta dietro una cortina di polvere e silenzio. Le trasformazioni dell’Ottocento l’avevano quasi sepolta, cancellandola dal paesaggio cittadino. Ma negli ultimi venticinque anni qualcosa è cambiato. Dal 2022, con l’inizio del restauro, quel gioiello gotico piemontese ha cominciato a risvegliarsi. Le sue pietre antiche non parlano solo di fede e preghiera, ma raccontano la storia di una città in continua evoluzione, fatta di trasformazioni urbane e sociali. Tra qualche anno, nel 2026, la chiesa non sarà più solo un luogo di culto. Diventerà un museo urbano, un cuore pulsante di cultura nel centro di Alessandria.

San Francesco: una storia lunga sette secoli

La chiesa di San Francesco nasce alla fine del Duecento, con la sua costruzione già attestata nel 1268 da una bolla papale di Clemente IV. I lavori si protrassero fino ai primi decenni del Trecento, culminando con la consacrazione del 1314. La chiesa si inserisce in un periodo di grande fioritura artistica per Alessandria, affiancandosi ad altre testimonianze medievali come Santa Maria di Castello e Santa Maria del Carmine. Il complesso conventuale sanfrancescano occupava un intero isolato nel centro storico, diventando uno dei poli più importanti dell’ordine in Nord Italia.

Una leggenda locale racconta di una visita di San Francesco in città nel secondo decennio del XIII secolo, con eventi miracolosi che avrebbero segnato il culto e l’identità del luogo, anche se mancano prove storiche certe. L’esterno della chiesa si distingue per il tipico mattone a vista, mentre la facciata laterale su via San Giacomo della Vittoria conserva eleganti decorazioni in cotto sotto la gronda. Il campanile, ben conservato, mostra archetti pensili gotici su più livelli sovrapposti. La facciata principale, che si affaccia su via XXIV Maggio, è larga circa 22 metri e mantiene intatto il portale ad arco pieno originale. All’interno, restano tracce preziose di antiche decorazioni pittoriche policrome sulle volte, oltre a affreschi del primo Trecento, segni di un passato artistico di rilievo.

Nel corso dell’Ottocento, con la soppressione degli ordini monastici, il convento passò al Demanio. Il complesso perse progressivamente la sua funzione religiosa e fu trasformato prima in caserma di cavalleria durante le campagne napoleoniche del 1803, poi in ospedale militare nel 1833 su impulso di Carlo Alberto di Savoia. Questi cambiamenti portarono a profonde modifiche strutturali: vennero costruiti muri divisori e un ampio cortile interno, con due piani destinati a magazzini e dormitori. La facciata perse gran parte della sua identità sacra e solo l’intervento della Soprintendenza nel 1919 evitò che l’intero complesso venisse demolito per far posto a una nuova strada. Tentativi di abbattimento si erano già verificati nel 1893 e nel 1952, senza successo. Dal 1989 la proprietà è passata al Comune, dopo l’acquisto dal Genio Militare.

Un restauro lungo decenni: tra archeologia e recupero

A partire dagli anni Novanta è cominciato un lungo e complesso lavoro di scavi e restauri. Gli interventi hanno ricostruito le varie fasi storiche e artistiche dell’edificio. Il lavoro si è concentrato sul consolidamento strutturale e sul recupero degli affreschi, con particolare attenzione a riportare alla luce elementi originali nascosti o cancellati dalle trasformazioni successive. Nel 2022, grazie a un finanziamento congiunto tra Comune di Alessandria, Por-FESR e Ministero della Cultura, per oltre 9 milioni di euro, è partito uno dei cantieri di restauro più importanti degli ultimi anni in città. Il progetto, inserito nel programma “Alessandria torna al centro”, punta al recupero completo dell’ex complesso francescano.

Affidato al Gruppo Studio Montagni e sotto la supervisione della Soprintendenza, l’intervento ha eliminato tutte le aggiunte ottocentesche, come il cortile interno e i tramezzi, restituendo la spazialità originale di due livelli dell’edificio. Sono state rimosse le riempiture delle antiche volte per far risaltare la policromia originale. Le pareti esterne sono tornate al loro tipico mattone a vista, restituendo l’aspetto gotico medievale. Le nuove campagne di scavo hanno portato alla luce decorazioni inedite, tra cui fasce a spirale rosse, bande bianche e nere su fondo grigio, e un riquadro pittorico con la Madonna in trono con bambino e santi.

Lo studio iconografico ha rivelato anche un ciclo decorativo successivo, risalente al tardo Cinquecento. Sono emerse sepolture antiche e ossari medievali, che arricchiscono la conoscenza archeologica del sito e del suo ruolo nella storia locale.

San Francesco riparte: un museo nel cuore di Alessandria

La riapertura della chiesa prevista per i weekend di giugno 2026 sarà solo il primo passo di un progetto più ampio, che trasformerà l’intero complesso in un Museo della città. Il percorso espositivo occuperà circa 1250 metri quadri, distribuiti su tre navate – originariamente erano quattro – con pilastri polistili e imponenti volte a crociera, esempi tipici del gotico. Il solaio ottocentesco, mantenuto, offrirà ai visitatori una vista dall’alto sulle decorazioni, tra cui simboli come il Giglio di Francia, testimonianza della dominazione angioina.

Gli scavi saranno integrati da una lettura museale che renderà visibili i resti archeologici, raccontando la complessa stratificazione storica del luogo e facilitando la comprensione dell’antica quota del pavimento. Il progetto prevede anche spazi di accoglienza come un giardino d’inverno, pensati per rispondere alle esigenze del futuro museo.

L’ex area conventuale, anch’essa in fase di riqualificazione, sarà destinata a residenze universitarie e ospiterà l’Auditorium del Conservatorio di Alessandria. Questa nuova vita nasce dalla collaborazione tra Comune e Fondazione Cassa di Risparmio, con l’obiettivo di rafforzare la dimensione culturale e sociale del centro storico, valorizzando immobili che hanno segnato la storia cittadina per secoli.

La restituzione di San Francesco all’uso pubblico segna un capitolo nuovo per Alessandria, che con questo intervento conferma il suo impegno nella tutela del patrimonio e nella promozione di una cultura viva e accessibile. Tra queste pietre antiche, la storia torna a parlare, pronta a raccontare nuove pagine a chi vorrà ascoltare.

Redazione

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