Nel cuore di Torino, alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, la carta si fa protagonista. Fragile eppure potente, racconta il Novecento attraverso un ciclo di mostre che durerà fino al 2026. Fogli, fotografie, immagini che sfidano il tempo e svelano storie intime, spesso nascoste. È come se quelle superfici leggere prendessero vita, trasformando lo spazio espositivo in un dialogo intenso tra ciò che è personale e ciò che diventa pubblico grazie all’arte.
La mostra dedicata a Eliseo Mattiacci mette al centro forze invisibili come gravità, tempo e magnetismo. La sua opera “Predisporsi ad un capolavoro cosmico-astronomico”, esposta alla GAM, gioca con la materia e l’energia, usando la pressione e l’impressione sulla carta per alleggerire la percezione della solidità. È un ponte tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo, tra il tangibile e l’intangibile.
Non è un caso che questa installazione abbia ispirato l’intero percorso espositivo della stagione. I curatori hanno scelto di dare spazio a opere spesso considerate marginali — disegni, bozzetti, incisioni, fotografie — creando un percorso più audace e inclusivo, che supera i confini tradizionali dell’arte moderna e contemporanea.
“Quarta Risonanza. Disegno, segno, tratto” è il progetto che guida una serie di mostre in cui la carta diventa protagonista assoluta. Apparentemente fragile, questo materiale si trasforma in un luogo ricco di contraddizioni: da un lato rivela l’intimità di un diario, dall’altro si apre a una dimensione collettiva. L’opera su carta diventa così la soglia tra l’idea e la sua realizzazione, tra sperimentazione e tecnica classica.
Nella mostra “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM” sono raccolti oltre 600 lavori di artisti come Pierre Bonnard, Giacomo Balla, Paul Klee, Giorgio Morandi, Lucio Fontana e molti altri. Per la prima volta insieme, questi capolavori raccontano il viaggio del disegno nel corso del XX secolo, mettendo in luce l’unicità di ogni tratto e la forza della carta come supporto.
L’esposizione si articola in 21 sezioni tematiche, ciascuna accompagnata da schede che spiegano contesto e tecniche. Il catalogo, pubblicato da Allemandi, è un contributo prezioso per chi studia la grafica artistica, sottolineando il valore storico e critico delle opere su carta. A completare il quadro, “L’Intruso” presenta i lavori più recenti di Pesce Khete, che “manomette” e “guarisce” la carta, aprendo un confronto stimolante con la tradizione.
Alla GAM si celebra anche Vincenzo Agnetti nel centenario della nascita, con la mostra “Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo”, curata da Chiara Bertola e Virginia Lupo. Vicino alla Videoteca del museo, l’esposizione ricostruisce il percorso dell’artista attraverso un lavoro d’archivio, evidenziando la sua sperimentazione e la critica al potere.
Agnetti rivoluziona la fotografia tradizionale: annerimenti, graffi, interventi pittorici trasformano l’immagine in uno spazio di rottura. La pellicola diventa un foglio da disegno concettuale, sospeso tra ironia e denuncia, aprendo la strada a un modo nuovo di leggere il linguaggio visivo e le sue potenzialità di sovversione.
La fotografia torna protagonista con la mostra dedicata a Lisetta Carmi, in particolare alla serie “Erotismo e autoritarismo a Staglieno” . Le immagini, esposte come “mostra nella mostra”, si inseriscono tra le sculture simboliste della collezione permanente della GAM, creando un forte contrasto tra la delicatezza dei fiori e i simboli di potere catturati nel cimitero monumentale.
Questo confronto di forme spinge a riflettere su memoria, sessualità e controllo sociale, visto attraverso l’occhio attento e indipendente di Carmi. La presenza di questi scatti nel contesto istituzionale contribuisce a rilanciare la fotografia come strumento di analisi storico-politica.
Accanto a questo, la GAM dedica una sala a Giorgio Griffa per il suo novantesimo compleanno. L’omaggio conferma il suo ruolo di protagonista nell’arte contemporanea, con opere che testimoniano una ricerca costante sull’astrazione e il colore. Questo spazio fisso si inserisce nel più ampio progetto dedicato al disegno e alla fotografia, segnando Griffa come una figura di riferimento nel panorama artistico attuale.
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