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Jean-Marie Appriou incanta Firenze: la mostra “Canto Infinito” a Palazzo Strozzi

Quando varchi la soglia di Palazzo Strozzi, non puoi non notarla: una porta gigantesca, pesa cinque tonnellate, fatta di bronzo e acciaio, che domina la sala come un guardiano silenzioso. È l’opera di Jean-Marie Appriou, artista francese nato nel 1986, che con “Canto Infinito” trasforma quel portale in un ponte tra mito, letteratura e scultura contemporanea. Appriou, poco più che quarantenne, intreccia tradizione e modernità, con radici profonde nella cultura europea e un legame forte con l’Italia, che ha plasmato il suo modo di fare arte. La mostra, ospitata nel Project Space di Palazzo Strozzi – nato nel maggio 2025 per dare voce a talenti emergenti e affermati – è curata da Arturo Galansino. Qui, la scultura prende vita: non si limita a stare ferma, ma racconta storie, coinvolge chi guarda.

La porta che apre alla storia e a Dante

La porta che accoglie i visitatori non è un semplice elemento scenografico. È un richiamo forte alle grandi porte bronzee fiorentine, un omaggio a maestri come Rodin e ai grandi protagonisti dell’arte locale, figure che hanno lasciato un’impronta indelebile nella città. Ma la porta non si limita a stare lì: è fatta per essere toccata, girata, scoperta. I cilindri incastonati possono ruotare, attivando un ritmo quasi ipnotico, un movimento lento che ricorda una meditazione zen.

Dietro il metallo c’è un mondo di letteratura densa e visionaria: dalle atmosfere cupe dei “Canti di Maldoror” di Lautréamont, fino al viaggio epico e spirituale della Divina Commedia di Dante, passando per figure “eredi” come William Blake e Mary Shelley. La mostra si muove su due binari: da una parte l’ascesa mistica verso una luce che illumina, dall’altra una riscrittura libera e contemporanea di queste grandi storie. Le sculture emergono dal bronzo e dall’acciaio con figure di animali, reali e fantastici, e simboli che richiamano miti mediterranei ed egizi.

Sculture che parlano e coinvolgono

Appriou parla di “materia viva”, sculture che sembrano respirare e interagire con chi le guarda. Non si tratta solo di forme, ma di presenze che entrano in relazione con il pubblico. L’artista si presenta come un artigiano moderno, un alchimista che mostra con orgoglio le tracce del suo lavoro: saldature, segni del ferro battuto, imperfezioni che diventano parte del racconto. Questa scelta mette in evidenza il ruolo umano e manuale nella creazione artistica.

L’interazione è al centro dell’esperienza: la porta con i cilindri mobili coinvolge direttamente lo spettatore, che diventa parte attiva dell’opera. “The Key”, una stufa-scultura avvolta da un nastro di Möbius, porta avanti il tema della circolarità e della continuità, lasciando emergere echi del grande Giambologna.

Tra i pezzi nati appositamente per il 2026 spiccano “Apophis” e “Mandjet”, sculture che mescolano dettagli di antiche civiltà con uno sguardo contemporaneo, creando un linguaggio universale e immediato. Non manca un richiamo diretto alla porta dell’Inferno di Dante, con la celebre iscrizione “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”, che ribadisce il legame profondo con la tradizione dantesca.

Palazzo Strozzi: dove antico e moderno si incontrano

Nel contesto di Palazzo Strozzi, la mostra di Appriou si fa notare per la sua forza espressiva e la sua originalità. Mentre ai piani superiori dominano colori e astrazioni di Mark Rothko, al piano terra, nel Project Space, si respira una fisicità concreta e una figurazione vivida grazie a questo artista. La curatela di Galansino punta proprio a mettere in dialogo linguaggi diversi, un confronto che nasce da una comune tensione poetica.

Appriou combina riferimenti storici, letterari e mitologici con un approccio contemporaneo che mette in luce la materia come elemento vivo e trasformabile. L’influenza di artisti come Sterling Ruby, con la sua ironia che si rivela nei segni evidenti della lavorazione, si sente nelle scelte tecniche e stilistiche. Il risultato è una riflessione sul ruolo dell’artigianato artistico oggi e sulla capacità della scultura di raccontare storie complesse, su più livelli.

Visitare “Canto Infinito” significa lasciarsi coinvolgere in un viaggio sensoriale e culturale che attraversa la memoria collettiva e personale, partendo dalle radici profonde della cultura europea, passando per mito e letteratura, fino a restituire una scultura viva, capace di sorprendere e far interagire. Palazzo Strozzi conferma così la sua missione: essere ponte tra passato e presente, offrendo agli artisti uno spazio dove esprimere una visione originale e potente.

Redazione

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