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L’adolescenza nell’arte: intervista esclusiva a Julia Marchand sulla nuova pubblicazione culturale

Campo Santa Margherita, Venezia. Il sole picchia forte, il cielo è di un azzurro limpido. Julia Marchand si versa un bicchiere d’acqua fresca con foglie di menta, mentre io scelgo un caffè shakerato per resistere al caldo. Quel pomeriggio è tutto per un libro appena uscito, curato da lei, che già dal titolo colpisce: I Am The F Subject: Art and Adolescence. Non è solo una raccolta, ma un viaggio che mette in discussione le definizioni stantie dell’adolescenza nell’arte contemporanea. Dopo otto anni alla Fondation Vincent van Gogh di Arles, Julia ha scelto Venezia come nuova dimora, immergendosi nella scena artistica locale con una curiosità instancabile. Con la 60esima Biennale del 2024 all’orizzonte, ha curato la partecipazione della Georgia, omaggio a Iliazd. Ma il vero cuore del suo lavoro è Extramentale, un progetto che vede l’adolescenza non solo come un’età da vivere, ma come una condizione culturale, un modo di stare nel mondo attraverso l’arte. Il libro raccoglie saggi e interviste che svelano questo tema così complesso, frutto di anni di ricerca e passione.

Dove tutto è cominciato: le radici di Extramentale

Il progetto nasce nel 2015, in un’Europa e un mondo segnati da tensioni: terrorismo, stragi nelle scuole americane, un clima di inquietudine sociale che si rifletteva sull’adolescenza. Julia Marchand non la vedeva come una semplice fase della crescita, ma come un fenomeno culturale carico di conflitti e trasformazioni. Il progetto si sviluppa tra riflessioni sul contesto politico e la volontà di capire come questi eventi influenzassero la costruzione dell’identità dei giovani. Importante il contributo dell’artista Soeb Kim Boninsegni, che con le sue opere mette in scena la confusione tra realtà e finzione, un tema tipico di quell’età. La violenza giovanile, secondo Marchand, non è mai un episodio isolato, ma il riflesso di tensioni sociali più profonde, che si traducono nel corpo e nella mente collettivi. Questo sguardo distingue Extramentale, che va oltre il piano biografico per offrire una lettura più ampia e strutturale.

Adolescenza senza tempo: quando l’età non basta più

Una delle intuizioni chiave di Extramentale riguarda proprio il tempo. Per Marchand l’adolescenza non finisce più a vent’anni. Anzi, oggi può protrarsi fino ai trent’anni o oltre, complicando il passaggio all’età adulta. Non basta più l’anagrafe per dire “ho superato l’adolescenza”. Spesso serve un evento forte, personale e in qualche modo definitivo, come la perdita di un genitore, per segnare questo cambiamento. Il progetto si confronta con artisti che vivono questa condizione sospesa, tra infanzia e maturità, e usa l’arte come strumento per raccontare e scandire questa nuova durata dell’adolescenza. Ne nasce uno sguardo inedito sulle identità che si formano oggi, tra ambiguità e incertezza.

Internet e adolescenza: la trasformazione digitale

Il mondo digitale ha cambiato profondamente l’adolescenza come esperienza culturale. Marchand sottolinea il passaggio da un web partecipativo e utopico degli anni 2000 a una rete dominata da contenuti verticali e controllati. Questo cambiamento ha portato a disillusione, ma anche a una nuova consapevolezza di quanto Internet sia ormai un sistema da cui è difficile staccarsi. Gli artisti coinvolti in Extramentale mostrano una certa nostalgia per quel “primo internet”, uno spazio più libero e creativo che però oggi sembra quasi un ricordo lontano, persino per le nuove generazioni. Marchand, che appartiene alla generazione millennial, interpreta questa nostalgia come un fenomeno culturale complesso, legato a uno stato di distacco profondo. Tra arte, musica e social media, il progetto esplora come questa realtà digitale plasmi le esperienze adolescenziali di oggi.

Videogiochi e adolescenza: un linguaggio per raccontarsi

Parallelamente alla ricerca teorica, Marchand si è dedicata anche ai videogiochi sperimentali, arrivando a fondare un festival in Francia che ne valorizza l’aspetto culturale. Nel rapporto tra adolescenza e videogioco vede un doppio ruolo: strumenti estetici per comunicare emozioni e simboli di rielaborazione psicologica. Artisti come Saradibiza e Anhar Salem usano questo mezzo per raccontare stati d’animo difficili, tra trauma, difficoltà e momenti di crisi. Per l’adolescente, il gioco diventa la costruzione di un proprio mondo interiore, un mosaico di passioni, sogni e contraddizioni. Questi lavori dimostrano come l’esperienza ludica possa emergere da parti profonde e nascoste della psiche, offrendo un’occasione unica di esplorazione e rappresentazione nel panorama artistico attuale.

L’adolescenza raccontata a più voci

I Am The F Subject non è un testo solitario, ma il frutto di un dialogo intenso tra molte voci. Marchand ha voluto creare una piattaforma di confronto tra artisti e studiosi. Nel libro trovano spazio contributi di ricercatrici come Julie Ackermann, che indaga l’instabilità della transizione adolescenziale, o Giulia Mariachiara Galiano, che riflette sulla figura della “girl online”. Anche Anya Harrison partecipa al dibattito, smontando i pregiudizi sull’ambiguità morale legata a questa fase. Le interviste agli artisti completano il quadro, dando corpo a una molteplicità di sguardi. Il carattere collettivo del volume ne rafforza il valore, offrendo un quadro sfaccettato di una condizione culturale sempre più complessa da definire.

L’approdo di Marchand a Venezia segna un nuovo inizio. Dopo anni di ricerca e curatela, ora punta a un rapporto più diretto con la giovane arte emergente, superando l’approccio esclusivamente curatoriale. Questa nuova fase vuole affrontare l’adolescenza non solo come tema artistico, ma come una sfida culturale e sociale urgente, da prendere in mano con passione e impegno.

Redazione

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