Nel 2006, le luci si spensero per sempre nell’ex cinema Altino, lasciando il silenzio a invadere via Altinate. Ora, a quasi vent’anni di distanza, quel luogo sta per tornare a respirare. La Fondazione Chiara e Francesco Carraro ha messo in moto un ambizioso progetto: trasformare l’edificio, uno dei simboli dell’architettura modernista di Padova, in un centro culturale polifunzionale. Non sarà solo un ritorno alle origini, ma una nuova vita fatta di mostre, spettacoli e proiezioni, pronta a riconnettere la città con uno spazio che ha segnato generazioni.
L’ex cinema Altino, costruito nel 1951 da Quirino De Giorgio, è un raro esempio di design futurista applicato agli spazi per lo spettacolo. Nel centro di Padova, l’edificio si distingue per la sua struttura su più livelli e per la sua funzionalità: una sala principale con 756 posti e, sotto, il cinema Mignon. Nel 2005 è stato sottoposto a vincolo monumentale, a riconoscimento del suo valore storico e architettonico, parte integrante dell’identità della città.
La Fondazione Carraro ha deciso di investire nel suo recupero, segnando un passo importante per Padova. Il progetto di restauro, affidato a Giuseppe Cangialosi dello studio mzc+, punta a mantenere intatta la struttura originale, adattando gli spazi a nuove funzioni. La sala principale diventerà un ambiente espositivo flessibile, mentre il cinema Mignon sarà riaperto come spazio multifunzionale per eventi cinematografici e culturali. I lavori partiranno a luglio 2026 e dureranno circa un anno, dando vita a un centro culturale moderno che non dimentica le radici del secondo dopoguerra.
Il nuovo Altino si legherà strettamente alla prestigiosa collezione della Fondazione Chiara e Francesco Carraro, una delle più importanti raccolte private dedicate all’arte italiana del Novecento. Fondata da Francesco Carraro e Chiara Alessandri, la collezione include opere che spaziano dal Realismo Magico alla Metafisica, con protagonisti come Antonio Donghi, Giorgio Morandi e Giorgio de Chirico, figure chiave dell’arte italiana del secolo scorso.
Non mancano sculture di rilievo, pezzi di design storico e una selezione significativa di arte vetraria di Murano, con nomi come Carlo Scarpa e Paolo Venini. Questa varietà di linguaggi artistici sarà la base per mostre interdisciplinari nel nuovo spazio. La Fondazione vuole mettere in dialogo pittura, scultura e arti decorative, offrendo un’esperienza culturale ricca e innovativa, in linea con i gusti contemporanei.
Il rilancio dell’ex cinema Altino non sarà solo un museo. Mauro Baronchelli, direttore della Fondazione, spiega che “l’obiettivo è trasformare l’Altino in un vero e proprio polo culturale, aperto alla città e capace di coinvolgere diverse comunità.” La struttura su più piani e la posizione centrale permetteranno di creare uno spazio flessibile, pensato per accogliere attività culturali di vario tipo, calibrate sia sulle esigenze locali sia su un pubblico più ampio.
La programmazione sarà ricca e variegata, con mostre, proiezioni, spettacoli e iniziative interdisciplinari pensate per consolidare il legame con cittadini, studenti e operatori culturali. L’Altino si vuole affermare come un luogo aperto, dove partecipazione e confronto trovano terreno fertile. Il progetto della Fondazione punta a rafforzare l’offerta culturale cittadina e a far diventare questo spazio un punto di riferimento stabile a livello regionale e nazionale.
Enrico Carraro, presidente della Fondazione, sottolinea come il progetto non sia solo un’operazione artistica, ma anche una risposta alle esigenze sociali e urbane. “Restituire vita all’ex cinema Altino significa ridare energia a un’area del centro storico spesso penalizzata dalla chiusura di spazi pubblici.” Il recupero diventa così un atto di rigenerazione culturale e sociale, capace di ridare identità a un luogo altrimenti destinato all’abbandono.
Il restauro del cinema Mignon incarna questa idea, riportando in funzione uno spazio pubblico dedicato alla cultura e al cinema, ma con un approccio aggiornato. L’esperienza dell’Altino si propone come un modello da seguire in altri contesti urbani, valorizzando il patrimonio senza consumare nuovo suolo e con un occhio attento alla sostenibilità e all’inclusione. Questo progetto si inserisce nelle sfide del nostro tempo, offrendo un’opportunità concreta di rinascita per la città.
I lavori prenderanno il via a luglio 2026 e si concluderanno entro un anno. Sarà un momento importante per la cultura a Padova e per il recupero dell’architettura del Novecento. La città potrà finalmente vedere riaccendersi un luogo che racconta storie, arte e memoria, ma con lo sguardo rivolto al futuro.
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