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Scoperta a Monte Petrarvella: la necropoli medievale che riscrive la storia e apre a un parco archeologico

Cinque secoli sepolti sotto il Monte Petrarvella, a un passo da Panicale, sono riemersi con forza. Quattro tombe medievali, scavate durante l’ultima campagna archeologica, non sono affatto ordinarie. I rituali funebri trovati lì raccontano storie che non tornano, sfidano le interpretazioni consolidate e spingono a rivedere ciò che si pensava di sapere sulla vita di quella comunità. Quello che doveva essere un semplice scavo si è trasformato in una scoperta capace di riscrivere il futuro del sito, ora candidato a diventare un parco archeologico accessibile a tutti.

Tombe fuori dal normale emergono tra i resti del medioevo

Gli scavi, partiti all’inizio del 2024, sono stati diretti dal professor Andrea Polcaro, dell’Università di Perugia, con il sostegno del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria. Durante l’ultimo open day, i risultati sono stati mostrati a istituzioni e associazioni, suscitando grande interesse.

Le quattro tombe, datate tra il XII e il XIV secolo grazie agli oggetti ceramici trovati, si trovano sulla vetta del monte. Sono scavate direttamente nella roccia, accanto a ciò che resta di un edificio medievale ancora da scavare completamente. A prima vista sembrano tombe tipiche dell’epoca, ma è nei dettagli che si nasconde l’anomalia: due di esse sono ovoidali, orientate est-ovest, e sono state riaperte dopo la sepoltura, con il corpo diviso in due parti. La metà superiore è stata rimossa, mentre quella inferiore è rimasta al suo posto.

Tra i ritrovamenti più inquietanti c’è una calotta cranica tagliata a metà, rinvenuta vicino ai piedi di una tomba. Nel vicino edificio medievale è stato trovato un deposito secondario sotto il pavimento con la parte superiore di un corpo decapitato. Un altro scavo ha restituito una fossa circolare contenente un cranio adulto, ossa lunghe e quattro piccoli crani, probabilmente di bambini, disposti a semicerchio. Tutto questo parla di rituali funebri decisamente insoliti per quel tempo.

Ipotesi sui riti funerari insoliti: tra mistero e realtà

Questi ritrovamenti stanno mettendo in crisi le interpretazioni tradizionali. La divisione del corpo, la rimozione di parti anatomiche e i depositi secondari indicano pratiche rituali lontane dai funerali medievali comuni.

Una possibilità è che le persone sepolte avessero una posizione particolare nella società o fossero soggette a usanze speciali. Si ipotizzano anche eventi traumatici collettivi, come epidemie o guerre, che avrebbero richiesto un trattamento diverso dei defunti. La riapertura delle tombe e la frammentazione dei corpi potrebbero essere legate a riti per evitare il ritorno dei morti o a una chiara separazione tra vivi e defunti.

Le tombe dei bambini, sistemate in modo quasi cerimoniale, aggiungono un ulteriore livello di complessità alle pratiche funerarie dell’epoca. Questi elementi non solo raccontano di sofferenze estreme, ma anche di credenze spirituali o magiche legate al rito funebre.

Questi pochi, ma significativi dettagli, mostrano quanto la storia possa essere riscritta guardando con attenzione ciò che si trova sotto terra: non sono solo oggetti o ossa, ma tracce di culture e credenze da studiare con cura.

Monte Petrarvella, cuore antico di Panicale

I risultati degli scavi assumono un valore ancora più grande se si pensa all’identificazione del sito. Ricerche linguistiche e storiche suggeriscono che le rovine siano quelle del castrum medievale di Petra Albella, citato già nell’XI secolo. Non mancano riferimenti che potrebbero collegare il luogo anche a Castel Vecchio o Panicale Vecchio, insediamenti abbandonati tra il XV e il XVI secolo.

Se così fosse, Monte Petrarvella rappresenterebbe il nucleo originario da cui è nata la comunità di Panicale. La presenza di questa necropoli particolare offre nuovi spunti per capire come vivevano, si organizzavano e quali credenze avevano gli abitanti di questo angolo d’Umbria nel Medioevo.

Il progetto di trasformare l’area in un parco archeologico è ora più concreto che mai. Un luogo che non conserva solo pietre e ossa, ma una storia da riscoprire e raccontare. Le ricerche continueranno, per restituire a studiosi e cittadini un patrimonio prezioso, meritevole di attenzione e tutela.

Redazione

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