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Erik Saglia a Bergamo: la mostra “Spaced Out” esplora lo spazio instabile tra arte e relazioni

Nel cuore di Bergamo, una luce che non sta mai ferma. Erik Saglia, nato a Torino nel 1989, rompe con l’idea tradizionale di spazio: non è un contenitore rigido, ma un’entità in continuo mutamento. Alla galleria Thomas Brambilla, la sua mostra “Spaced Out” cattura questa sensazione con riflessi e giochi di luce che sembrano scivolare via non appena cerchi di afferrarli. Qui, lo spazio non è più statico, ma un soggetto vivo che coinvolge chi osserva e trasforma l’ambiente stesso.

Perec e Queneau: la letteratura che ispira lo sguardo di Saglia

Dietro l’arte di Saglia ci sono due nomi importanti: Georges Perec e Raymond Queneau. Entrambi hanno raccontato lo spazio e le storie in modi nuovi e sorprendenti. Perec, nel suo “Specie di spazi”, smonta gli ambienti di tutti i giorni — dal letto alla stanza — e mostra come cercare di fermarli porta solo a domande nuove e incerte. Allo stesso modo, Saglia costruisce forme precise che però si dissolvono appena incontrano la luce o il movimento di chi le osserva.

Queneau, invece, con i suoi “Esercizi di stile” racconta la stessa scena sull’autobus novantanove volte, cambiando tono e punto di vista ogni volta. Nessuna versione è più vera di un’altra. Saglia riprende questa idea: le sue opere cambiano a seconda di dove ti trovi, di quanta luce c’è, di come ti muovi nello spazio.

Non esiste una sola lettura giusta, ma tante interpretazioni legittime, tutte valide e nessuna definitiva.

Dal colore alla luce: la svolta nell’arte di Saglia

In passato Saglia lavorava soprattutto con pitture stratificate e resina epossidica, creando superfici lucide che riflettevano lo spettatore e lo spazio intorno, rendendolo parte dell’opera stessa. Era un gioco di immagini sfuggenti, che non si potevano mai bloccare in una foto.

Con “Spaced Out”, la luce LED diventa protagonista. Non si limita più a riflettere, ma si fa presenza attiva nello spazio. I pannelli in alluminio si illuminano e proiettano fasci di luce sulle pareti della galleria, cambiando in base a quanto ti avvicini, come ti muovi, a chi c’è intorno. Non c’è un confine netto che racchiude l’opera: la luce si espande, invade l’ambiente e coinvolge chi passa, cambiando il modo in cui percepiamo lo spazio.

Così la visita diventa un’esperienza unica, un incontro personale e irripetibile con l’arte.

Griglie e luce LED: quando la struttura diventa fluida

Un elemento ricorrente nel lavoro di Saglia è la griglia. Nella serie “Manifesti Satellite”, fatta con vernice spray e resina, la griglia appare come una struttura solida ma al tempo stesso attraversabile, un reticolo che lascia spazio alla profondità.

A Bergamo, questa griglia si stacca dal piano e prende forma nello spazio grazie alla luce LED, che diventa materiale vero e proprio. La luce non è più un semplice dettaglio estetico, ma un ingrediente fondamentale della struttura stessa.

La griglia porta con sé un contrasto: rigida ma permeabile, moderna ma aperta. Le opere di Saglia giocano proprio su questo doppio senso, invitandoci a guardare oltre la superficie e a interagire. La luce LED, spesso vista come simbolo della tecnologia fredda e uniforme, qui si trasforma in uno strumento che invita a fermarsi, a osservare più a fondo, a rallentare lo sguardo.

“Spaced Out”: un titolo che racconta il paradosso dello spazio

Il titolo della mostra, “Spaced Out”, ha in sé un doppio significato che attraversa tutta l’opera di Saglia. In inglese può voler dire sia “disorientato, perso” sia “spazio aperto, vasto, cosmico”. È proprio questa tensione a guidare chi osserva.

Più provi a dare un confine alle opere, più lo spazio si allarga, sfuggendo a ogni controllo. La galleria sembra espandersi oltre le sue pareti, e l’opera, pur avendo una forma, si apre a infinite prospettive.

Alla fine del percorso resta la sensazione di uno spazio che non si può chiudere in definizioni precise, un dialogo vivo e aperto tra arte, spazio e chi guarda.

La mostra di Erik Saglia è alla galleria Thomas Brambilla, in via Casalino 25 a Bergamo, e sarà visitabile fino al 17 luglio 2026. Un’occasione per immergersi in una riflessione sulla natura fluida e in continuo movimento dello spazio oggi.

Redazione

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