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Idoli Pedemontani di Denis Riva: l’arte che celebra il legame profondo tra uomo e natura nelle Prealpi Venete

Varcare la soglia di Villa Brandolini, a Pieve di Soligo, significa immergersi in un tempo sospeso, dove passato e presente si sfiorano senza confini netti. Le Prealpi venete, più che montagne, si rivelano porte verso mondi celati, custodi di storie antiche. Denis Riva, artista nato a Ganzamonio nel 1979, non propone la solita cartolina alpina. Al contrario, con “Idoli Pedemontani” trasforma quei rilievi in luoghi vivi, pulsanti di un legame profondo tra uomo, natura e tempo. Richiama così l’idea di axis mundi, quel centro sacro che Mircea Eliade individuava nel cuore di ogni paesaggio spirituale. Qui, il sacro non è un concetto astratto: emerge dal terreno stesso, rendendo ogni passo una soglia tra visibile e invisibile, tra il profano e il divino.

Idoli e miti: la natura oltre la geografia

Al centro della mostra ci sono dieci grandi tele dedicate agli “Idoli” – figure mitiche con nomi come Boldus, Brandhi, Fiadd e Foll. Non sono semplici riferimenti geografici: Riva sceglie di staccare questi nomi dai luoghi reali per trasformare la mappa in un terreno di gioco per leggende nascoste. Nelle sue opere appaiono creature come scorpioni, rapaci, salamandre, ma non per raccontare storie folkloristiche già note. Questi animali emergono dal caos primordiale, un caos che Georges Bataille vede come fonte di vita e creazione.

La tecnica di Riva segue questa idea di nascita e trasformazione. Usa quella che chiama “acqua madre”, cioè l’acqua sporca dei pennelli, ricca di pigmenti, per creare una base stratificata, viva. Il gesto pittorico non segue un progetto rigido, ma evolve quasi come un organismo: la tela cresce, cambia, fermenta nel tempo. Così la materia diventa dinamica, un intreccio di memoria, natura e mito, lontano da un semplice paesaggismo.

Villa Brandolini, un mondo di simboli e forme

Accanto ai grandi dipinti, la mostra propone altre opere che arricchiscono questo universo. Le teste canine di “Guardania” si stagliano come presenze potenti, quasi guardiani di un tempo antico. I libri-oggetto di “Salto di specie” sfidano il modo tradizionale di leggere, offrendo un’esperienza da vedere e toccare.

Nelle serre della villa si apre “Riserva artificiale”, una lunga serie di disegni su carta che scorrono senza fine. “Sagome necessarie” è un’installazione in legno accompagnata da un video d’animazione, che aggiunge una nuova dimensione al racconto visivo. “Scarti di valore” raccoglie invece frammenti e ritagli usati durante il lavoro, un archivio che racconta il processo creativo dell’artista.

Il percorso si chiude con il “Polittico dei giorni immobili”, un’opera simbolica che blocca la ruota, emblema di movimento e ciclicità. Nato durante il lockdown, questo gesto non è solo una risposta storica, ma una riflessione profonda: fermare la ruota significa mettere in pausa la frenesia moderna per dare spazio alla lentezza, all’ascolto e alla riflessione.

Un viaggio tra biografia, mito e natura

“Idoli Pedemontani” non è solo una mostra: è un viaggio dove la storia personale di Denis Riva si intreccia con un sistema di relazioni più ampio. Gli animali e i simboli che tornano nelle sue tele richiamano incontri quotidiani, ricordi d’infanzia, ma diventano anche segni di un dialogo continuo tra uomo e ambiente.

Così il paesaggio smette di essere uno sfondo e diventa una presenza viva, quasi una divinità da rispettare e ascoltare. Le Prealpi non sono più solo montagne: si trasformano in protagoniste di una storia che si muove tra realtà e mistero.

La mostra, aperta fino al 5 luglio 2026 a Villa Brandolini, in Piazza della Libertà a Pieve di Soligo , è un’occasione per scoprire come arte, mito e natura possano incontrarsi in modo originale e coinvolgente. Denis Riva rinnova la tradizione veneta offrendo nuovi modi di vedere e raccontare il territorio.

Redazione

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