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Art Society: il nuovo gioco da tavolo per diventare collezionisti d’arte e sfidare gli amici

“Ho appena aggiunto un Van Gogh alla mia collezione.” Non è un tweet di un critico d’arte, ma la frase di un giocatore seduto al tavolo di Art Society. Lontano dai soliti dadi e battaglie, questo gioco da tavolo porta in scena il fascino del collezionismo artistico. Edito da Mighty Boards e disponibile in Italia grazie a Giochi Uniti, trasforma ogni partecipante in un collezionista d’arte deciso a costruire la raccolta più prestigiosa e variegata. Qui non si tratta di fortuna: serve un occhio attento, astuzia e un po’ di strategia per mettere insieme una quadreria che lascia il segno.

Art Society: come si gioca e il fascino del collezionismo

Art Society si disputa da due a quattro giocatori, ognuno nei panni di un raffinato intenditore d’arte. La partita si snoda in round, durante i quali un giocatore fa da banditore d’asta. Il meccanismo è semplice ma intrigante: il banditore sceglie un numero di tessere-dipinto pari ai giocatori più una. Questi quadri, rappresentati da tessere di forme diverse, vanno all’asta in modo silenzioso. Ogni partecipante copre la sua offerta con una carta numerata da 1 a 20; il valore svelato decide l’ordine con cui scegliere le opere in palio.

Il gioco si fa davvero interessante quando le opere scartate non spariscono, ma finiscono in una collezione parallela, il “museo”. Qui sta la particolarità: più un tipo di dipinto viene scartato, più cresce il suo valore. Una svolta rispetto ai giochi tradizionali, che spinge i giocatori a rivedere continuamente le loro strategie di acquisto.

Dopo la scelta, i dipinti vanno sistemati sulla propria plancia personale, con la regola che ogni nuovo quadro deve toccare ortogonalmente un’opera già presente. Entrano in gioco anche le cornici: accostare due quadri con la stessa cornice regala punti bonus. Ma attenzione, mettere vicini due dipinti dello stesso tipo annulla il punteggio di entrambi, costringendo a una cura certosina nell’organizzazione degli spazi.

Ci sono altre scelte tattiche: si può tenere un’opera per il turno successivo affidandola a un assistente — un segugio o un bambino — che arricchiscono il tema e la varietà. Oppure si può scambiare un dipinto con uno nel museo, o decidere di scartarlo, ma a prezzo di perdere punti. Ogni decisione è un mix di gestione, rischio e opportunità, come nel vero mondo dell’arte ma trasportato nel gioco.

L’arte incontra il gioco da tavolo: una tradizione consolidata

Non è la prima volta che arte e boardgame vadano a braccetto. Molti titoli hanno esplorato questo binomio prima di Art Society, ognuno con il suo stile e ambientazione. Classici come Azul portano i giocatori a decorare pareti con tessere colorate, nel Palazzo Reale di Evora. Sagrada li fa diventare artigiani del vetro per creare le vetrate della basilica di Barcellona. Canvas si concentra sulla pittura con meccaniche di sovrapposizione grafica per realizzare quadri unici. Fresco richiama la pittura rinascimentale, dove restaurare affreschi diventa una sfida appassionante.

Nel campo dei giochi su musei e collezionismo, la tradizione parte dagli anni ’90. Titoli come Sold! ruotavano attorno alla compravendita di arte antica, Vernissage simulava le dinamiche di una galleria d’arte e Modern Art metteva in scena il mercato delle opere.

Più recenti e articolati, The Gallerist unisce promozione, vendita e reputazione con una ricostruzione del mondo delle gallerie contemporanee. Art Gallery punta a costruire un percorso narrativo per i visitatori, rendendo l’esperienza di gioco un’immersione culturale. Art Society si inserisce in questa scia, portando però una ventata di originalità soprattutto nel modo di strutturare le collezioni e combinare le opere.

Art Society sul tavolo: punti di forza e qualche limite

Art Society, tra i candidati al Gioco dell’Anno 2026 al Lucca Comics & Games, si distingue per un sistema d’asta solido e facile da capire, che aiuta anche chi è alle prime armi. La semplicità nel preparare la partita e la rapidità nelle offerte rendono il gioco scorrevole e piacevole, adatto a gruppi con diversi livelli di esperienza.

Dal punto di vista estetico, il gioco offre tessere che fanno sorridere con riferimenti ironici e parodistici ai grandi capolavori della storia dell’arte occidentale moderna e contemporanea, includendo anche esempi di arte orientale. La Dama con l’ermellino di Leonardo, la Terrazza del Caffè di Van Gogh o il Viandante sul mare di nebbia di Caspar Friedrich si ritrovano reinterpretati con dettagli fuori posto e originali.

Sul fronte strategico, però, emergono alcuni limiti, soprattutto nelle partite in due giocatori. Con meno avversari, il confronto perde parte della tensione che rende difficile costruire le collezioni degli altri. Lo spazio si restringe in fretta e diventa più facile anticipare le mosse altrui.

Un nodo tematico riguarda la disposizione delle opere: il bonus per le cornici uguali si scontra con la regola che vieta di mettere accanto dipinti dello stesso tipo. Questa contraddizione, se da una parte stimola la strategia, dall’altra crea un paradosso che può rompere l’armonia che un collezionista vorrebbe nella sua esposizione.

Nonostante tutto, Art Society resta un gioco solido e coinvolgente, capace di catturare l’attenzione non solo dei fan dei giochi da tavolo ma anche di chi ama l’arte e il collezionismo. L’equilibrio tra meccaniche, atmosfera e strategia lo rende una proposta interessante nel panorama ludico di oggi.

Redazione

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