Sulla Strada Statale 198, tra curve strette e panorami selvaggi dell’Ogliastra, spunta Gairo Vecchio. Un borgo fantasma, abbandonato da decenni, che si aggrappa a un crinale roccioso con case sbrecciate e muri che raccontano storie di un tempo fermo. Il vento sussurra tra le pietre, mentre l’aria, densa di silenzio e ricordi, sembra voler trattenere chiunque osi avventurarsi tra vicoli desolati e scale consumate. Gairo Vecchio non è solo un paese vuoto, ma la testimonianza di un’intera comunità costretta a fuggire, vittima delle forze della natura. Nei giorni di nebbia, il borgo si trasforma in un luogo sospeso, dove realtà e memoria si intrecciano senza soluzione di continuità.
Situato a 520 metri sul livello del mare, Gairo Vecchio si trova in una zona di terreno fragile e instabile. Il nome “Gairo” viene da un’antica parola che significa “terra che scorre” — un nome che sembra quasi una profezia, visto come il territorio ha segnato il destino del borgo. Tra fine Ottocento e metà Novecento, questa zona è stata colpita più volte da frane, smottamenti e alluvioni. La tragedia più grande è arrivata nel 1951: cinque giorni di pioggia incessante hanno causato una forte alluvione, che ha travolto il paese. Le strade si sono trasformate in torrenti impetuosi, portando via pezzi di terra, distruggendo case e facendo franare il terreno verso valle.
Dopo quella calamità, per gli abitanti non è rimasta altra scelta che spostarsi più in basso. Così sono nate tre nuove frazioni: Gairo Sant’Elena, poco più in basso rispetto al borgo originale; Gairo Taquisara, nota anche per la fermata del Treno Verde della Sardegna, un servizio turistico estivo che permette di visitare il territorio senza usare l’auto; e infine Gairo Cardedu, più vicino alla costa. Questi nuovi centri hanno preso vita e si sono sviluppati, mentre Gairo Vecchio veniva lentamente abbandonato, trasformandosi in una testimonianza affascinante di un passato ormai lontano.
Visitare Gairo Vecchio è come entrare in un luogo fuori dal tempo, fermo agli anni Cinquanta. Il borgo è fatto di case in pietra rosa e blu, ormai crollate in parte, e da vicoli stretti che si snodano tra i terrazzamenti sul pendio. Le abitazioni erano costruite con materiali locali, come granito e scisto, legati da malta di calce e sabbia, prodotta in piccoli forni artigianali ormai spenti da decenni.
Qui si respira quell’atmosfera tipica dell’esplorazione urbana dei luoghi abbandonati. Finestre senza vetri e porte vuote lasciano intravedere gli interni: caminetti, scale e pareti ancora intonacate con sfumature di azzurro. Qualche balconcino in ferro battuto resiste al passare degli anni, a testimonianza della cura con cui un tempo si viveva in questo piccolo paese. Nonostante la bellezza malinconica del luogo, l’accesso alle case è vietato per ragioni di sicurezza. Ma camminare tra le rovine, tra rovi e orti spontanei, aumenta quella sensazione di un posto che lentamente torna alla natura.
In inverno, avvolto dalla nebbia, il borgo si carica di un’aura quasi magica. D’estate, invece, qualche turista e gli appassionati di luoghi insoliti regalano a Gairo Vecchio un po’ di vita. Sono proprio quei vicoli abbandonati a rendere la visita un’esperienza unica, lontana dalle solite mete turistiche della Sardegna.
Nonostante sia disabitato da anni, Gairo Vecchio ogni gennaio ospita una tradizione molto sentita. La festa di Sant’Antonio Abate richiama ancora residenti delle frazioni vicine e visitatori. In quella occasione si svolge la Sagra del cinghiale, un momento che unisce convivialità e devozione popolare. Si accende un grande falò, simbolo di luce e purificazione, e si prepara la carne di cinghiale offerta dai cacciatori locali.
Questa festa contadina è anche un rito propiziatorio per l’annata agricola: un momento di speranza e condivisione che lega il presente alle radici di un passato profondamente rurale. Così, attraverso queste celebrazioni, Gairo Vecchio continua a vivere nel cuore della comunità, mantenendo un legame che resiste al tempo e all’abbandono.
Il territorio intorno a Gairo offre paesaggi straordinari, fatti di contrasti naturali affascinanti. Qui montagna e mare si incontrano, regalando spiagge come Coccorrocci, coperta di ciottoli scuri, e Cala ‘e Luas, con le sue rocce rosa. Sono spiagge poco frequentate, vere oasi di bellezza incontaminata nel Mediterraneo.
Sulle montagne dominano i “Tacchi”, torri calcaree di origine mesozoica che si ergono maestose. Tra queste spicca Perda ‘e Liana, un monumento naturale amato da escursionisti e appassionati di trekking. I sentieri tra i Tacchi raccontano un ambiente selvaggio e intatto, dove flora e fauna si intrecciano in modo unico.
Tra queste montagne carsiche si aprono anche le grotte di Taquisara, una delle attrazioni speleologiche più importanti della zona. Le grotte sono ben conservate e da qualche anno accessibili a gruppi guidati, per un’immersione profonda nel cuore della roccia, tra stalattiti e stalagmiti che raccontano millenni di storia.
Per raggiungere Gairo Vecchio bisogna percorrere la Strada Statale 198, che collega la Barbagia ai centri dell’Ogliastra. Questa strada, lunga tra 80 e 100 chilometri, si snoda tra paesaggi montani, offrendo viste spettacolari e tante curve amate da motociclisti e viaggiatori. Arrivando da Osini, si scorge la valle con i due Gairo: il nuovo più in alto e il vecchio più in basso.
Giunti all’altezza del borgo vecchio, una breve deviazione sulla destra porta a un parcheggio, da cui si parte a piedi per esplorare Gairo Vecchio. La visita richiede calma e attenzione per cogliere ogni dettaglio e capire lo spirito del luogo, che è una testimonianza silenziosa di una comunità trasferitasi altrove.
Chi vuole spingersi oltre può usare il Treno Verde estivo, che collega alcune frazioni di Gairo, offrendo un’alternativa ecologica e suggestiva all’auto. Il territorio intorno a Gairo è anche la porta d’accesso alle famose Blue Zone, aree note per l’alta longevità dei residenti, e rappresenta una tappa fondamentale per chi vuole scoprire la Sardegna più autentica e meno battuta.
A fine agosto, quando le spiagge si svuotano e le città rallentano il passo, molti…
Un arco di pietra chiara si staglia imponente su una gola profonda, mentre l’acqua si…
“Non sottovalutare mai il corridoio dei formaggi.” Così si scherza tra appassionati del grocery store…
A Monopoli, fino al primo novembre, il PhEST International Award 2026 ospita un progetto che…
Nei primi sei mesi del 2026, le prenotazioni online per i rifugi alpini italiani hanno…
Nel cuore di Tokyo, il rumore raggiunge punte di 70 decibel, mentre in alcune zone…