Le sale della GAM, del MAO e di Palazzo Madama si animano sotto i riflettori dell’autunno torinese. Tra le pareti di questi spazi si intrecciano storie diverse: dai linguaggi innovativi di Marisa Merz alle installazioni che catturano ogni sguardo di Song Dong. La città si svela, tra moda, storia e ritratti enigmatici, offrendo un’esperienza che mescola passato e presente, tradizione e arte contemporanea. Un percorso che promette di sorprendere chiunque voglia immergersi nell’anima culturale di Torino.
La stagione espositiva di Torino celebra con grande rilievo Marisa Merz, figura chiave dell’arte italiana del Novecento. Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, un progetto articolato su tre sedi – GAM, Castello di Rivoli e Fondazione Merz – ripercorre il centenario della sua nascita.
La mostra, curata da Chiara Bertola, Beatrice Merz e altri studiosi, mette in luce i diversi aspetti del suo lavoro: l’uso dei materiali, il tempo come dimensione fluida e domestica, e il concetto di casa intesa come laboratorio creativo. Al Castello di Rivoli torna “E il naufragar m’è dolce in questo mare”, installazione storica del 1980, esempio di un’arte immersiva e fisica.
Alla Fondazione Merz la scena è tutta per l’esperienza tattile e i materiali, con opere meno conosciute, mentre alla GAM si punta su un’atmosfera più intima e riflessiva, dove spicca il restauro di “Living Sculpture” del 1966, tra i lavori più rappresentativi dell’artista. Suddividere la mostra su tre luoghi diversi significa affrontare la complessità della sua ricerca, un’arte che nasce dal rapporto tra corpo, spazio e tempo.
Sempre alla GAM, dal 29 ottobre 2026 arriva “L’Intruso. Giuseppe Caccavale. Nell’Oltretempo. Montagne e Gessi dal Deposito della GAM”, un progetto site-specific che si sviluppa sulle pareti dello Spazio del Contemporaneo. Curato da Chiara Bertola e Virginia Lupo, resterà visitabile fino al 4 aprile 2027.
L’artista si confronta con il deposito museale, scegliendo opere legate ai paesaggi di montagna, un tema storico della collezione. Su queste pareti prende forma un disegno realizzato con la tecnica dello spolvero, che usa polvere di grafite per trasferire immagini con una qualità fragile e quasi evanescente. Questa delicatezza diventa strumento per dialogare con passato e presente, memoria paesaggistica e sguardo contemporaneo.
Il progetto coinvolge anche studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, inserendo così una dimensione collettiva e formativa. Il risultato è uno spazio sospeso, dove la storia artistica del territorio incontra una nuova sensibilità verso natura e rappresentazione.
Il Museo d’Arte Orientale di Torino apre il 23 ottobre 2026 “Song Dong. Soul Out”, la prima grande mostra in Italia dedicata al noto artista cinese, visitabile fino al 27 giugno 2027. Curata da Davide Quadrio, Li Zhenhua e altri esperti, la rassegna occupa tutti gli spazi del museo, dialogando con la collezione permanente e valorizzando l’architettura di Palazzo Mazzonis.
Il percorso presenta installazioni, video e fotografie che raccontano oltre trent’anni di lavoro, un intreccio tra impegno personale e temi sociali. Tra le opere più impressionanti c’è “Waste Not”, un’installazione composta da più di diecimila oggetti di uso quotidiano accumulati dalla madre dell’artista nel tempo: una riflessione sul consumismo, la memoria e il valore degli oggetti.
Non mancano momenti partecipativi, come “Borrow Light”, realizzato con lampade donate dai cittadini di Torino, che crea un dialogo tra comunità e spazio espositivo. Per la prima volta in Italia arriva anche la performance “Eating the City”, dove paesaggi urbani fatti di biscotti e dolci vengono consumati dal pubblico, mettendo in gioco il rapporto tra spettatore e opera.
Al MAO, dal 31 ottobre 2026, prende il via la quarta edizione di “Declinazioni Contemporanee”, progetto di residenze artistiche che mette a confronto arte contemporanea e patrimonio orientale. Con commissioni site-specific, gli artisti Driant Zeneli, Gala Porras-Kim, Elif Uras e Dayanita Singh offrono nuove chiavi di lettura sulle collezioni permanenti.
Curato con attenzione all’incontro tra epoche e culture, il programma invita a ripensare le narrazioni tradizionali e a superare categorie fisse di fruizione culturale. Ogni intervento indaga sistemi di conoscenza e modelli estetici, trasformando il museo in un laboratorio di sperimentazione e dialogo.
L’iniziativa conferma il MAO come un polo dinamico e aperto, capace di stimolare un confronto vivo tra passato e presente, realtà locali e scenari globali.
Palazzo Madama propone per l’autunno 2026 un doppio racconto che indaga la trasformazione culturale e urbana di Torino da due punti di vista: la moda come specchio sociale e i misteri dell’arte rinascimentale.
Dal 15 ottobre 2026 al 22 febbraio 2027, “Il corpo della città. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884-1961” segue un percorso in quattro tappe, raccontando come Torino ha costruito la sua identità dopo aver perso il titolo di capitale nel 1865. Con oltre quaranta abiti provenienti da sartorie locali, la mostra illustra lo sviluppo dell’industria tessile e il ruolo fondamentale del lavoro femminile. La moda diventa così uno strumento per capire la società e la cultura urbana, fino a Italia 61, l’evento che ha consacrato Torino come capitale della modernità.
In contemporanea, sempre a Palazzo Madama, si apre “L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino”, un confronto inedito tra due ritratti dell’artista: il celebre “Ignoto marinaio” del Museo Mandralisca e il “Ritratto Trivulzio” di Palazzo Madama. Per la prima volta insieme, questi due volti mettono in luce il mistero dello sguardo e del sorriso, da sempre fonte di fascino e interrogativi. Un’occasione unica che unisce la città a un patrimonio artistico condiviso e apre nuove prospettive sulla ritrattistica rinascimentale.
A Torino l’autunno 2026 offre dunque tante occasioni per immergersi nella memoria artistica e culturale, intrecciando percorsi diversi ma altrettanto ricchi di significato. Tra arte contemporanea e patrimonio storico, i musei cittadini danno voce a un calendario che parla a chi ama l’arte in tutte le sue forme.
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