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Milano, alla Fondazione Prada la mostra archeologica che svela i legami antichi tra Mediterraneo e Asia

Nel cuore di Milano, alla Fondazione Prada, un viaggio nel tempo prende forma. Dal 700 a.C. al 1000 d.C., il Mediterraneo e l’Asia si intrecciano in scambi che hanno plasmato civiltà e culture, spesso invisibili nelle pieghe della storia. È un racconto fatto di rotte antiche, incontri imprevedibili, oggetti carichi di storie mai raccontate. Dal 5 novembre 2026, “Global Antiquity” apre una finestra su questo mondo lontano, ma sorprendentemente vicino. Un invito a scoprire legami che hanno attraversato secoli e continenti, e a guardare con occhi nuovi ciò che credevamo di conoscere.

“Global Antiquity”: un ponte tra culture lontane

Questa mostra non nasce dal nulla: è il seguito di un percorso iniziato nel 2015 con “Serial Classic” e “Portable Classic”, proseguito con “Recycling Beauty”. Ora arriva un capitolo più ambizioso, che mette sotto i riflettori una fitta rete di scambi tra il 700 a.C. e il 1000 d.C. Il filo conduttore è l’analisi degli scambi commerciali e culturali che univano Mediterraneo e Asia, andando oltre l’idea dell’antichità come un tempo chiuso e immobile.

L’idea è di mostrare l’antichità come un sistema vivo e interattivo, un ecosistema ampio che ancora oggi influenza arte, pensiero e rapporti culturali. Lo raccontano reperti rari e preziosi: statue, calchi, monete, tessuti provenienti da musei di fama mondiale come il Louvre, il British Museum, i Musei Vaticani, il Paul Getty Museum e il Metropolitan Museum di New York. L’allestimento è firmato da Rem Koolhaas e dallo studio OMA, già dietro la sede milanese della Fondazione. La cura scientifica è affidata a Salvatore Settis, insieme ad Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, che hanno scelto di raccontare con ogni pezzo una storia di relazioni e scambi.

Le rotte invisibili del commercio antico

Al centro della mostra c’è la rete commerciale che collegava europei e asiatici, un sistema complesso e aperto dove merci, idee e tecniche viaggiavano a lungo raggio. Salvatore Settis lo definisce una “costellazione di casi esemplari”, legati da infinite connessioni. Questi scambi non riguardavano solo il commercio di beni, ma anche influenze artistiche, dialoghi religiosi, trasformazioni politiche.

Tra i pezzi più significativi, spicca la statuetta indiana d’avorio trovata a Pompei, datata al I secolo d.C.: una prova concreta di un mondo in cui le distanze non bloccavano gli scambi, ma li favorivano. La mostra mette in luce anche manufatti preziosi come il cofanetto con inserti in ambra da Belmonte Piceno, un rilievo in scisto dalla valle dello Swat e sculture bronzee dalla penisola arabica. Insieme, questi oggetti portano i visitatori al centro di una Eurasia globale ante litteram, dominata da una rete sempre in equilibrio instabile, ma ricca di potenzialità.

Una storia che rompe le barriere

“Global Antiquity” invita a guardare al passato senza le lenti di nazionalismi o chiusure culturali. I reperti non sono solo antichità, ma voci di un dialogo continuo tra società distanti, un dialogo oggi spesso dimenticato. Attraverso gli oggetti, emerge una pluralità che supera confini e barriere, ricordandoci che la storia è un intreccio in cui nessuna cultura si sviluppa isolata.

Questa ricchezza si legge in oggetti cerimoniali e di uso quotidiano, dai gioielli agli astrolabi, dai calchi alle monete, che raccontano non solo scambi economici ma profonde contaminazioni culturali. La mostra prende vita nello spazio Podium, il cuore della sede milanese della Fondazione, dove i reperti sono disposti per mettere in evidenza connessioni e incroci, più che differenze.

Guardare al passato per capire il presente

Al centro di “Global Antiquity” c’è l’idea che la globalizzazione non sia una novità della modernità, ma una condizione già presente nell’antichità: un equilibrio fragile e complesso alimentato da scambi continui. L’evento milanese si presenta come una mappa fluida di “micro-storie” che insieme raccontano una grande storia comune all’umanità.

Con opere che coprono un arco temporale vasto e luoghi lontani, la mostra fa capire quanto le popolazioni di allora fossero connesse e quanto quelle radici parlino ancora oggi. Milano diventa così un crocevia dove passato e presente si intrecciano, invitando i visitatori a scoprire un mondo antico che, in fondo, è più moderno di quanto si immagini.

Redazione

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