Ogni giorno, migliaia di turisti invadono le calli di Venezia, trasformando piazze e vicoli in scenari quasi irreali, dove l’autenticità sembra svanire sotto il peso della folla. Ma basta allontanarsi di poco, infilarsi in qualche strada secondaria, per scoprire un’altra Venezia: quella delle botteghe artigiane, dove mani sapienti lavorano materiali preziosi seguendo tradizioni antiche. Qui, tra il rumore lontano dei passi e il profumo del legno o del vetro, si conserva un tesoro fatto di mestieri che resistono al tempo e alle mode. Venezia non è solo turismo; è anche un laboratorio vivo, pronto a raccontare storie antiche attraverso occhi nuovi.
Dietro a Maker Mile c’è Ilaria Marcatelli, che ha fondato questa associazione no-profit con l’obiettivo di dare nuova vita alle botteghe artigiane di Venezia. Un progetto nato per rimettere sotto i riflettori mestieri antichi, spesso dimenticati in nome della modernità e del turismo di massa. Le iniziative di Maker Mile vogliono coinvolgere la comunità, creando una rete solida tra artigiani e appassionati, per mantenere vive queste tradizioni.
Tra le attività più interessanti c’è Maker Tales, una serie di documentari firmati dalla regista Chiara Becattini. Questi corti raccontano il lavoro e le storie di maestri artigiani, offrendo uno sguardo raro su mestieri che fanno da ponte tra passato e presente. Alla quarta edizione di Homo Faber, evento dedicato all’artigianato d’eccellenza, sono stati presentati cinque documentari su figure simbolo come la ceramista Daniela Levera, il battiloro Marino Menegazzo, l’artista cartaio Fernando Masone, l’impiraressa Marisa Convento e il liutaio Riccardo Guaraldi. Un patrimonio di storie e tecniche da non lasciare sbiadire, da conservare per le generazioni che verranno.
Marisa Convento è l’ultima di una lunga tradizione: quella delle impiraresse, artigiane specializzate nell’infilare le perline di vetro di Murano per creare decorazioni, gioielli e oggetti tridimensionali. Un lavoro che richiede pazienza e precisione, ma anche un legame forte con la comunità. Marisa racconta con malinconia “i tempi in cui le impiraresse lavoravano lungo le calli, intrecciando fili e voci in una rete sociale viva e coesa.”
Non è solo una questione di tecnica: questo mestiere contribuisce a mantenere viva la qualità della vita nei quartieri veneziani. Le botteghe artigiane sono il cuore pulsante di molti rioni, tanto che spesso le vie portano il nome delle botteghe stesse, un segno tangibile del legame tra comunità e mestieri. Oggi, però, con l’avvento della modernità, questo legame rischia di rompersi, rendendo urgente tutelare queste attività. Marisa, con la sua maestria, resta un punto di riferimento fondamentale per la cultura artigiana di Venezia.
Burano è da sempre il cuore della tradizione del merletto. Qui, la storia di Sandra Mavaracchio è un campanello d’allarme. Lei e una sua collega sono tra le ultime a portare avanti l’arte del merletto al tombolo, una tecnica che un tempo animava le strade dell’isola e l’ha resa famosa nel mondo. Sandra ricorda che “un tempo esistevano diverse scuole di merletto, vere e proprie istituzioni per formare nuove artigiane e garantire la continuità della tradizione.” Oggi quelle scuole sono sparite e a malapena restano lezioni amatoriali che provano a mantenere viva qualche traccia.
Questo declino mette a rischio la conservazione di punti tipici come il punto in aria, il punto a rade e lo sbarì, che sono il cuore stesso dei merletti di Burano. Senza mani esperte diventa difficile anche restaurare i lavori antichi. Così, un patrimonio fatto di materiali, disegni e gesti rischia di andare perso per sempre. La storia di Sandra mostra quanto sia fragile l’equilibrio tra tradizione e cambiamento, in un mondo dove le competenze rischiano di svanire.
Maker Tales non si limita a un solo mestiere: racconta un’intera galassia di arti manuali che da secoli definiscono l’identità di Venezia. Tra i protagonisti ci sono il vetraio Stefano Morasso, i fabbri Zanon e il forcolaio Piero Dri. Ognuno di loro porta avanti un mestiere che è anche un rituale, fatto di gesti precisi, suoni e profumi legati alle materie prime e alle fasi di lavorazione.
Questi artigiani sono quasi figure leggendarie, custodi di saperi antichi difficili da tramandare. Il loro lavoro va ben oltre la produzione: è un patrimonio culturale immateriale che, se lasciato a sé stesso, rischia di sgretolarsi. Per questo è fondamentale valorizzare e sostenere queste realtà, perché sono parte integrante dell’identità di Venezia. Questi maestri d’arte sono un tesoro nascosto, da scoprire lontano dai percorsi turistici più battuti, pronti a raccontare il volto vero della città lagunare.
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