Nel cuore dell’Alta Valle Cervo, tra boschi fitti e valli strette, la musica si è trasformata in qualcosa di più. A mille metri sopra il livello del mare, Piedicavallo ha ospitato un festival che da anni fa vibrare questo angolo nascosto del Piemonte. Non è solo un concerto, ma un’esperienza che intreccia suoni, storia e paesaggi. Per due settimane, e un weekend extra ad agosto, il festival ha acceso di jazz e musica elettronica un territorio quasi intatto, coinvolgendo non solo il pubblico ma tutto ciò che lo circonda: performance artistiche e radici locali si sono fuse in un racconto che va oltre il semplice ascolto.
Nato nel 1990 come rassegna di musica classica e da camera, il Piedicavallo Festival era un evento per appassionati e cultori del Biellese, mantenendo un profilo piuttosto tradizionale per anni. Ma nel 2021 è arrivata una svolta: la direzione artistica passa a due giovani biellesi, Marta Morino ed Edoardo Fumagalli, poco più che ventenni. Con loro il festival si apre a un orizzonte più ampio, unendo la musica classica con nuove forme di sperimentazione sonora. Nel 2022 nasce così un doppio percorso ispirato direttamente alla valle: Sarv, che prende il nome dal torrente Cervo, raccoglie l’eredità classica, mentre Lüria, ispirato a una figura mitologica locale, esplora la musica sperimentale e le nuove arti.
Questa doppia anima ha spalancato nuove strade, attirando un pubblico variegato senza perdere le radici. Oggi il Piedicavallo Festival è un evento ibrido, capace di richiamare sia chi ama la musica tradizionale, sia gli appassionati di elettronica più ricercata. E la valorizzazione del territorio non si limita al paesaggio: si estende ai simboli culturali e alle tradizioni della valle, un tratto che distingue la manifestazione da tanti altri festival.
Nel 2023 si rafforza il lavoro dei giovani dietro la rassegna, con la nascita di Sotterranea APS, un’associazione culturale che oggi coinvolge più di venti under 30 impegnati in ogni aspetto dell’organizzazione e della curatela artistica. Il gruppo collabora a stretto contatto con professionisti del settore e figure chiave come Alessandro Commellato e Alessandro Gambo, direttori artistici di Sarv e Lüria. Questa sinergia ha dato vita a un progetto culturale sostenibile, che non si limita agli eventi stagionali ma costruisce un dialogo costante con la comunità locale.
Gli organizzatori sono consapevoli delle sfide di lavorare in un’area di montagna, lontana dai grandi centri urbani. Qui non si può semplicemente copiare modelli culturali cittadini: serve un approccio su misura, che valorizzi le specificità del territorio e le risorse umane locali. L’obiettivo è sviluppare la cultura come processo duraturo, con effetti positivi che vanno oltre i giorni del festival, contribuendo anche a contrastare lo spopolamento e il declino dei borghi alpini.
Negli ultimi anni il festival ha ampliato il proprio raggio d’azione, andando oltre la classica rassegna musicale. Sotterranea APS ha promosso iniziative distribuite durante tutto l’anno, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Dietro la manifestazione c’è una chiara scelta politica: abbattere barriere di genere, classe e provenienza, facilitando la partecipazione sia del pubblico che degli artisti.
L’idea è trasformare chi ascolta in “ospite” attivo, in un ambiente dove il rapporto tra interpreti e spettatori diventa più diretto e coinvolgente. A questa apertura si affianca una contaminazione artistica che abbraccia diverse forme: dalla danza alle rassegne audiovisive, dai talk alle passeggiate culturali nel territorio. Quest’anno, inoltre, i laboratori e le attività educative della sezione Sarv si sono aperti al pubblico, favorendo un coinvolgimento più profondo e strutturato.
Il vero cuore del festival resta il legame stretto tra musica e paesaggio alpino, un elemento che si è fatto sentire con forza nell’ultima giornata della sezione sperimentale Lüria. Il borgo di Piedicavallo si è trasformato in una cassa di risonanza naturale: le pietre degli edifici, i boschi attorno e il torrente Cervo hanno dialogato con suoni elettronici di ricerca e performance live.
Artisti come Francesca Colombo hanno unito strumenti tradizionali – violino e voce – a loop e sintetizzatori, creando atmosfere eteree e coinvolgenti. I djset sulle rive del torrente, curati da Elena Colombi, hanno sfruttato l’acustica naturale, trascinando il pubblico in un’esperienza che andava oltre l’ascolto passivo. Il suono ha preso forma di comunità, abbattendo le distanze tra palco e spettatori e confermando Piedicavallo Festival come un laboratorio culturale sempre aperto.
Il festival si conferma così come un punto di riferimento nel panorama culturale piemontese, non solo per la qualità artistica, ma soprattutto per la sua capacità di unire innovazione, territorio e inclusione sociale, tracciando nuove vie per la cultura nelle zone montane.
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