Quarant’anni fa, nel cuore dell’Irpinia, nasceva Feudi di San Gregorio. Oggi, quella stessa cantina a Sorbo Serpico celebra un traguardo importante senza cedere alla tentazione delle solite feste o delle bottiglie numerate. Ha scelto un percorso diverso, che unisce il vino all’arte contemporanea, grazie a una collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, un’istituzione torinese con una lunga storia alle spalle. Il risultato? Un dialogo intenso tra opere d’arte, architettura e paesaggio, immerso nella tradizione vitivinicola locale. In un mercato che si muove veloce, dove i gusti cambiano e le sfide si moltiplicano, questo incontro sembra voler dire qualcosa di nuovo.
Nel 1986 il vino italiano era in crisi, segnato dallo scandalo del metanolo che aveva scosso la fiducia dei consumatori. Proprio in quell’anno nasce Feudi di San Gregorio, in un mercato allora dominato dalla quantità più che dalla qualità. La vera sfida era trasformare il vino in un prodotto capace di raccontare il territorio, puntando su varietà autoctone e su un’identità forte. Oggi, in Irpinia, i produttori sono passati da cinque a circa centosessanta, e Feudi ha giocato un ruolo da protagonista nel valorizzare vitigni come Aglianico, Fiano, Greco e Falanghina.
Il fondatore Antonio Capaldo ha avuto la lungimiranza di puntare su un’immagine moderna e internazionale, senza inseguire modelli stranieri. Nel 2001 l’incontro con i designer Massimo e Lella Vignelli ha segnato una svolta: rinnovare etichette e spazi per i visitatori significava trasmettere un’identità chiara e contemporanea, ben oltre l’aspetto estetico. La cantina stessa, inaugurata nel 2004 su progetto di Hikaru Mori con Maurizio Zito, è diventata un vero e proprio spazio culturale, integrato nel paesaggio, che unisce produzione, architettura e accoglienza.
Oggi il vino si trova ad affrontare nuove difficoltà: un pubblico giovane meno interessato all’alcol, una classe media che spende meno, stili di vita più attenti alla salute e un clima che cambia radicalmente le condizioni per la viticoltura. Riaffermare che il vino è cultura non basta più: serve trovare nuovi modi per riscrivere il suo ruolo, coinvolgendo il pubblico con esperienze autentiche e motivazioni sincere per scegliere una bottiglia o visitare una cantina.
Feudi di San Gregorio non usa l’arte come semplice ornamento o biglietto da visita di lusso. La collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha dato vita a un dialogo vero, che mette in relazione le opere con l’ambiente vitivinicolo. L’obiettivo è evitare che l’arte diventi solo uno strumento promozionale, ma che stimoli invece una nuova lettura del luogo e di chi lo vive.
La Fondazione, nata nel 1995, ha rivoluzionato la scena italiana dell’arte contemporanea, sostenendo artisti e curatori e costruendo una rete internazionale. Le opere scelte per arricchire la cantina di Sorbo Serpico vogliono far riflettere e aprire domande. Vanessa Beecroft, con la fotografia “Ein Blonder Traum”, fissa trenta figure femminili immobili, creando una tensione tra presenza e sguardo che coinvolge spettatore e spazio.
Massimo Bartolini, nella serie “Senza titolo”, trasforma il terreno coltivato in un elemento vivo e partecipe, intrecciando simboli e materia. Katja Novitskova con “Mars Potential” mescola informazioni scientifiche e immagini digitali, sfidando i confini tra dati affidabili e circolazione online.
Infine, Peter Fischli e David Weiss con “Büsi” mostrano un gattino che beve latte: una scena semplice, quotidiana, che qui diventa occasione per stupirsi e concentrarsi su ciò che spesso sfugge. Questi lavori non parlano direttamente di vino, ma allargano lo sguardo, invitando a ripensare il rapporto tra natura, cultura e tecnologia.
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo ha ricordato come il legame tra impresa, cultura e paesaggio non possa essere casuale. Il riferimento alle radici piemontesi e alla coltivazione del Nebbiolo a Guarene rafforza l’idea che ogni luogo abbia responsabilità concrete e pratiche. Don Antonio Loffredo, sacerdote attivo nel Rione Sanità di Napoli, parla di questa appartenenza come di un impegno che deve tradursi in risultati concreti.
L’intesa tra Feudi di San Gregorio e la Fondazione Sandretto punta a qualcosa di più di una semplice mostra temporanea. Tra i progetti in cantiere ci sono residenze artistiche in Irpinia, collaborazioni con vignaioli e artigiani locali, scambi culturali tra Guarene e Sorbo Serpico, iniziative con scuole e università. L’idea è anche creare un archivio paesaggistico che documenti non solo la bellezza del territorio, ma anche l’impatto dei cambiamenti climatici.
Non sarà il numero di eventi a segnare il successo, ma la continuità, la qualità dei progetti e la capacità di coinvolgere le nuove generazioni, formare professionisti, produrre opere e attrarre il pubblico. L’esperienza insegna che arte e impresa vanno d’accordo solo se si costruiscono progetti condivisi e si valuta con attenzione l’impatto culturale, sociale ed economico. Solo così si evita che l’arte diventi decorazione e il vino un lusso per pochi.
Nel 1986 il vino italiano ha reagito a una crisi profonda puntando su un’identità autentica. Nello stesso periodo, l’arte contemporanea italiana iniziava a trovare terreno fertile per trasformarsi e coinvolgere nuove realtà. Nel 2026, con i 40 anni di Feudi di San Gregorio e i 30 della Fondazione Sandretto, queste due storie si ritrovano a dover affrontare sfide diverse ma intrecciate. Il vino deve trovare l’equilibrio tra quantità ridotta e valore più alto, restando accessibile a un pubblico ampio. L’arte deve allargare il proprio pubblico senza diventare un fenomeno digitale o un simbolo di status.
L’esperienza delle due realtà dimostra che, con autorevolezza, risorse e visione, si può affrontare tutto questo. Il vero banco di prova sarà nei progetti culturali e sociali che metteranno in campo insieme, dimostrando che l’incontro tra mondi apparentemente distanti può dare nuova energia e aprire strade inedite per il futuro dell’Italia.
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