Nel 2026, i musei di tutto il mondo si preparano a un vero e proprio salto di qualità. Abu Dhabi, Londra, Los Angeles, Basilea: città distanti, ma accomunate da grandi inaugurazioni e nuovi progetti pronti a cambiare il volto della cultura globale. Eppure, non tutto procede liscio. Tra ritardi che si accumulano e attese che si allungano, come accade negli Emirati Arabi, il percorso resta irto di ostacoli. Eppure, proprio in questi spazi – spesso simboli di territori in rapidissima trasformazione – si concentrano sguardi e speranze per il futuro.
Dopo due decenni di rinvii, il Guggenheim di Abu Dhabi è pronto ad aprire il prossimo 11 dicembre. Un progetto complesso e ambizioso, con 11.600 metri quadrati interni suddivisi in 30 gallerie, e 23.000 metri quadrati di spazi all’aperto. Il museo sorgerà nell’isola di Saadiyat, cuore pulsante della scena artistica degli Emirati Arabi Uniti.
Firmato dal grande Frank Gehry, scomparso poco prima dell’inaugurazione, il Guggenheim Abu Dhabi si allinea alle sedi di New York, Venezia e Bilbao. La collezione, in continua evoluzione dal 2009, punta a raccontare l’arte dagli anni ’60 fino alle più recenti sperimentazioni, con un occhio sia internazionale sia regionale. Un’opera che diventa l’ultima firma di Gehry nel campo museale, tra monumento e vetrina della creatività mondiale.
Anche Los Angeles si prepara a un autunno denso di novità. Il 22 settembre apre il Lucas Museum of Narrative Art, nel cuore di Exposition Park. Dietro il progetto c’è Ma Yansong con il suo studio MAD. Qui si potrà ammirare la collezione del regista George Lucas, dedicata all’arte narrativa che spazia dal cinema ai media visivi.
Il museo copre oltre 27.800 metri quadrati, tra gallerie, sale cinema, biblioteca e un ristorante-caffetteria. Il paesaggio esterno è curato dall’architetta Mia Lehrer, con spazi pensati per coinvolgere la comunità locale. Questa nuova apertura segue quella di aprile delle David Geffen Galleries al LACMA, firmate Peter Zumthor, segnando un rilancio importante per la scena museale californiana.
A Memphis, invece, si guarda più lontano: l’ampliamento del Memphis Art Museum sarà pronto nel 2028. Il progetto, firmato da Herzog & de Meuron insieme ad Archimania e OLIN, aumenterà gli spazi espositivi del 50%. Sarà uno dei primi musei negli Stati Uniti realizzati con legno lamellare, un segnale chiaro verso la sostenibilità.
A Riehen, vicino a Basilea, l’autunno 2026 porta un’importante trasformazione alla Fondation Beyeler. Il progetto, iniziato nel 2017, è firmato da Peter Zumthor e riguarda nuovi edifici come il Wyss Museum, l’Ammann Pavilion e l’Erlen Gatehouse, tutti nel contesto del Beyeler Park.
Accanto all’edificio storico di Renzo Piano, costruito negli anni ’90, si aggiungono spazi per laboratori, musica, una serra e un negozio di piante. Non si tratta solo di nuovi ambienti, ma di un intervento che riporta in vita anche manufatti storici del parco. L’obiettivo è creare un’esperienza culturale che unisca arte, natura e comunità, con un’attenzione particolare al territorio e al suo passato.
Tra ottobre e novembre 2026, Belgio e Regno Unito si accendono con importanti novità museali. A Gent, il Design Museum riapre il 3 ottobre dopo quattro anni di lavori. Lo studio inglese Carmody Groarke, insieme a team locali, ha ampliato gli spazi a quasi 6.500 metri quadrati. La collezione conta 24.000 pezzi, la più grande del Belgio dedicata al design.
Tra le curiosità, i mattoni usati contengono il 63% di materiali riciclati e il giardino, opera di Bas Smets, crea un legame con progetti internazionali come il MAXXI di Roma. Poco dopo, il 28 novembre, Bruxelles inaugura il KANAL–Centre Pompidou, un’ex fabbrica Citroën trasformata in un centro culturale di 40.000 metri quadrati. Qui si terranno mostre d’arte, concerti, eventi architettonici, con una libreria e un ristorante panoramico. Il lavoro di noAarchitecten, EM2N e Sergison Bates è un esempio riuscito di rigenerazione urbana.
Sempre il 28 novembre riapre anche il London Museum, nel complesso vittoriano del General Market di Smithfield, chiuso da più di trent’anni. Il restauro, costato 437 milioni di sterline e firmato da Stanton Williams, Asif Khan e Julian Harrap, è frutto di un impegno pubblico e privato. Il museo si presenta come una nuova casa per la storia e la cultura della capitale inglese.
La mappa culturale si allarga anche a Est Europa e Asia centrale, con aperture che segnano tappe importanti. A Tashkent, Uzbekistan, il Centre for Contemporary Arts ha inaugurato la sua prima sede stabile in un ex deposito tramviario del 1912, ristrutturato dallo studio Studio KO.
Oltre alle gallerie, il museo ospita una libreria e una biblioteca specializzata in storia dell’arte e studi orientali. Il cortile esterno diventa un luogo di incontri, laboratori e proiezioni, un segno tangibile della rinascita culturale e urbana della città.
In Georgia, il 31 ottobre apre la Kvareli Foundation for Contemporary Art, nella città di Kvareli. Fondata dal collezionista Jemal Inaishvili e progettata dallo studio Midamo di Tbilisi, la struttura coniuga spazi espositivi, ricerca, un hotel e aree all’aperto immerse nel paesaggio caucasico. Cultura e sviluppo locale si intrecciano in un progetto ambizioso.
Questi nuovi scenari confermano come il 2026 sarà un anno decisivo per ridefinire i confini della cultura mondiale, aprendo strade diverse per artisti e visitatori. Un momento chiave per capire come il museo si evolve nel nuovo secolo.
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