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Ibrahim Mahama a Napoli: tre grandi barche in Piazza Municipio simbolo di accoglienza tra Africa e Mediterraneo

Tre grandi barche in legno, costruite con tecniche tradizionali ghanesi, dominano la scena davanti a piazza Municipio, a Napoli. Sono imponenti, quasi a voler raccontare storie di viaggi che attraversano il Mediterraneo, storie di migrazioni, di incontri tra culture diverse. È “Voyageur”, l’opera site-specific di Ibrahim Mahama, artista ghanese noto a livello internazionale. Inaugurata il 21 settembre, l’installazione rimarrà visibile fino a novembre 2026, trasformando il mare in un simbolo vivido di accoglienza e scambio, proprio nel cuore pulsante della città.

“Voyageur”: l’arte che racconta lavoro e memoria

Ibrahim Mahama, classe 1987, è conosciuto per le sue installazioni monumentali fatte spesso con materiali di recupero. Le sue opere riportano alla luce storie di lavoro, comunità e memoria industriale dimenticate. Il progetto “Parliament of Ghosts” è un esempio di questo approccio, un’indagine sull’architettura e le relazioni lavorative nell’ultimo secolo. Proprio grazie a questa ricerca, la sua opera Alhassan Zepligu, vincitrice del Piano per l’Arte Contemporanea nel 2020, è entrata a far parte della collezione permanente del museo MADRE di Napoli, consolidando il legame con la città.

Durante una residenza al MADRE nel 2020, Mahama ha realizzato due grandi collage fotografici, Red Rivers e Garden of Eden, che raccontano la storia industriale di Bagnoli, sede dell’ex stabilimento Italsider. Queste opere mettono in luce un passato produttivo ricco di sogni tecnologici interrotti, collegando la memoria italiana a trasformazioni globali.

Con “Voyageur” l’artista sposta questa sensibilità nel cuore di Napoli. Le tre imbarcazioni tradizionali ghanesi dialogano con la città e il suo legame con il mare, mettendo al centro temi di accoglienza e migrazione.

Napoli contemporanea: arte pubblica che divide ma parla a tutti

“Voyageur” fa parte di Napoli Contemporanea, un ciclo di installazioni di arte pubblica in piazza Municipio curato da Vincenzo Trione, consigliere per l’arte contemporanea del sindaco Gaetano Manfredi. Dal 2023, la piazza ha ospitato interventi di artisti importanti come Michelangelo Pistoletto, Gaetano Pesce e Jaume Plensa, suscitando reazioni contrastanti.

L’arte pubblica in uno spazio così vissuto e trafficato spesso apre il dibattito sul rapporto tra opere monumentali e la vita quotidiana dei cittadini. L’intervento di Mahama si distingue per il suo forte valore simbolico e per il modo in cui richiama temi globali calati in un contesto locale, unendo tradizione artigianale e impegno contemporaneo.

L’inaugurazione di “Voyageur” è stata accompagnata da un concerto di Enzo Avitabile, a sottolineare il dialogo tra diverse forme artistiche che animano la piazza.

Tre barche, un ponte tra Africa e Mediterraneo

Le tre imbarcazioni di “Voyageur”, alte tra i 5 e gli 8 metri, sono costruite con metodi tradizionali ghanesi. Posizionate nel centro di Napoli, città affacciata sul Mediterraneo, evocano un mare che è da sempre crocevia di scambi ma anche teatro di crisi migratorie.

Queste barche simboleggiano il viaggio, l’incontro, il trasporto. Nel progetto di Mahama diventano ponti culturali tra l’Africa occidentale e l’Italia, richiamando un flusso millenario di persone, merci e idee. Il Mediterraneo smette di essere solo un confine geografico per trasformarsi in uno spazio di accoglienza e identità condivisa.

L’opera mette in luce i legami di lavoro e migrazione che hanno segnato la storia di Napoli e delle sue aree portuali, come accade in molte città di mare. L’uso di tecniche artigianali ghanesi aggiunge un valore autentico, rispettando la tradizione culturale e la memoria collettiva dei migranti.

Ibrahim Mahama: dall’Italia all’Europa, un artista impegnato

La presenza di Ibrahim Mahama a Napoli si inserisce in un percorso ricco di tappe importanti in Italia e in Europa. Dopo la Biennale di Venezia del 2015 e Documenta 14 nel 2017, nel 2019 ha realizzato a Milano un imballaggio monumentale per i Caselli di Porta Venezia, reinterpretando i sacchi di juta delle sue prime opere.

Sempre nel 2019 ha debuttato come curatore con il padiglione del Ghana alla Biennale di Venezia, presentando un’installazione fatta di scatole di scarpe, un altro elemento ricorrente nella sua poetica. Nello stesso anno ha fondato il Savannah Center for Contemporary Art a Tamale, sua città natale, per sostenere la ricerca artistica e culturale con un occhio attento all’impegno sociale.

Nel 2026, dopo Napoli, sarà a Parigi con una mostra personale alla Fondation Cartier, “The Harvest Season”, dove presenterà opere inedite e site-specific, continuando a esplorare le dimensioni spaziali e politiche dell’arte.

Con “Voyageur” Mahama porta avanti un dialogo aperto tra arte, società e spazi pubblici, mettendo al centro temi che restano urgenti: migrazione, lavoro e memoria collettiva.

Redazione

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