Il 17 settembre 2026, un temporale violento ha trasformato gli Uffizi in un campo di battaglia contro l’acqua. Dalle crepe del lucernario della Sala Rossa, quella del Seicento, l’acqua si è infilata fino alla teca che custodisce il Bacco di Caravaggio. Il capolavoro, protetto da un vetro speciale, ha retto, ma la paura è stata grande. In pochi giorni sono partiti lavori urgenti da 50 milioni per sistemare infiltrazioni e mettere in sicurezza l’intero museo. Questo episodio non è un caso isolato: tanti musei italiani, spesso ospitati in palazzi antichi, si trovano esposti a rischi sempre più gravi, con il clima che cambia e le piogge torrenziali che diventano la nuova normalità.
Quel pomeriggio di metà settembre un temporale improvviso ha fatto filtrare l’acqua dal lucernario nella Sala Rossa, dove si trova il celebre Bacco di Caravaggio. L’acqua ha iniziato a scorrere sulla teca di vetro che protegge il dipinto, facendo scattare subito l’allarme tra il personale. Il dipinto è stato rimosso in fretta e portato in un luogo sicuro per evitare qualsiasi danno. Il problema veniva proprio dal lucernario, che è stato subito sottoposto a interventi di riparazione straordinaria. Il 18 settembre il Bacco è tornato al suo posto, restituendo la sala al suo splendore.
Le foto della teca bagnata hanno fatto rapidamente il giro del web, scatenando dibattiti sulla manutenzione degli Uffizi. Ma non è stato un episodio isolato: durante lo stesso temporale sono state segnalate infiltrazioni anche al Bargello, a Palazzo Davanzati e al Museo Bardini, fortunatamente senza danni alle opere. Alle Cappelle Medicee, invece, un guasto alla centralina elettrica ha costretto a interrompere le visite per un paio d’ore. Tutto questo dimostra quanto siano delicati gli edifici storici che ospitano i musei, sempre più esposti agli effetti di eventi meteorologici estremi.
Il caso degli Uffizi non è un’eccezione. Molti musei italiani si trovano in strutture antiche, spesso poco adatte a proteggere le opere d’arte da piogge intense, grandinate e ondate di calore sempre più frequenti. Questi fenomeni mettono a dura prova tetti, facciate, impianti di climatizzazione e sistemi di sicurezza.
Un episodio simile era successo lo scorso aprile ai Musei Vaticani, con infiltrazioni nel soffitto della sezione del Gregoriano Profano. È chiaro che eventi di questo tipo sono in aumento e che servono interventi strutturali rapidi e continui. La sfida è preservare la storicità degli spazi senza rinunciare a funzionalità moderne che garantiscano sicurezza alle opere e comfort ai visitatori.
Già a luglio 2026 la direzione degli Uffizi aveva tirato le somme sulle condizioni critiche di molti punti dell’istituto: dai tetti alle facciate, dalle fognature agli impianti tecnologici. Da quando Simone Verde è arrivato alla guida all’inizio del 2024, è partito un piano di lavori senza precedenti, con cantieri per 50 milioni di euro. Questi fondi coprono interventi su tutta la struttura: la Galleria delle Statue e delle Pitture, Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli.
I lavori includono restauri, rifunzionalizzazioni, nuovi impianti e riallestimenti. L’obiettivo è rendere il complesso più moderno e funzionale, senza però intaccare il valore storico e artistico. Verde definisce gli Uffizi «un grande cantiere aperto», una trasformazione che coinvolge ogni dettaglio. Al centro ci sono la sicurezza degli spazi espositivi e il miglioramento dei servizi per chi visita.
Il percorso verso il rinnovamento non è semplice. Interventi così grandi devono superare fasi progettuali, bandi di gara e autorizzazioni, anche a livello europeo. Verde spiega che i bandi europei richiedono tempi lunghi: ad esempio, almeno 60 giorni prima di aggiudicare un appalto. Così, nonostante l’urgenza, serve pazienza e metodo.
Per snellire le procedure, il direttore ha istituito un ufficio interno dedicato alle gare e agli appalti. Nel frattempo, qualche risultato concreto c’è già: il tetto sopra il Salone del Fiorino a Palazzo Pitti è stato messo in sicurezza dopo rischi di crollo, e lo Scalone Lorenese è stato riaperto a marzo 2026, dopo otto anni chiuso per lavori.
Nei mesi a venire partiranno altri lavori importanti, a cominciare dal restauro delle facciate e delle coperture del Complesso Vasari degli Uffizi, con un budget di 12 milioni. La progettazione è stata affidata alla Sovrintendenza di Pisa e presto si aprirà la gara d’appalto. Una priorità è l’impianto di climatizzazione: a giugno scorso, un guasto causato dal caldo record aveva costretto a limitare le visite, segno che serve un aggiornamento urgente.
Verde avverte che, con crisi internazionali e cambiamenti climatici, non si possono prevedere tutte le emergenze, ma si lavora per prepararsi. L’infiltrazione nella Sala Rossa resta un caso eccezionale, grazie agli interventi già fatti. Esporre il Bacco di Caravaggio sotto un lucernario con pluviale, scelta fatta di recente durante un riallestimento, si è rivelata poco prudente. Il dipinto verrà trasferito nelle nuove sale, pronte per dicembre 2026 e allestite nei primi mesi del 2027, per garantirgli maggiore protezione.
Simone Verde, alla guida da meno di tre anni, si trova ogni giorno a fare i conti con problemi accumulati da tempo e spesso ignorati. Il lavoro sul campo è ampio e tocca aspetti strutturali, organizzativi e strategici. Verde non nasconde la difficoltà di gestire anche il dibattito pubblico, spesso ridotto a spettacolo sui social, con polemiche che poco aiutano a capire i fatti.
Secondo la direzione, serve un confronto più lucido e che chi ha competenze rimanga al suo posto, per garantire qualità negli interventi di restauro e gestione. Prendersi cura di uno dei patrimoni culturali più importanti al mondo richiede dedizione e capacità, anche quando l’opinione pubblica è distratta o troppo agitata.
Gli Uffizi sono molto più di una vetrina di capolavori: sono un organismo vivo che ha bisogno di cure costanti. Il loro percorso di trasformazione è in corso e la risoluzione dei problemi strutturali segue tempi precisi e una programmazione attenta. La sfida è tenere aperta la porta della cultura, senza farsi sopraffare dalle difficoltà tecniche e burocratiche.
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