Nel cuore di Firenze, Palazzo Corsini si prepara a svelare tesori nascosti che attraversano secoli di storia artistica. Tra le sale barocche, opere rare e sorprendenti prenderanno vita: terracotte invetriate, dipinti inediti di Canaletto e Guercino. Non si tratta solo di un viaggio nel tempo, ma di un dialogo intenso tra passato e presente, dove l’arte smette di essere solo memoria per diventare stimolo e riflessione. La 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato si annuncia come un evento imperdibile per chi ama il collezionismo e la bellezza senza tempo.
Dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, con l’anteprima del 24, Firenze tornerà a essere il centro del mondo dell’antiquariato, richiamando esperti, collezionisti e istituzioni da ogni parte del globo. La BIAF si conferma la più grande esposizione italiana dedicata all’arte antica e moderna di alto livello. Sotto la direzione di Bruno Botticelli, Segretario Generale della rassegna, si rinnova l’impegno a offrire un’occasione unica per mettere a confronto opere che raccontano oltre sette secoli di storia italiana.
Saranno 78 le gallerie selezionate con rigore e attenzione, pronte a proporre un’offerta ampia: dipinti di grandi maestri, sculture, arti decorative e manufatti artigianali che sfidano il tempo. Un evento che conferma Firenze come città di grande richiamo culturale, capace di attrarre un pubblico internazionale interessato sia a investimenti consapevoli sia alla scoperta di opere di eccezionale valore.
Le sculture in mostra offrono uno spaccato che va dalla terracotta invetriata di Andrea della Robbia, con il celebre “Bambin Gesù” del XV secolo portato da Longari Arte Milano, ai lavori rinascimentali come la Madonna con Bambino di Giovanni de Fondulis, esposta da Tomasso. Tra i marmi spiccano una coppia di Apollo e Bacco del Settecento, proposta da Piva & C, e un marmo apuano scolpito da Antonio Novelli su commissione di Maria de Medici, in mostra da Botticelli Antichità.
Tra i pezzi più importanti si segnala anche “La Carità” di Lorenzo Bartolini , esposta da Walter Padovani, e il “Bozzetto per l’Arengario a Milano” di Marino Marini, scultura moderna in mostra da Copetti Antiquari. Non mancano dipinti antichi di maestri come Francesco Ruschi, con “Nosce te ipsum ” del 1659-1660, proveniente da Cantore Galleria Antiquaria.
La varietà di stili e periodi permette di seguire l’evoluzione dell’arte italiana nelle sue forme più diverse, dagli esemplari più antichi ai passaggi verso epoche più recenti, mettendo in luce la maestria tecnica e la creatività di ogni tempo.
La sezione dedicata alla pittura Old Master si distingue per rarità e qualità, con opere che vanno dal Trecento fino al Settecento, affiancate da pezzi di modernità museale. Galerie Canesso presenta “Il Re di Bretagna, padre di Sant’Orsola, in preghiera” di Paolo Veneziano, prezioso esempio del XIV secolo. Spicca anche una Madonna con Bambino e angeli adoranti di Neri di Bicci , portata a Firenze da Flavio Gianassi FG Fine Art, mentre Fondantico di Tiziana Sassoli espone la “Madonna con il Bambino e i santi” di Lorenzo Costa.
Tra i protagonisti spicca Guercino, con “Fuga in Egitto” in mostra da Fondantico e un disegno su carta rossa, “San Gerolamo scrivente” , da Cortona Fine Art. Un documento storico di rilievo è il “Monumento di Vittorio Alfieri” di Giuseppe Vannini, selezionato da Alessandra Di Castro.
Da Matteo Salamon arriva una scoperta di grande rilievo: un Canaletto inedito del 1744, intitolato “Il Canal Grande verso sud-est, dal Palazzo Pesaro al Fondaco dei Tedeschi”. Un’opera rara appena riemersa, affiancata da una “Madonna col Bambino” di Bernardino Luini, che arricchisce ulteriormente la proposta pittorica.
L’artigianato artistico trova ampio spazio, mostrando la perfezione e la raffinatezza di manufatti storici di grande valore. Da Altomani & Sons si potranno ammirare maioliche medicee di rara bellezza, accanto a un sontuoso cabinet del XVII secolo proveniente dalla Manifattura Trapanese. Quest’ultimo, realizzato in legno, tartaruga, rame dorato, corallo e smalti, esposto da Brun Fine Art, rappresenta uno degli esempi più alti dell’arredamento decorativo settecentesco.
La selezione curata dall’esperta Pilar Pandini abbraccia un arco temporale dal XV al XVIII secolo, con riferimenti al Rinascimento fiorentino, ai bronzi dorati inglesi e ai ritratti di Rosalba Carriera, grande interprete del Settecento veneziano.
Il talento artigianale italiano contemporaneo si fa notare in pezzi unici come la coppa in vetro a murrine di Carlo Scarpa per la Vetreria Venini di Murano, proposta da Galleria Carlo Virgilio & C. Un esempio che mostra come passato e presente si intreccino attraverso materiali e tecniche d’eccellenza.
La BIAF non si ferma agli antichi maestri, ma spazia fino al Novecento, con scoperte e opere di riferimento dell’arte italiana del secolo scorso. Maurizio Nobile Fine Art presenta un ampio ventaglio di autori, da Bartolomeo Mendozzi e Francesco Furini a Pietro Paolini e Gaetano Gandolfi, con particolare attenzione a Felice Giani e a un busto di Giacomo Manzù del 1973.
Tra le opere più interessanti c’è “Ritmi” di Attilio Selva , unico esemplare noto, proposto da Antonacci Lapiccirella Fine Art. Un pezzo che riflette la stagione della Secessione Romana e richiama per stile l’“Amazzone” di Vito Timmel. Gino Severini è presente con “Les deux canards” e “Symbole de l’Eucharistie” .
Nel solco della modernità, Alberto Savinio è rappresentato da “Senza titolo” da Galleria d’Arte Frediano Farsetti, mentre Giorgio de Chirico porta l’“Autoritratto delle nuvole” da Gian Enzo Sperone. Lucio Fontana chiude il percorso con “Concetto spaziale, Attese” su tela bianca, esposto da Tornabuoni Arte, offrendo una testimonianza delle sperimentazioni che hanno rivoluzionato i linguaggi visivi e segnato una tappa fondamentale nella storia dell’arte italiana del Novecento.
La Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze si conferma un laboratorio vivo, dove la tradizione non è un ricordo lontano, ma una risorsa per interpretare la complessità del presente artistico e culturale. Il dialogo tra opere di epoche diverse dimostra come il classico non sia un reperto da ammirare a distanza, ma uno strumento essenziale per capire il nostro tempo.
Questa edizione mette insieme manifestazioni artistiche di altissimo livello, toccando materiali, tecniche e periodi diversi e riuscendo a coinvolgere un pubblico vasto e preparato. La BIAF 2026 incarna l’equilibrio perfetto tra conservazione e innovazione, proponendo una riflessione profonda sull’identità culturale italiana e sul valore dell’arte come patrimonio da custodire e riscoprire senza sosta.
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