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Vernissage: il primo videogioco italiano sull’arte contemporanea creato con l’Intelligenza Artificiale ChatGPT-6 Astra

Un videogioco creato interamente da un’intelligenza artificiale? Succede davvero, e si chiama Vernissage. Nato da un solo comando dato a ChatGPT-6 Astra, l’ultima creatura di OpenAI, questo titolo ci catapulta in una galleria d’arte digitale dove la creatività si scontra con le tensioni sociali. Dietro l’idea c’è l’artista italiano Francesco D’Isa, che ha immaginato un’esperienza virtuale fatta di collezionisti, manifestanti contro l’intelligenza artificiale e una sfida continua per raccogliere risorse, evitare truffatori e mantenere viva l’ispirazione. Non è solo un gioco: è un mix insolito che richiama la nostalgia degli sparatutto anni Novanta, come Doom, ma con un messaggio tutto contemporaneo.

Arte digitale e conflitti sociali nel cuore del gioco

Vernissage ci catapulta in una galleria d’arte virtuale, uno spazio raccolto ma pieno di dettagli che raccontano la complessità dell’arte digitale oggi. Il giocatore si muove tra stanze piene di opere da osservare per ricaricare l’ispirazione, risorsa vitale senza cui il gioco finisce. Oltre ai classici ostacoli da videogame, come i truffatori che cercano di sottrarre il capitale, ci sono i manifestanti contrari all’IA. Questi personaggi sono una minaccia diretta per la creatività: rubano ispirazione e rallentano i progressi. Il messaggio è chiaro: l’arte non è solo affari o mostra, ma un campo delicato dove si gioca la sopravvivenza dell’immaginazione umana nell’era digitale.

Lo stile di gioco si rifà volutamente agli sparatutto in prima persona degli anni Novanta, con visuale in soggettiva e movimenti simili a quelli di Doom . Questa scelta non è casuale, ma serve a mettere in luce il confronto tra passato e presente, tra tecnologia e umanità, e l’adattamento continuo richiesto a artisti e giocatori.

Francesco D’Isa tra videogiochi e critica politica

Francesco D’Isa non è nuovo a progetti videoludici che spingono a riflettere su temi politici e culturali. Dopo Vernissage, ha creato Antropocene, un picchiaduro a scorrimento in stile arcade anni Ottanta e Novanta. In questo gioco si combattono nemici che simboleggiano poteri e conflitti globali, come Donald Trump e Benjamin Netanyahu. La scelta degli avversari costruisce una narrazione critica, in cui il giocatore si confronta con strutture imperialiste e autoritarie che segnano la politica internazionale.

Antropocene si distingue per un gameplay semplice ma carico di significati politici, con un’estetica che richiama i classici giochi da sala. Con questo contrasto, D’Isa usa i videogiochi come strumento per aggiungere profondità culturale e sociale a esperienze interattive spesso viste solo come svago.

Generare videogiochi con l’IA: opportunità e limiti

Il valore di Vernissage sta soprattutto nel modo in cui è nato: l’intero gioco è stato creato da un unico prompt inviato a ChatGPT-6 Astra. Il fatto che il risultato sia un prodotto giocabile segna un passo avanti rispetto ai modelli precedenti, che non avrebbero permesso un risultato così coerente e completo. Tuttavia, il progetto resta per lo più un esercizio tecnico, che mostra le potenzialità attuali dell’intelligenza artificiale, senza superare i limiti in termini di originalità o complessità narrativa.

I videogiochi generati dall’IA oggi spesso si presentano con forme familiari, seguendo schemi di gioco e linguaggi visivi consolidati. In questo senso, somigliano a ready-made, assemblati da pezzi presi da un vasto archivio di dati. L’innovazione sta più nell’automazione creativa che in una rivoluzione del prodotto finale.

Una tendenza simile la vediamo anche nella produzione di contenuti video fatti con l’IA, pensati per un consumo rapido. Nel mondo dei videogiochi, questo annuncia una crescita di titoli veloci, pensati per intrattenere senza richiedere uno sviluppo complesso.

Videogiochi con IA e le polemiche legali

Nel 2024 anche il governo degli Stati Uniti ha pubblicato una serie di videogiochi sviluppati con IA, disponibili nella sezione “Arcade” del sito ufficiale della Casa Bianca. Questi giochi propongono reinterpretazioni interattive di classici, ma con temi attuali: un Tetris che racconta la costruzione del muro tra USA e Messico, e un Snake che simula la cattura di migranti. La cosa ha scatenato polemiche legali e sociali.

The Tetris Company ha minacciato azioni legali per violazione del copyright, costringendo al ritiro immediato del gioco. Questi episodi mettono in luce le difficoltà nel gestire diritti e sensibilità politiche quando si usano intelligenze artificiali per creare prodotti culturali basati su materiale preesistente.

Il caso mostra come la generazione automatica di contenuti tocchi temi delicati, richiedendo regole chiare e un’attenta supervisione umana nel loro sviluppo e diffusione.

Vibe coding e la sfida dell’alfabetizzazione digitale

Il vibe coding, cioè la creazione di software tramite comandi testuali dati alle IA, si sta diffondendo rapidamente nella programmazione e nel mondo dei videogiochi. È un modo veloce e accessibile per sviluppare, ma porta con sé problemi concreti nella gestione e manutenzione del codice prodotto. Chi usa questi strumenti spesso non conosce a fondo come funzionano i codici generati, rendendo complicati eventuali interventi futuri.

Questo fenomeno fa parte di un trend più ampio: la maggiore accessibilità agli strumenti digitali ha allontanato molti sviluppatori e utenti dalla comprensione profonda dell’hardware e del software. Il rischio è una perdita di competenze digitali, proprio mentre la società dipende sempre di più da sistemi tecnologici complessi.

In un momento in cui il digitale è centrale nella politica e nella vita di tutti i giorni, questa tendenza è preoccupante. Serve un salto nell’alfabetizzazione digitale, per usare le nuove tecnologie in modo consapevole e responsabile, evitando che codici opachi e sviluppi incontrollati sfuggano di mano.

Redazione

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