“Un libro non dice mai tutto di un artista.” È una verità che emerge sfogliando le pagine di sei nuove pubblicazioni dedicate a fotografi e pittori come Ghirri, Morandi, Horvat e Beard. Non si tratta soltanto delle loro opere più famose, ma degli ambienti in cui hanno vissuto, dei libri che hanno amato, dei luoghi che hanno osservato con cura. Sono dettagli che illuminano aspetti nascosti, rivelando storie e sensibilità altrimenti invisibili. Così, queste sei uscite invitano a scoprire volti e territori oltre l’immagine, offrendo uno sguardo più profondo e intimo.
“Luigi Ghirri. L’anello della visione” di Lisa Nico accompagna il lettore dentro la mente e i gusti culturali del fotografo. Ghirri, noto per aver raccontato il quotidiano, sceglieva come soggetti scene di tutti i giorni, dettagli del paesaggio che spesso passano inosservati. Nico esamina saggi, libri e testimonianze legate a Ghirri, tra cui la critica tagliente di Franco Vaccari del 1972, che metteva in luce quello che il fotografo evitava di mostrare. Proprio questo gioco di “non dire tutto” è alla base della sua poetica.
Particolare attenzione è data ai suoi interessi letterari e musicali. Spicca il progetto “Identikit”, un autoritratto costruito attraverso i libri e i dischi della sua collezione, un’idea ripresa poi per i ritratti fotografici dello studio di Aldo Rossi e di Giorgio Morandi. Questo libro è un’ottima guida per chi vuole avvicinarsi alla fotografia di Ghirri senza cadere in interpretazioni troppo accademiche o complicate.
La collana “Casa come me” di Electa rilegge le abitazioni come veri e propri ritratti di chi le abita. I primi volumi, dedicati a Giulio Einaudi e Giorgio Morandi, mostrano quanto queste case abbiano influenzato la cultura e l’arte. Il libro di Paolo Di Stefano sul quartier generale torinese di Einaudi raccoglie fotografie, planimetrie e testimonianze che raccontano l’ambiente frequentato da scrittori e redattori che hanno segnato il dopoguerra italiano. Emergono figure come Ernesto Ferrero e Paolo Fossati, protagonisti della pubblicistica artistica in quegli spazi.
Nel caso di Morandi, la casa di via Fondazza 36 a Bologna è rimasta invariata dal 1930 al 1964. Qui il pittore visse con la madre e le sorelle in un appartamento raccolto, senza corridoi. Nel volume curato da Marco Antonio Bazzocchi si spiega come questo ambiente non si traduca direttamente nei soggetti dei suoi quadri, ma permei l’atmosfera della sua pittura. Quella casa è un simbolo di concentrazione e riservatezza, chiavi per capire l’intimità dell’artista.
Il libro curato da Fiammetta Horvat, Mathilde Oudin e Nunzio Giustozzi raccoglie l’eredità di Frank Horvat, fotografo che ha attraversato la seconda metà del Novecento con un lavoro ampio e variegato. Nato nel 1928 ad Abbazia, città che ha cambiato nazionalità più volte, Horvat è famoso soprattutto per la moda, ma ha lavorato anche nel fotogiornalismo, nei ritratti e nei paesaggi, mostrando uno sguardo versatile.
Tra le pagine c’è anche la testimonianza di Ferdinando Scianna, che lo ricorda come “uno degli uomini più brillanti incontrati in carriera.” La raccolta restituisce la vastità del suo lavoro, mettendo in luce i contrasti tra bianco e nero e colore, e la profondità di pensiero che accompagnava ogni sua immagine.
“The End of the Game” di Peter Beard, recentemente ripubblicato da Taschen, è uno dei libri più intensi e angoscianti. Pubblicato più di sessant’anni fa, unisce fotografie e testi dello stesso autore per raccontare la crisi della fauna africana. Beard documenta una tragedia silenziosa e in corso, mostrando come l’uomo abbia distrutto ecosistemi e popolazioni animali.
Le immagini, scattate in vent’anni, parlano da sole, senza bisogno di parole aggiuntive, e raccontano l’impatto violento e devastante dell’attività umana sulla natura. Ancora oggi, questo libro resta un monito potente, capace di colpire cuore e mente di chi lo guarda.
“Svizzera. Il tempo è galantuomo”, pubblicato da Humboldt Books, unisce scrittura e fotografia in modo originale. Il testo di Rosa Matteucci racconta personaggi illustri sepolti in Svizzera, da Jorge Luis Borges a Thomas Mann, esplorando il loro rapporto con il paese alpino che li ospita.
Le fotografie in bianco e nero di Matteucci mostrano tombe e luoghi di sepoltura, aggiungendo una dimensione emotiva al racconto. Completa il libro la sezione “Piccolo inventario svizzero” di Louis De Belle, che offre una panoramica iconografica fatta di scorci di vita quotidiana, tra mucche vere e finte, cimiteri, orologi a cucù e persino sportelli bancomat. Un omaggio originale e sfaccettato alla Svizzera.
Questi sei volumi, editi da Electa, Einaudi, Taschen e Humboldt Books, offrono un percorso tra spazi, sguardi e storie che dimostra come la vita degli artisti e dei luoghi si possa scoprire in modi diversi, ben oltre l’incontro con l’opera finita. Nuovi livelli di conoscenza emergono da case, archivi, fotografie e parole, che insieme raccontano l’uomo, la cultura e il tempo con più profondità e sfumature.
Il 28 ottobre 1726 a Londra usciva I viaggi di Gulliver. Da allora, l’avventura di…
Appena varchi la soglia di Berca, ti ritrovi davanti a un paesaggio che sembra uscito…
Quella di Bologna è stata l’unica tappa italiana del tour europeo della band newyorkese. All’Unipol…
Atterrare su una pista che lentamente sprofonda nel mare non è un incubo da film,…
Nel cuore di un’ex fabbrica tessile a Reggio Emilia, la danza si fa memoria. Al…
Martedì 20 ottobre, Sky Arte accende i riflettori su un’arte che spesso resta nell’ombra. Il…