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Danza e arte si incontrano a Reggio Emilia: Crystal Pite trasforma la Collezione Maramotti con “Alchimia”

Nel cuore di un’ex fabbrica tessile a Reggio Emilia, la danza si fa memoria. Al secondo piano della Collezione Maramotti, Crystal Pite, coreografa canadese di fama internazionale, trasforma uno spazio carico di storia in un teatro vivo, dove ogni passo racconta un passato nascosto. L’ex laboratorio sartoriale della maison Max Mara non è più solo un luogo abbandonato, ma un palcoscenico dove il movimento incontra le tracce di un’industria che non c’è più. L’aria è densa, quasi palpabile, e la coreografia si muove tra ricordo e invenzione, tra ciò che è stato e ciò che si può immaginare. Qui, danzatori e spettatori condividono un momento sospeso, dove il presente convive con l’eco di un’assenza.

Fondazione I Teatri e Collezione Maramotti: un sodalizio per la danza site specific

Dal 2009, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia ha stretto un rapporto di collaborazione con la Collezione Maramotti, favorendo la nascita di coreografie pensate appositamente per gli spazi della collezione. A firmare alcuni di questi lavori sono stati nomi di spicco del teatro-danza contemporaneo, come Trisha Brown, Wayne McGregor, Anne Teresa De Keersmaeker e Dimitris Papaioannou. Ognuno di loro ha saputo creare un dialogo intenso tra arti visive e movimento, con un rigore e un’innovazione che non hanno mai tradito la storia del luogo. L’arrivo di Crystal Pite rappresenta un momento importante, soprattutto perché segna il suo debutto in uno spazio che non è un teatro classico. Qui, le tracce del lavoro artigianale e della manifattura tessile si sono fuse con la sua ricerca coreografica, dando vita a un incontro autentico e spontaneo.

Paolo Cantù, direttore della Fondazione I Teatri, sottolinea come il lavoro di Pite si sia intrecciato profondamente con la storia del luogo. La sua attenzione al gesto e la cura nel movimento rispecchiano quella realtà fatta di mani che fino a poco tempo fa confezionavano abiti per corpi veri. Questo legame trasforma “Alchimia” in più di una semplice performance: è un racconto poetico, un ponte che unisce il passato al presente attraverso la danza.

“Alchimia”: tra memoria e arte, il laboratorio sartoriale prende vita

La performance si sviluppa in due ambienti distinti al secondo piano della Collezione Maramotti, progettata nel 1957 come sede dei laboratori di Max Mara. L’edificio porta con sé l’impronta brutalista degli anni Cinquanta: superfici grezze, imperfezioni preservate con cura durante la trasformazione in spazio espositivo, grazie al lavoro di Andrew Hapgood. Pite ha scelto di fare di questi elementi parte integrante della sua coreografia, intrecciandoli al movimento.

Lo spettacolo si apre e si chiude nella sala che ospita l’installazione monumentale “Caspar David Friedrich” di Claudio Parmiggiani, una nave oscura che evoca assenza e memoria. Nel mezzo, si muovono i danzatori del Nederlands Dans Theater – di cui Pite è artista associata – insieme ai componenti della sua compagnia Kidd Pivot di Vancouver. Qui, la coreografa ha ricreato un vero e proprio atelier sartoriale, un luogo vivo popolato da macchinari, stoffe e modelli di carta. Un dettaglio significativo è la presenza di un’ex sarta formata alla Scuola Maramotti, oggi costumista per la Fondazione I Teatri: un filo diretto con la storia autentica dell’edificio, inserito con delicatezza nella performance.

Il percorso è circolare, come un filo che lega passato e futuro. Le due aree evocano una doppia anima: da un lato la memoria concreta delle mani che hanno lavorato nella fabbrica, dall’altro la forza della danza che trasforma e dà nuova vita a forme e significati.

“Alchimia”: tra presenza, assenza e metamorfosi, la danza di Crystal Pite

Il lavoro di Pite si nutre non solo della storia e dell’architettura del luogo, ma si lascia ispirare anche dall’arte di Parmiggiani, maestro delle tracce e dell’evanescenza. Il tema centrale di “Alchimia” è la “presenza dell’assenza”: un’idea che la coreografa interpreta come un processo attivo, quasi magico, capace di far emergere l’invisibile e di dare forma all’impensabile, senza scadere nella nostalgia.

La sartoria diventa così una potente metafora per indagare il corpo umano. Nei momenti dedicati all’atelier, lo spettatore osserva forme quasi meccaniche, manichini ed esoscheletri costruiti con modelli di carta per tagliare stoffe. Queste figure – sospese tra umano e inumano – evocano un senso di inquietudine, un “perturbante” che si insinua nella vita di tutti i giorni senza farsi vedere.

Il rapporto tra corpo, oggetti animati e spazio conferisce a “Alchimia” una profondità filosofica rara. La coreografia non si limita a celebrare il passato industriale, ma allarga lo sguardo verso le connessioni tra vita, arte e la forza invisibile che agisce nel presente.

Dal 1 al 4 ottobre 2024, Crystal Pite ha portato “Alchimia” alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, regalando al pubblico un’esperienza che intreccia estetica, storia e ricerca coreografica in un allestimento unico.

Redazione

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