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Giovani artisti a Milano: la visione di Luca Rizzi sull’ostinazione creativa oggi

La pittura è stata un colpo di fulmine nato in un ufficio, racconta Luca Rizzi, classe 2001, mentre sfoglia i suoi schizzi in un angolo di Milano. Non è una storia comune: da Vallecamonica, un territorio fatto di montagne e silenzi, fino al cuore pulsante della Lombardia, il suo viaggio è segnato dall’ostinazione. Milano, con il suo ritmo incalzante e le sue porte sempre pronte a chiudersi, è diventata per lui molto più di una città caotica. Qui ha trovato un laboratorio vivo, un terreno dove la tenacia si fa arte. Ostinato, come quel motivo musicale che torna ossessivo senza mai mollare, Luca ha imparato a trasformare piccoli spazi domestici in atelier, a farsi spazio tra gallerie e mostre, a dare forma a un linguaggio simbolico che parla di ricerca e profondità. Tra vie come Porpora e Sant’Ambrogio, tra incontri fortuiti e radici che non si dimenticano, si dipana una crescita fatta di passione e fatica, che ancora oggi si rinnova.

Milano: trampolino e laboratorio per un artista emergente

Luca Rizzi arriva da Vallecamonica e sceglie Milano con una motivazione precisa. È la città più grande, la più vicina, quella che offre strumenti e opportunità difficili da trovare altrove. Inizialmente è arrivato per studiare, ma poi la vita ha preso altre strade: dopo essere stato notato da un’agenzia di modelli, ha iniziato a viaggiare tra Roma e Milano, mantenendo però quest’ultima come base. Milano è stata casa e laboratorio per due anni. La pittura è entrata nella sua vita solo nel 2022, quasi per caso: lavorando in ufficio, ha cominciato a disegnare per passare il tempo, scegliendo soggetti semplici, come i cani. Quei primi schizzi in bianco e nero gli hanno aperto la porta a un amico pittore romano, che gli ha dato le prime dritte. Il giorno dopo Luca ha provato a dipingere un quadro, segnando il suo esordio. Tornato a Milano, si è ritagliato un angolo nel suo appartamento, trasformandolo in un vero studio d’artista. La crescita è stata costante: dai pastelli a olio è passato alla pittura a olio vera e propria, con grandi finestre aperte per evitare i fumi dei solventi. Oggi definisce quel piccolo spazio quasi un lusso, sia per l’affitto contenuto sia per la metratura a disposizione.

Avere uno studio vero ha fatto la differenza. Dopo qualche trasloco, Luca ha trovato una base stabile in via Pericle, dentro Cane Studio, un collettivo di amici e artisti. Qui non si dipinge solo: si conservano opere, si mostrano lavori e soprattutto si scambiano idee con chi sta percorrendo un cammino simile nel mondo dell’arte.

Senza accademia, tra relazioni e spazi condivisi

Luca non ha frequentato l’accademia e questo ha segnato il suo ingresso nel circuito artistico milanese. La sua strada è diversa da quella tradizionale, dove reti e visibilità si costruiscono spesso con percorsi prestabiliti. A differenza di molti giovani, non ha cercato subito una collocazione nel mondo della pittura milanese. Ha trovato ispirazione e stimoli nelle relazioni con persone attive in ambiti affini: musicisti, stilisti, designer, registi, illustratori, scultori. Questi incontri nascono dal dialogo, dal feeling, non da strategie di visibilità; spesso il senso di ciò che si fa si rivela solo dopo molte chiacchierate e confronti.

Il rito degli opening nelle gallerie, centrale nella vita culturale della città, non fa parte della sua routine. Frequenta mostre di interesse, ma raramente va alle inaugurazioni, se non per sostenere amici. Tra i suoi luoghi preferiti ci sono la Galleria d’Arte Moderna e il Museo Bagatti Valsecchi, spazi dove il rapporto con l’arte diventa più intimo. Tra le esperienze più forti c’è stata una mostra a Parigi, “The Irony of History” di Philip Guston, che lo ha colpito per la forza espressiva.

Solo di recente ha cominciato a costruire rapporti con gallerie e professionisti, grazie a contatti nati da amicizie o social come Instagram. Un modo di emergere meno convenzionale, fatto di relazioni dirette e fiducia.

Tra nord e sud: i quartieri che segnano il cammino artistico

Per Luca, Milano non è solo spazio urbano, ma una mappa di emozioni fatta di quartieri, strade, chiese e musei. Passa gran parte del tempo nel nord della città: Casoretto, via Porpora, Rovereto, Precotto. Qui vive e lavora, muovendosi spesso a piedi o in bici. Questo tragitto è più di un semplice spostamento: è un rapporto concreto con l’ambiente urbano, fatto di dettagli che entrano nella sua vita e alimentano la creatività.

Un luogo a cui è molto legato è la chiesa di Santa Maria Bianca della Misericordia a Casoretto, con l’affresco rinascimentale della Vergine Bianca, carico di significati personali. A sud, invece, frequenta Sant’Ambrogio, dove si trovano sculture romaniche, spesso ispirate a figure animali dai forti riferimenti geometrici e simbolici. Questi incontri con l’arte antica nutrono la sua visione, creando un dialogo tra passato e presente.

Non sono solo posti sulla mappa, ma vere e proprie comunità, tappe di un viaggio che si nutre di radici e di contatto con forme espressive legate al territorio.

A Venezia con “1, 2, 3 stella”: miti e simboli nel mondo di Luca Rizzi

Il 18 luglio Luca ha inaugurato a Venezia la sua prima mostra personale, “1, 2, 3 stella”, curata da Marta Cereda. L’invito è arrivato diretto e la preparazione è stata un confronto intenso. I lavori in mostra esplorano il rapporto complesso tra mito, infanzia e linguaggi simbolici, con uno stile semplice e immediato. La pittura racconta un mondo dove fantasia e realtà si intrecciano, dove il gioco del salto della campana si lega alle antiche osservazioni celesti dei filosofi greci.

Tra le opere più importanti c’è “Pitoto”, dal nome dell’omino stilizzato camuno, simbolo ancestrale inciso nelle rocce della Vallecamonica da millenni. Il termine ha anche un tono affettuoso, che si riflette nel dipinto con la figura di un bambino, accompagnato da simboli legati all’apprendimento e alla misura, come l’abaco e l’asino. Questi elementi aprono una riflessione sugli stereotipi che spesso accompagnano chi viene da territori di montagna, visti con disprezzo o ignoranza.

Molte sue opere giocano sul confine tra ciò che è chiaro e ciò che resta aperto a interpretazioni. In “Cureè” , per esempio, una forma rossa può essere vista come un cuore o un cane ferito: l’ambiguità diventa forza, riflettendo una verità nascosta nelle illusioni visive comuni.

Mitologia e musica: le radici del linguaggio artistico di Rizzi

Le opere di Luca nascono spesso da immagini che fotografano il reale – paesaggi, oggetti, volti – ma si trasformano durante il lavoro creativo. Molte foto sono sue o di amici, qualcuna arriva dalla rete, altre scaturiscono dall’immaginazione. Lo sfondo e l’atmosfera sono legati a ciò che vede ogni giorno, come il cielo sopra lo studio nei momenti di pittura.

La musica ha un ruolo importante: influenze sonore si insinuano nel modo in cui dipinge, trasformando in modo quasi inconsapevole le immagini. Accanto a questo c’è una ricerca profonda legata al mito e all’iconografia religiosa italiana. Libri come “Il mulino di Amleto” di De Santillana e von Dechend, che esplora il mito come linguaggio di conoscenza tecnica e astronomica, hanno segnato il suo pensiero negli ultimi anni.

Un legame particolare è quello tra cani e stelle. Nel dipinto “Autoluminescent” compare Sirio, la stella più luminosa del cielo boreale, che per lungo tempo è stata considerata il centro dell’universo. La costellazione del Cane Maggiore è ricca di riferimenti mitologici e astrologici, un filo antico che attraversa molte sue opere. Il titolo si ispira a una canzone di Rowland S. Howard, che sembra completare il racconto di questa stella dimenticata.

L’incontro con El Greco: una svolta per un giovane artista

Tra i momenti chiave per Luca c’è la visita a Palazzo Reale per la mostra su El Greco. Questo incontro con l’arte storica lo ha colpito profondamente, scatenando una notte di lavoro febbrile che è durata fino all’alba. È un episodio emblematico del rapporto vivo che l’artista mantiene con la tradizione e il presente, in una lotta continua per dare forma a un senso di continuità e rinnovamento che guida il suo percorso creativo.

Milano resta così il luogo da cui partire e a cui tornare, un terreno di confronto e scoperta dove la determinazione si traduce in un lavoro concreto, fatto di dettagli, simboli antichi e nuove narrazioni visive.

Redazione

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