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La Zaha Hadid Foundation riapre a Londra: il tempio dell’architettura contemporanea torna a vivere

Nel cuore di Londra, in Bowling Green Lane, un edificio vittoriano rinasce dopo anni di silenzio e restauri. È qui che, per più di trent’anni, Zaha Hadid ha lasciato il segno con le sue idee rivoluzionarie. Oggi quelle mura non custodiscono solo ricordi: si preparano a ospitare un vivace centro di cultura contemporanea. Non un semplice archivio, ma uno spazio vivo, fatto di mostre, incontri e progetti dedicati a chi vuole guardare oltre, a giovani creativi e studiosi pronti a scrivere nuove pagine nell’architettura e nell’arte. Un luogo dove passato e futuro si intrecciano in un dialogo aperto, vibrante.

Dallo studio storico a un hub di cultura architettonica

La vecchia scuola vittoriana di Bowling Green Lane ha ospitato lo studio di Zaha Hadid per decenni. Qui sono nate molte delle sue opere più note, tra schizzi, modelli e continue riflessioni progettuali. Ora, dopo un restauro curato dallo Studio KA, l’edificio si presenta rivitalizzato, con un occhio attento a conservare dettagli originali come il grande camino, le arcate, le maniglie a forma di “Z” e il parquet a spina di pesce con inserti unici. Il lavoro ha trovato un equilibrio tra il rispetto per la memoria e la necessità di adattare gli spazi alle nuove attività pubbliche.

Gli interni sono stati rimodellati per accogliere esposizioni, sale conferenze e aree per studio e ricerca. Il vecchio refettorio è diventato un foyer con reception, galleria e un bookshop temporaneo gestito dall’Architectural Association . All’esterno, i mattoni si mescolano a tocchi di azzurro pastello, richiamo ai dipinti di Hadid, con dettagli che vanno dal cancello ai pluviali, a sottolineare il legame tra architettura e arte. Rana Hadid ha ricordato quanto Zaha fosse affascinata dal passato scolastico dell’edificio, sottolineando il valore simbolico del luogo, destinato a stimolare curiosità e apprendimento.

Mostre e spettacoli: l’architettura incontra le arti performative

Per la riapertura, la Zaha Hadid Foundation ha preparato un calendario fitto di eventi che mettono in luce il rapporto tra il design di Hadid e le arti performative, un campo che l’architetta ha sempre seguito con interesse. La mostra “Zaha Hadid: Architecture of Performance” ripercorre venticinque anni di collaborazioni con coreografi, musicisti e artisti visivi, mostrando come i suoi disegni abbiano influenzato scenografie, allestimenti e installazioni.

Si parte dai primi lavori con la coreografa Rosemary Butcher nel 1989, dove i disegni diventavano vere e proprie grammatiche del movimento, fino al Music Video Pavilion per il Groninger Museum. Negli anni 2000 emergono superfici fluide e vertigini digitali in progetti per balletto e concerti, come il Metapolis e il tour mondiale dei Pet Shop Boys. La selezione si chiude con un progetto per Così fan tutte alla Walt Disney Concert Hall, dove architettura e moda si fondono in un racconto dinamico grazie anche ai costumi trasformabili.

La mostra mette in luce un continuo scambio tra discipline diverse, mostrando come l’opera di Hadid vada oltre l’edilizia per abbracciare performance, design e tecnologia. Curatrici di rilievo hanno scelto pezzi e progetti per rendere visibile questa sinergia, confermando l’innovazione di Zaha a quasi vent’anni dal premio Pritzker.

Nuove opere e un’eredità che guarda avanti

Oltre a ripercorrere la carriera di Zaha Hadid con opere storiche, la fondazione presenta due nuove commissioni che raccontano l’eredità dell’architetta con linguaggi contemporanei. “The Rebar Beneath”, video-installazione di LionHeart, prende spunto dai materiali dell’archivio per ripensare la spazialità con immagini poetiche, performance e tecniche moderne. Questo lavoro trasforma la seconda galleria in uno spazio immersivo e concettuale.

Nel foyer, “The Completely Exhausting Inexhaustibility of Zaha Hadid”, dell’illustratrice Pulitzer Mona Chalabi, riassume la vita e l’attività di Hadid con una timeline visuale proiettata su un tessuto che richiama un abito storico di Issey Miyake appartenuto all’architetta. L’installazione sottolinea la multidisciplinarità di Hadid, capace di muoversi senza confini tra architettura, moda e design.

Parallelamente, il nuovo sito web della Zaha Hadid Foundation, realizzato da Made by ON, offre accesso digitale all’archivio e ai progetti, permettendo di esplorare la vastità e complessità della sua produzione creativa. Uno strumento che rafforza la missione della fondazione, offrendo un luogo di studio e ispirazione che va oltre i confini della sede londinese.

La riapertura della Zaha Hadid Foundation segna così una tappa importante per mantenere viva una delle eredità artistiche e culturali più influenti dei nostri tempi, puntando su dialogo, ricerca e un coinvolgimento sempre più aperto e internazionale.

Redazione

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