Per la prima volta, l’Uzbekistan approda ufficialmente alla Milano Design Week con un progetto che parla di radici e futuro. “When Apricots Blossom” prende il nome da un celebre poema di Hamid Olimjon, voce degli anni Trenta che ha cantato speranza e rinascita. A Palazzo Citterio, tra le sue sale storiche, si intrecciano storie di artigianato, design e cultura uzbeka, ma anche un richiamo urgente: le ferite del Mar d’Aral, un monito silenzioso che accompagna le opere in mostra. Un debutto che unisce bellezza e consapevolezza, invitando a guardare oltre l’estetica.
La mostra ruota intorno a tre pilastri della cultura karakalpaka: i tessuti, il cibo e l’abitare. Non sono semplici aspetti quotidiani, ma veri e propri simboli di identità e resistenza. Kulapat Yantrasast, architetto e curatore del progetto, sottolinea come queste pratiche artigianali siano un ponte tra passato e presente, una storia che continua a vivere e a trasformarsi. Nel Karakalpakstan, questa dinamica è particolarmente viva: qui tradizione e creatività dialogano costantemente, raccontando come una comunità interpreti e viva il proprio ambiente.
L’allestimento offre un’esperienza multisensoriale, capace di far conoscere materiali, forme e usanze in modo diretto e coinvolgente. I tessuti, per esempio, mostrano tecniche antiche che si rinnovano, mantenendo intatta una tradizione ricca di significati. Il cibo viene raccontato come rito e segno di accoglienza, mentre l’abitare si svela attraverso strutture temporanee che richiamano lo stile nomade, invitando a riflettere sul legame tra cultura e natura.
L’ingresso di Palazzo Citterio accoglie i visitatori con grandi arazzi e tessuti firmati dalla designer britannica Bethan Laura Wood, realizzati in collaborazione con artigiani uzbeki. Queste opere esaltano la tradizione tessile locale, con nappe e nastri tipici delle decorazioni delle iurte nomadi. Il risultato è un’esplosione di colori e trame che immerge subito nello spirito della mostra. Poco più avanti, un’installazione raffigura un albero di albicocco, simbolo di ospitalità e prosperità, oltre che una delle principali risorse agricole uzbeke.
Nel giardino, “The Garden Pavilion” prende forma: una grande iurta smontata e rimontata dall’architetto Yantrasast, pensata come spazio per incontri, laboratori e momenti di calma. L’installazione coinvolge i sensi e invita a un’esperienza partecipata, capace di far emergere la complessità culturale e ambientale del Karakalpakstan. Qui l’architettura diventa narrazione, un modo per capire il rapporto tra uomo, natura e tradizione.
Nel cuore della mostra, nella galleria principale, si concentra un progetto dedicato al pane, un elemento centrale nella cultura uzbeka. Dodici vassoi e timbri per il pane sono stati creati da designer contemporanei in collaborazione con artigiani del Karakalpakstan. I materiali – legno, seta, feltro, ceramica e canna – sono radicati nelle tradizioni locali e servono a esplorare il non, il pane tipico, e i kekich, i timbri decorativi che imprimono motivi simbolici sulla superficie del pane.
Questi oggetti mostrano come qualcosa di semplice come il pane possa racchiudere valori culturali e sociali profondi, oltre a stimolare una riflessione sulle pratiche artigianali e sostenibili. Il confronto tra designer e maestranze locali ha dato vita a un dialogo vivo tra tradizione e contemporaneità, un modo per celebrare la cultura uzbeka senza rinunciare all’innovazione.
Dietro “When Apricots Blossom” c’è anche un obiettivo importante: promuovere la rinascita sociale e culturale del Karakalpakstan, una regione duramente colpita dal disastro ambientale del Mar d’Aral. Gayane Umerova, presidente dell’Uzbekistan Art and Culture Development Foundation, sottolinea che la mostra è molto più di un’esposizione: è un gesto di diplomazia culturale, che parla al mondo partendo dalla realtà uzbeka.
Il Mar d’Aral ha perso più del 90% della sua superficie dagli anni Sessanta, causando una crisi ambientale ed economica che ha segnato profondamente le comunità locali. La mostra vuole restituire speranza, stimolare la riflessione e difendere un patrimonio culturale a rischio, usando l’arte, il design e il legame con la comunità. Il progetto punta a richiamare l’attenzione internazionale sulla resilienza e la ricchezza culturale di una regione che lotta per il suo futuro.
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