Il 30 maggio 2026 si avvicina inesorabile, e con esso il rischio concreto che la graduatoria del concorso MiC 518, profilo 05, per funzionari storici dell’arte venga fatta decadere. Sono 204 i candidati coinvolti, persone che hanno superato un concorso duro e ufficiale, investendo anni di studio e sacrifici. La loro graduatoria, però, al momento non gode di alcuna proroga. A sollevare la questione è il Cisda, il Comitato Idonei Storici dell’Arte, che non ha esitato a denunciare quella che definisce un’anomalia amministrativa, un abbandono da parte del Ministero della Cultura. Il malcontento monta e la protesta è chiara: non si tratta solo di nomi su una lista, ma di una categoria professionale che chiede rispetto e certezze.
Il nodo della questione è la mancata proroga di una graduatoria che raccoglie i candidati idonei per il ruolo di funzionari storico-artistici. Il Cisda fa notare che non è mai successo che il Ministero della Cultura lasciasse scadere una graduatoria concorsuale senza rinnovarla. Mentre per altre categorie coinvolte nello stesso concorso le graduatorie si sono esaurite e sono state superate, quella degli storici dell’arte resta l’unica ancora valida, anche se bloccata.
Il paradosso è proprio questo: altre liste scorrono, mentre quella degli storici resta ferma, con il rischio di trasformarsi in una vera e propria discriminazione. Da anni si susseguono blocchi del turn over e poca attenzione verso questi professionisti, pur essendo figura chiave nella macchina culturale pubblica. La questione va oltre la burocrazia: riguarda il rispetto e il valore stesso della professione.
Nella lettera inviata al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, si parla chiaro: questa scelta non ha motivazioni valide. Non rinnovare la graduatoria significherebbe escludere definitivamente 204 candidati dal percorso lavorativo, con un impatto grave sulle loro vite e sul settore.
Nel frattempo il MiC ha lanciato un nuovo concorso per 577 funzionari e un bando di mobilità per altre 120 posizioni. Però proprio la graduatoria storica rischia di andare persa. Una contraddizione che ha sollevato dubbi tra gli idonei e i sindacati.
Secondo il Cisda, mantenere aperta quella graduatoria avrebbe significato poter contare su un gruppo di professionisti già selezionati, senza dover affrontare nuove spese o lungaggini burocratiche. Invece, con oltre 6.300 posti vacanti al Ministero – di cui 1.800 solo tra i funzionari tecnici – si perde un’occasione preziosa.
Il sistema culturale italiano paga il prezzo dei pensionamenti e di un bisogno crescente di personale. Far decadere una graduatoria attiva, unica nel suo genere, equivale a scegliere una strada più difficile e meno efficiente. In un’amministrazione complessa come quella del MiC, questa scelta rallenta il ricambio generazionale e la capacità operativa di musei, archivi e soprintendenze.
La vicenda ha subito trovato appoggio nell’associazione Mi Riconosci?, da tempo impegnata per i diritti dei lavoratori nel settore culturale. Insieme al Cisda hanno lanciato un forte segnale: far scadere una graduatoria con centinaia di professionisti selezionati è una decisione senza precedenti e rischiosa per tutto il sistema concorsuale.
I sindacati confermano che mai prima d’ora si era visto un blocco simile. La disparità di trattamento rispetto alle altre categorie è una vera e propria discriminazione nel pubblico impiego, che ignora la storica carenza di personale al MiC.
Per questo il 28 aprile 2024, dalle 12 alle 14:30, è stato organizzato un presidio davanti alla sede del Ministero della Cultura a Roma, in via Collegio Romano 27. Sarà un momento di protesta e visibilità, per mettere in luce una situazione che mette a rischio chi ha investito tempo e risorse in una professione fondamentale per la cultura italiana. A fianco degli idonei ci saranno attivisti, esperti e lavoratori, tutti uniti per chiedere un intervento chiaro sul rinnovo della graduatoria.
L’appello è semplice: non perdere l’occasione di valorizzare queste competenze, evitando un ulteriore indebolimento di un settore già provato da anni di difficoltà e carenze. Il vero rischio è che giovani e preparati storici dell’arte vengano esclusi dal pubblico impiego, con un danno enorme per il patrimonio culturale nazionale.
Quando il primo accordo di un’opera risuona in teatro, la città si trasforma. Nel 2024,…
Una sfida tra amici prima del matrimonio si è trasformata in un incubo legale Lei…
Per la prima volta, l’Uzbekistan approda ufficialmente alla Milano Design Week con un progetto che…
Il fischio del treno a vapore risuona nell’aria fresca di primavera, mentre lentamente lascia la…
L’odio è un virus che corre veloce, dice qualcuno. E in Calabria, terra sospesa tra…
Immagina migliaia di persone radunate in un bosco, lontano da occhi indiscreti, mentre la musica…