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Eranova, il borgo calabrese scomparso raccontato da un artista: viaggio nell’utopia del 1972

Nel cuore della Calabria, un villaggio nato dalla rivolta dei braccianti contro i latifondisti ha cessato di esistere più di cinquant’anni fa. Eranova, fondata a fine Ottocento, non è mai stata un paese qualunque. Qui si sono intrecciate speranze, lotte sociali e cambiamenti drammatici, fino a sparire nel 1972, proprio l’anno in cui Italo Calvino dava alle stampe “Le città invisibili”. Quel piccolo mondo è stato cancellato per lasciare il posto a un progetto industriale che non ha mai visto la luce. Ma le sue voci, i suoi suoni, le sue memorie resistono ancora, emergendo da un racconto audio che restituisce l’anima di un luogo che, più che un semplice paese, è stato un simbolo di resistenza e sogno.

Eranova, il sogno contadino che si spegne sotto il peso dell’industrializzazione

Eranova nacque nel 1896 dove ora sorge il porto di Gioia Tauro, in Calabria. A dar vita al paese fu un gruppo di braccianti guidati da Ferdinando Rombolà, stanchi di vivere sotto il giogo del barone-latifondista che dominava la zona. Il nome stesso, “Eranova”, era un simbolo di speranza, un richiamo a una nuova era, a un’alternativa concreta per un popolo oppresso. Così si formò una comunità autogestita, fuori dai tradizionali schemi feudali, un luogo di resistenza e aspirazioni sociali.

Ma questa esperienza durò meno di un secolo. Nel 1972 la Democrazia Cristiana varò un piano per costruire il V Centro Siderurgico proprio in quell’area, un progetto imponente che però rimase sulla carta. Eppure, solo l’annuncio bastò per cancellare Eranova dalla mappa. Nei successivi otto anni il paese venne smantellato; gli abitanti persero le loro case e furono costretti a disperdersi tra San Ferdinando e Gioia Tauro. Quella scelta rappresentò una sconfitta amara per la comunità contadina, che si dissolse senza possibilità di ritorno.

La storia di Eranova resta impressa nelle memorie, non solo come una sconfitta, ma come un esempio lampante delle dinamiche di potere che travolgono le vicende locali. L’utopia si sgretola sotto il peso di un progetto industriale imposto dall’alto, che annienta la vita e le mani che l’avevano costruita.

“Campanamuta”, l’audio che riporta in vita le voci di Eranova

L’epopea di Eranova torna a farsi sentire grazie a “Campanamuta”, un’opera audio in sei puntate creata dall’artista napoletano Martin Errichiello e trasmessa nel 2025 su RAI Radio 3 nella trasmissione Zazà. Un’esperienza immersiva che si affida solo alla forza delle parole, dei suoni e dei ricordi per richiamare un tempo e un luogo scomparsi fisicamente ma vividi nella mente di chi li ha vissuti.

La narrazione non segue un percorso lineare, ma si sposta tra spazi e tempi diversi, mescolando le testimonianze degli ultimi abitanti di Eranova con i testi scritti dallo stesso Errichiello. Il rischio di confusione si trasforma in un attento lavoro di tessitura, che lascia all’ascoltatore il compito di ricostruire i frammenti, suscitando emozioni intense. Il formato audio, scelto dopo un lungo lavoro creativo, permette un coinvolgimento più intimo, lasciando libero spazio all’immaginazione per ricostruire i paesaggi invisibili di una città ormai cancellata.

Errichiello, che si muove tra fotografia, video e installazioni visive, usa in “Campanamuta” la forza della memoria sonora per raccontare le contraddizioni sociali e culturali che hanno segnato il Novecento meridionale. Un lavoro che non è solo un omaggio a Eranova, ma un’indagine sulle identità individuali e collettive che emergono al confine tra visibile e invisibile, storia ufficiale e microstoria.

Martin Errichiello racconta: tra memoria, identità e microstoria

Martin Errichiello definisce “Campanamuta” come un viaggio che attraversa la Calabria e, più in generale, l’Italia. Vede nella storia di Eranova un perfetto esempio di come le vicende di un singolo e di una comunità si intreccino con la grande Storia nazionale. Al centro del racconto c’è il difficile equilibrio tra la libertà degli abitanti e il peso delle decisioni politiche.

Il lavoro di Errichiello si basa su un approccio empatico, che lo porta a cercare legami tra la sua esperienza personale – cresciuto ai margini dei Campi Flegrei – e le memorie di Eranova. Il dialogo tra identità individuali e collettive diventa uno strumento per restituire dignità a storie spesso dimenticate o messe ai margini.

“Campanamuta” nasce anche da un progetto precedente, “In Quarta Persona”, una residenza fotografica multidisciplinare partita nel 2015 in Calabria. È lì che Errichiello ha scoperto la storia di Eranova, cogliendone il valore simbolico come esempio di un Sud raccontato spesso solo attraverso le sue ferite sociali e culturali, ma mai spento. L’idea di narrare Eranova attraverso l’audio nasce anche dal desiderio di mantenere una tensione visiva nella narrazione, pur affidandosi a un mezzo che stimola immaginazione e memoria.

Oggi l’artista sta lavorando anche a un film su Eranova che, pur diverso nel linguaggio, mantiene lo stesso intento: muoversi tra dimensioni temporali e narrative diverse, seguendo un cinema onirico e non lineare. Un racconto che si sviluppa come un sogno, dove il senso generale si mescola a immagini e poesia, suggerendo che quella storia è sempre in divenire, impossibile da chiudere.

Eranova tra mito e realtà: memoria viva in un presente frammentato

La storia di Eranova si presta naturalmente a una narrazione quasi fiabesca. Una comunità nata da braccianti ribelli che cercano di aprire una nuova era contro un sistema dominante, e un destino crudele che, senza mai coinvolgere direttamente i protagonisti, decide la sua fine. Questa struttura segue archetipi forti: eroi ben delineati, uno scontro netto tra giusto e sbagliato e una morale che invita a riflettere sul potere della Storia più grande.

Gli abitanti rimasti conservano un’immagine romantica di Eranova, fatta di vigneti, natura rigogliosa e scene quasi da favola. Questi ricordi si scontrano con la caducità del villaggio e una fine secca, violenta e inevitabile. Eppure, la loro visione è spesso intrisa di nostalgia, come se quella fine non fosse una chiusura definitiva, ma l’inizio di un racconto sempre aperto.

Per Errichiello, Eranova è una “capsula del tempo” che viaggia senza fine, un frammento sospeso nella memoria collettiva. La forza del racconto sta nel tenere vivo il dialogo tra passato e presente, tra il dolore della perdita e il bisogno di dare un senso a ciò che accade. Parlare oggi di Eranova significa anche confrontarsi con altri luoghi segnati da esilio, oppressione e smarrimento, come la Palestina.

La vicenda di Eranova diventa così uno specchio per capire le dinamiche del potere, la resistenza delle persone e l’importanza di non dimenticare chi lotta per la propria terra e dignità. Un dialogo aperto con chiunque incroci storie ai margini della Storia ufficiale, per mantenere viva la memoria e alimentare una coscienza collettiva.

Redazione

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