Nel cuore di Milano, tra vie cariche di storia e vetrine ultramoderne, giovani artisti cercano di costruire il proprio futuro. Non basta più solo saper dipingere o scolpire: bisogna districarsi in un mondo fatto di bandi intricati, residenze temporanee e incarichi sparsi. Quei primi anni dopo la formazione sono un terreno scivoloso, dove il talento rischia di perdersi in un labirinto di opportunità frammentate. La città, con le sue gallerie prestigiose e spazi indipendenti, offre palcoscenici importanti ma anche regole mai scritte da decifrare. E mentre i social trasformano il modo di comunicare e vendere l’arte, il gioco cambia continuamente. Olmo Gasperini, romano di nascita ma milanese di cuore, racconta cosa significa davvero muoversi in questo intreccio complesso, fatto di scelte difficili e relazioni da costruire, giorno dopo giorno.
Farsi strada nel circuito artistico di Milano significa fare i conti con aspettative e pressioni che non si possono ignorare. Il costo della vita qui è alto, e spesso spinge i giovani a buttarsi subito in contesti produttivi legati al mercato. Se da un lato questo può aprire porte importanti, dall’altro può diventare una gabbia che limita la libertà creativa. Gasperini mette in guardia sul rischio che la ricerca si appiattisca, trasformando l’arte, che nasce da un impulso personale, in un semplice prodotto da consumare in fretta. Secondo lui, i primi anni dovrebbero servire a coltivare con calma il proprio linguaggio, senza farsi schiacciare dalle logiche di mercato. La disciplina artistica è fondamentale, ma non deve mai soffocare la spontaneità della scoperta e la genuinità della pratica. Questo equilibrio tra necessità economica e autonomia creativa è il primo nodo da sciogliere per un giovane artista in città.
Per mantenere viva la produzione artistica serve spesso un equilibrio delicato tra fonti di reddito e tempo per la ricerca. Oggi Gasperini è riuscito a trovare una condizione che gli permette di concentrarsi sull’arte senza dover fare un secondo lavoro pesante. Le vendite di opere attraverso la galleria RvB Arts a Roma coprono parte delle spese per lo studio a Milano e i materiali. Nel frattempo, le lezioni private di disegno gli assicurano un’entrata extra, senza impegnarlo troppo. Sul piano artistico, lavora su più livelli: porta avanti progetti veloci e meno impegnativi, ma anche opere più complesse e a lungo termine, con un focus sulla figura umana. Quest’ultimo resta il cuore di un percorso più ampio, spesso lontano dalla vendita immediata. Questa varietà gli permette di mantenere viva la ricerca, evitando di scadere in modelli ripetitivi.
L’arrivo del digitale ha cambiato profondamente il modo in cui gli artisti si mostrano e si confrontano con pubblico, gallerie e collezionisti. Per Gasperini i social sono un’arma a doppio taglio. Dopo un periodo di allontanamento, ha scelto di tornare su piattaforme come Instagram, riconoscendo quanto siano importanti per farsi conoscere e costruire reti professionali. Allo stesso tempo, però, sa che la fruizione rapida e massiccia delle immagini, guidata dagli algoritmi, rischia di svuotare di senso il contenuto visivo, trasformandolo in semplice materiale da consumare in fretta. Per questo punta a nutrire il proprio immaginario attingendo dalla storia dell’arte, per mantenere uno sguardo critico e consapevole. Capire come si costruiscono le immagini diventa così una difesa per preservare integrità e profondità in un mondo mediatico affollato. Questo approccio si riflette nel suo lavoro, che mira a creare opere dense di significato, lontane dalla banalità.
Nonostante le tante occasioni di esposizione e di incontro, il sistema artistico milanese presenta alcune fragilità che pesano soprattutto sui giovani. Gasperini mette in luce come la predominanza di una logica di mercato, orientata soprattutto all’investimento finanziario, sia uno dei problemi principali. Questo fa rischiare di mettere in secondo piano l’interesse autentico per le ricerche artistiche emergenti. Non è tanto la mancanza di spazi o di mostre, quanto la difficoltà culturale ad accogliere lavori radicali e complessi. Il risultato? Per farsi notare molti artisti tendono a ridurre i rischi, uniformandosi a quello che il mercato considera “sicuro” e facile da digerire. Gasperini sostiene che il cambiamento non potrà venire dall’interno di questo sistema, ma servirà creare spazi alternativi di confronto e dialogo. Solo approcci critici e indipendenti potranno, secondo lui, spezzare dinamiche ormai “soffocanti” per le nuove generazioni.
Nonostante la fotografia sia spesso punto di partenza per molti pittori oggi, Gasperini insiste nel lavorare direttamente dal vero. Questo gli dà la libertà di esplorare diverse prospettive percettive. Per lui la pittura è uno strumento per entrare in una dimensione sensoriale profonda, capace di esprimere emozioni e sensazioni che vanno oltre la ragione. Il processo richiede tempo e cura: gli ambienti che riproduce sono “cristallizzati” in un momento preciso, destinati a cambiare e decadere mentre prende forma l’opera. Questa tensione tra mutamento reale e fissazione pittorica è uno dei temi chiave del suo lavoro. Partendo da ambienti borghesi segnati dal tempo, le sue tele raccontano una tensione palpabile tra bellezza e disagio, tra permanenza e trasformazione. Gasperini adotta uno sguardo obiettivo, sospende il giudizio per lasciare che la realtà emerga nella sua complessità, arrivando anche a eliminare la pennellata per rendere l’immagine quasi indefinita.
Nei suoi quadri non mancano oggetti comuni, come lattine di energy drink o scatole di medicinali, che per lui hanno un preciso valore simbolico. Questi elementi ancorano il racconto alla realtà contemporanea, senza fuggire da essa ma integrandola nella narrazione pittorica. Inserire dettagli così quotidiani dà un carattere “deteriorante” al processo creativo, portando sulla tela anche la fatica e il caos della vita di tutti i giorni. Le lattine di Monster, per esempio, non sono solo un elemento estetico ma raccontano momenti di lavoro intenso in studio, notti scandite da sonno polifasico e massima concentrazione. Questo rapporto con una luce unica e fissa nelle sue notti parla di un legame intimo con il tempo e la materialità della pittura.
Tra le esperienze che hanno segnato Gasperini ci sono le lezioni con Francesca Alfano Miglietti all’Accademia di Brera e la residenza “Visibile/Invisibile. Tecniche della Meraviglia” presso Casa degli Artisti, curata dalla stessa Alfano Miglietti nel 2023. Questi momenti di confronto hanno acceso riflessioni importanti, offrendo una guida preziosa per definire il suo linguaggio e muoversi nel complesso mondo artistico milanese. Questi incontri dimostrano come, nonostante le difficoltà strutturali, la presenza di figure di riferimento e occasioni di dialogo resti una risorsa fondamentale per i giovani artisti in città.
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