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La Reggia di Caserta riparte: intervista esclusiva a Tiziana Maffei sulla nuova era del patrimonio storico

# Tiziana Maffei e la direzione della Reggia di Caserta: sfide, successi e progetti

Nel luglio 2019, Tiziana Maffei ha assunto la direzione della Reggia di Caserta, trovandosi subito di fronte a una sfida imponente. Un patrimonio storico e culturale di straordinario valore, certo, ma anche un sistema organizzativo che arrancava da tempo. Senza un vero passaggio di consegne con il suo predecessore, Mauro Felicori, ha dovuto rimboccarsi le maniche in fretta. In questi anni ha riorganizzato l’amministrazione, ha ridato slancio alla vita culturale del complesso e ha affrontato questioni delicate, come il riallestimento della collezione Terrae Motus, un dono prezioso del gallerista Lucio Amelio. Ora, con il mandato che si avvia a conclusione, Maffei guarda indietro e racconta le sfide, i successi e i progetti per il futuro di uno dei gioielli più ambiziosi del patrimonio italiano.

Una macchina fragile ma con grandi potenzialità

Quando Maffei è arrivata, la situazione era a due facce. Da un lato, la riforma Franceschini aveva acceso i riflettori sui musei italiani, portando più risorse e attenzione. Dall’altro, però, la gestione interna arrancava, soprattutto sul versante amministrativo. Mancava un’organizzazione che rispettasse davvero le regole della pubblica amministrazione, dalla trasparenza alle procedure di lavoro. Elementi essenziali, visto che si parla di un’istituzione pubblica.

Questa mancanza si traduceva in ritardi continui e in una squadra poco coesa, una pecca grave per un museo. Maffei sottolinea che “non bastava mettere insieme discipline diverse in modo superficiale: serviva un sistema integrato, dove ogni settore – dall’amministrazione alla comunicazione – lavorasse con competenze precise e in sinergia.” Dietro le difficoltà non c’era un solo colpevole, ma anni di trascuratezza e un cambio di passo troppo breve per consolidare una nuova cultura gestionale.

Un sito complesso da gestire: tra storia, natura e immobili

La Reggia di Caserta non è solo un palazzo storico. Il complesso comprende il parco, il bosco, l’acquedotto Carolino e diversi immobili derivati da usi militari e altre funzioni. Questa complessità richiede una gestione attenta, basata su procedure chiare e aggiornate. La direzione ha investito molto tempo e risorse per mettere ordine nelle carte e nelle procedure, fondamentali per far girare tutto senza intoppi.

Non solo burocrazia: il lavoro ha riguardato anche il personale, rinnovato in parte con concorsi impegnativi che hanno portato giovani esperti – storici dell’arte, architetti, comunicatori – a entrare nella squadra. All’inizio è stato difficile, la nuova filosofia di lavoro di squadra ha richiesto tempo per prendere forma. La sfida è stata anche culturale e umana, con una crescente attenzione alla formazione e al dialogo interno.

Covid-19: crisi e spinta verso una nuova programmazione culturale

La pandemia ha messo in ginocchio la Reggia, costringendo a chiudere e limitare l’accesso. Ma quei mesi difficili sono stati anche un momento per puntare sulla formazione del personale. La crisi ha imposto di ripensare gli spazi, puntando su sicurezza e accoglienza, e ha allargato lo sguardo verso un pubblico più ampio, che va ben oltre i visitatori tradizionali: comunità scientifica, università, territorio.

Così è nato un nuovo approccio alla programmazione culturale, che ha evitato iniziative isolate e disorganiche. Oggi gli eventi seguono un filo conduttore chiaro, legato alla missione della Reggia come sito UNESCO e Residenza Reale. Il concetto di meraviglia guida mostre, spettacoli, restauri e attività educative, inseriti in un sistema partecipato e trasparente, con bandi semestrali condivisi con il comitato scientifico.

Terrae Motus: da collezione dimenticata a protagonista del percorso museale

La collezione Terrae Motus, donata alla fine degli anni Ottanta da Lucio Amelio, è stata una delle priorità di Maffei. Quando è arrivata, quella raccolta era in uno stato di abbandono: spazi poco curati, illuminazione scarsa, perfino qualche furto. Originariamente pensata per Napoli, era stata considerata quasi un ripiego e relegata in ambienti poco frequentati.

Il progetto di riallestimento ha puntato a integrarla dentro la Reggia, evitando di isolarla in stanze dedicate e poco vissute. L’idea è stata quella di far dialogare antico e contemporaneo, facendo della collezione un elemento vivo e stimolante, come nelle grandi corti europee dove arte moderna e tradizione si incontrano. Oggi sono esposte 68 opere su 72, con i pezzi restanti in restauro, un risultato impensabile fino a pochi anni fa.

Le sfide ancora aperte e il cambio di guida: cosa serve al futuro della Reggia

Non tutto è stato risolto. La riapertura del teatro della Reggia resta un obiettivo lontano: servono fondi e tempo, soprattutto per adeguarlo alle norme antincendio. Maffei avverte che “il teatro non deve diventare un museo chiuso e poco accessibile, ma uno spazio vivo, parte della programmazione culturale, che racconti la storia e il territorio.”

Anche la sistemazione dei depositi, fondamentale per la tutela del patrimonio, è ancora incompleta. La complessità del sito richiede progetti a lungo termine, che vanno oltre i tempi del mandato in corso. Il passaggio di testimone sarà delicato: la macchina ora è in movimento, ma ha bisogno di continuità.

Il futuro chiede un direttore capace di mantenere ordine amministrativo e visione culturale, pronto a gestire anche sfide particolari come quella dell’acquedotto Carolino, in una regione con problemi idrici seri. Solo così la Reggia potrà conservare il suo ruolo di punta nel panorama internazionale dei siti UNESCO.

Maffei, che ha deciso di prendersi una pausa per riflettere, guarda con fiducia a chi continuerà il lavoro. E non esclude un nuovo impegno in contesti altrettanto complessi e stimolanti, come quello che ha affrontato a Caserta.

Redazione

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