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Milano, la mostra interattiva di Gianni Pettena: spazi che cambiano con il pubblico

Appena varchi la soglia di BiM a Milano, ti trovi immerso in un groviglio di strisce di carta bianca che pendono dal soffitto, quasi a sfiorare il pavimento. Non è una semplice installazione: è una foresta sospesa, un ambiente che sfida lo spazio e i sensi. Quel bianco, così abbagliante, e le strisce, lunghe come onde di carta, creano un gioco di luci e ombre che coinvolge chiunque si avventuri al suo interno. È un’opera viva, che si anima grazie alla presenza fisica del visitatore. Dietro questa magia c’è Gianni Pettena, architetto e artista che ha saputo trasformare un progetto nato negli Stati Uniti nel 1971 in un’esperienza nuova, adesso pronta a riaccendersi nel cuore pulsante della Bicocca.

Da Paper/Midwestern Ocean a Paper/Northern Lights: la storia di un’opera in movimento

L’installazione, che originariamente si chiamava Paper/Midwestern Ocean, arriva a Milano con il nome Paper/Northern Lights. È un progetto di Gianni Pettena nato nel 1971 durante una lezione al Minneapolis College of Art and Design. Il ritorno in un contesto accademico, questa volta a Milano, è più che simbolico: l’opera rinasce all’interno di BiM, un progetto di rigenerazione urbana che sta trasformando un isolato della Bicocca in un polo innovativo per imprese e studenti. Qui il legame con il territorio si fa forte, perché l’installazione vuole risvegliare il rapporto tra spazio e visitatore attraverso un’esperienza interattiva e dinamica.

L’opera è composta da quasi 49 chilometri di strisce di carta sospese, sottili e quasi invisibili, ma capaci di creare una struttura fragile e instabile. Queste pagine bianche sfidano la materia e lo spazio, invitando chi entra a lasciarsi sorprendere e a confrontarsi con una forma che cambia continuamente, plasmata dall’interazione di ogni singolo partecipante. Qui lo spazio non è più statico, ma vive, si trasforma, si dissolve e si ricostruisce grazie all’azione umana, rompendo con le idee tradizionali di architettura.

Gianni Pettena e l’architettura radicale: lo spazio come organismo fluido

Gianni Pettena è una figura chiave dell’architettura radicale italiana, un movimento che negli anni Sessanta e Settanta ha rivoluzionato il modo di pensare lo spazio e le sue forme. Invece di costruire strutture rigide, Pettena ha cercato di dissolvere le forme tradizionali, trasformando lo spazio in qualcosa di poroso e in continuo cambiamento. Il progetto nasce dall’incontro tra arte, poesia, design, critica e performance.

Il suo metodo mette in discussione la stabilità, la forma definita e il ruolo dell’autore. In Paper/Northern Lights, questo si traduce in un ambiente che si modifica proprio grazie al gesto del visitatore, che viene coinvolto attivamente nel tagliare e attraversare le strisce di carta. Lo spazio smette di essere un contenitore passivo e diventa un organismo vivo, in continua trasformazione, dove percezione e partecipazione sono parte integrante della struttura.

Specific e la luce: un gioco che trasforma lo spazio

A completare l’installazione ci pensa Specific, un collettivo formato da Patrick Tuttofuoco, Andrea Sala, Nic Bello e Alessandra Pallotta, con la collaborazione di altri artisti come Marco Bruzzone, Gabriele Bianchi e Martina Ferrari. Il gruppo ha creato un gioco di luci che mette in risalto il bianco assoluto della carta, aggiungendo un ulteriore elemento di movimento e trasformazione.

Le luci creano un’atmosfera soffusa che si insinua tra i tunnel di carta, giocando con ombre e profondità. La luce, vibrante e in movimento, segue il flusso dei visitatori, impedendo che lo spazio resti immutato. Così luce e materia si intrecciano: la carta bianca si anima di riflessi, tagli e spostamenti che la luce stessa imprime.

Il pubblico protagonista: il gesto che fa nascere lo spazio

Il vero cuore di Paper/Northern Lights è la partecipazione attiva del pubblico. A ogni visitatore viene data una forbice per tagliare le strisce di carta, trasformando l’installazione in un’opera sempre nuova, in continua evoluzione. Quel primo taglio non è solo simbolico, ma segna l’inizio di un’esperienza condivisa che cambia il modo di vedere lo spazio architettonico.

L’assenza di punti fissi e la compresenza tra individuo e gruppo creano un’atmosfera di scoperta e sorpresa costante, senza riferimenti stabili. Il bianco totale che avvolge tutto facilita l’abbandono delle certezze e induce una sorta di immersione che modifica la percezione abituale. Ne nasce un’esperienza in cui lo spazio si fa fluido e in divenire, frutto del gesto umano e della relazione tra persone e ambiente.

Eventi e appuntamenti: BiM si anima fino al 2026

L’installazione sarà aperta fino al 31 maggio 2026, con un calendario di aperture e attività che coinvolgono il pubblico in performance e interventi site-specific. Fino al 26 aprile, Paper/Northern Lights si può visitare dal lunedì al venerdì, dalle 12 alle 20, e nei festivi dalle 10 alle 19. Dal 27 aprile l’ingresso sarà possibile solo su prenotazione, scrivendo all’indirizzo dedicato.

Da segnalare in particolare la serata del 18 aprile, quando l’installazione farà da sfondo al Milano Art Week Party. L’evento animerà BiM dalle 19 in poi, con una performance visiva e performativa di Martina Rota, che indagherà il rapporto tra corpo e ambiente, e un DJ set a cura del listening bar Bene Bene, che accompagnerà il pubblico fino a notte fonda. Questi appuntamenti collegano due momenti chiave della scena culturale milanese: Milano Art Week e Milano Design Week, confermando BiM come spazio di incontro fra arte, innovazione e città.

Pettena: “Lo spazio si conosce solo vivendo l’esperienza”

Gianni Pettena racconta che Paper/Northern Lights nasce e si sviluppa attraverso l’esperienza diretta. L’opera, concepita in un contesto accademico, mantiene la sua anima didattica: invita il pubblico a entrare nel cuore del processo creativo, senza certezze o risultati previsti.

Chi visita diventa protagonista, trasformando lo spazio e modellando la struttura di carta in modi sempre diversi. Questo approccio punta a far crescere una coscienza più profonda e attiva dello spazio pubblico, in linea con l’idea che l’architettura debba generare conoscenza e consapevolezza. L’interazione continua tra fruitore e ambiente è il fulcro dell’opera, che sfida le convenzioni e sostiene che lo spazio non è un dato immutabile, ma un processo collettivo in divenire.

Redazione

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