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San Francesco rivive a Perugia: mostra d’arte contemporanea tra spiritualità e identità

Ottocento anni fa moriva San Francesco d’Assisi. Oggi, a Perugia, il suo ricordo si trasforma in qualcosa di inedito. Non si tratta dei soliti festeggiamenti, ma di un incontro tra arte contemporanea e spiritualità. Dal 18 aprile a novembre, Palazzo Baldeschi diventa uno spazio dove il passato dialoga con il presente, mettendo in luce un San Francesco capace di attraversare culture e tempi diversi. L’idea è semplice ma potente: guardare il Santo patrono d’Italia con occhi diversi, per scoprire come il suo messaggio possa ancora parlare alle sfide di oggi.

San Francesco come protagonista di un racconto nuovo

Il progetto espositivo, intitolato San Francesco – Nostro contemporaneo. Arte e Spiritualità da Burri a Pistoletto, fa parte delle iniziative per l’ottavo centenario della morte del Santo. Curata da Costantino D’Orazio e realizzata in collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria, la mostra evita la commemorazione classica. Qui l’eredità francescana non è solo ricordata, ma diventa uno strumento per dialogare con l’arte del Novecento e del nuovo millennio.

Gli artisti in mostra sono stati scelti proprio per la loro capacità di unire temi tradizionali – come la povertà o il rapporto con la natura – a linguaggi visivi contemporanei e intensi. All’interno di Palazzo Baldeschi, si costruisce un ponte ideale tra la spiritualità incarnata di San Francesco e la sensibilità di autori come Alberto Burri, Marina Abramović e Michelangelo Pistoletto. Le opere diventano così una lente per guardare questioni etiche ed esistenziali: dal rapporto con l’ambiente alla ricerca di senso in un mondo sempre più frammentato.

Un percorso che parla con materiali poveri e immagini forti

Il percorso nel cuore di Perugia porta il visitatore in un viaggio fatto di sensazioni e riflessioni. Si comincia con i celebri materiali bruciati di Alberto Burri, carichi di simboli sulla trasformazione e la fragilità della vita. Poco più avanti, le scritture cancellate di Emilio Isgrò si intrecciano al Cantico delle Creature, il testo di San Francesco che celebra la natura e la lode a Dio.

Tra le opere più significative c’è la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, simbolo della filosofia dell’arte povera, che parla di rinascita e spiritualità nascosta anche negli oggetti scartati. Il percorso si arricchisce con i materiali densi e potenti di Jannis Kounellis, le figure quasi mitiche di Mimmo Paladino e le installazioni di Giuseppe Penone, che raccontano il sacro come una dimensione cosmica, oltre i limiti delle convenzioni.

Non mancano interventi più recenti e provocatori, come quelli di Maurizio Cattelan e Luigi Serafini, che giocano sull’ambiguità tra ironia e trascendenza, spingendo chi guarda a ripensare la fede fuori dagli schemi tradizionali. A chiudere il quadro, una selezione di opere storiche di Pablo Picasso e Marc Chagall, insieme a oggetti devozionali, che testimoniano la continuità del credo e la profondità storica del francescanesimo.

Perugia rilancia la sua storia con uno sguardo contemporaneo

Questa mostra fa parte di un progetto più ampio della Fondazione Perugia, che punta a valorizzare il patrimonio storico locale mettendolo in relazione con l’arte contemporanea. Alcide Casini, presidente della Fondazione, sottolinea come l’iniziativa sia “un impegno concreto per promuovere eventi capaci di far dialogare storia e modernità, rafforzando la rete culturale della città.”

San Francesco, simbolo di una cultura universale ma profondamente legata all’Umbria, diventa così motivo di riflessione per un pubblico vasto. L’evento, che si tiene a Palazzo Baldeschi in Corso Pietro Vannucci 66, si presenta come una proposta originale, dove la tradizione incontra uno sguardo attuale, capace di farci pensare a povertà, natura e spiritualità. Dal 18 aprile al primo novembre 2026, questa mostra si candida a essere uno degli appuntamenti più importanti per la cultura umbra, un momento in cui passato e presente si incontrano in uno dei luoghi simbolo di Perugia.

Redazione

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