«Non c’è, non si trova, non esiste» è il titolo di un report che racconta un problema nascosto, ma reale: l’accessibilità ai festival musicali in Italia è un percorso ad ostacoli, spesso invisibili. Quando pensiamo all’accessibilità, l’immagine classica è quella della sedia a rotelle e delle rampe. Un simbolo che risale al 1968 e che sembra racchiudere tutto il tema. Peccato che la realtà sia molto più complessa, soprattutto nel mondo della musica e della cultura. La vera barriera, spesso, non è il gradino davanti all’ingresso, ma la difficoltà a trovare informazioni chiare sul web. Senza sapere cosa aspettarsi, l’idea stessa di partecipare a un concerto può diventare un muro. Questo è ciò che emerge dall’indagine “Non c’è, non si trova, non esiste”, firmata dall’associazione Caratteri Cubitali e dal gruppo di ricerca Lato A. Hanno analizzato cento festival in tutta Italia, scoprendo un dato allarmante: l’assenza di dati e informazioni esclude chi ha disabilità ancor prima che inizi la musica.
La mancanza di informazioni accessibili online è un muro invisibile, ma invalicabile. Il report fa notare che più della metà dei festival non ha nemmeno una pagina dedicata ai servizi per l’accessibilità sui propri siti. Senza queste informazioni a portata di mano, la voglia di partecipare si spegne. E non finisce qui: il 71% degli eventi non offre un indirizzo email specifico per domande sull’accessibilità. Questo silenzio si traduce in frustrazione per chi vorrebbe partecipare, costretto a lunghe attese o, peggio, a rinunciare del tutto a chiedere chiarimenti importanti.
Ancora più grave è la scarsità di dettagli sui servizi disponibili sul posto. L’89% dei siti non segnala la presenza di bagni accessibili, mentre il 96% tace sulla possibilità di portare con sé dispositivi medici, con alcuni che addirittura li vietano espressamente. Chi deve organizzare tutto in anticipo — viaggio, alloggio, giorni di presenza — si trova davanti a un muro di incertezze. E c’è un altro problema: l’87% degli eventi non dà informazioni sul cibo disponibile, un dettaglio fondamentale per chi ha allergie o segue diete particolari. Vietare di introdurre alimenti personali senza offrire alternative chiare significa mettere in difficoltà chi vuole partecipare senza rischi.
Nel mezzo di questo vuoto, si affaccia anche una barriera burocratica e un problema di privacy. Nel 24% dei casi, infatti, vengono chieste documentazioni mediche troppo dettagliate, come diagnosi che non rispettano le regole europee sul trattamento dei dati . Tutto ciò conferma il titolo del report, che riprende la frase più frequente tra le risposte ricevute: “Non c’è, non si trova, non esiste”.
Il gruppo Lato A ha messo insieme dati ufficiali e racconti diretti. La ricerca del 2025 coinvolge un team variegato: attiviste, esperte di accessibilità e persone con disabilità. Così è stato possibile unire numeri e testimonianze reali. Sono stati analizzati 100 festival di musica dal vivo sparsi in tutta Italia. Con una durata media di quattro giorni, questi eventi offrono un quadro significativo della scena culturale attuale.
Il confronto tra dati e realtà ha disegnato un quadro chiaro, lontano dagli standard dei paesi più avanti sull’inclusione culturale. Lo scopo dello studio è evidente: smascherare le cause dell’esclusione dietro le quinte e spingere verso una partecipazione consapevole, informata e senza sorprese.
Un elemento importante riguarda anche la distribuzione geografica: l’indagine considera tanto città quanto zone rurali, mostrando come la posizione influisca sulla pianificazione e le difficoltà. La voglia di partecipare e l’interesse culturale si scontrano spesso con ostacoli che sono più di natura informativa che fisica.
Un festival accessibile non si costruisce all’ultimo momento o come un’aggiunta di serie B. Deve essere al centro del progetto, pensato fin dall’inizio e inserito nel budget. Se si pensa all’accessibilità solo alla fine, si rischiano soluzioni approssimative, inefficaci o superficiali.
Il report ribadisce che l’accessibilità non è un optional, ma un requisito strutturale, sancito anche dalla legge. L’European Accessibility Act, in vigore da giugno 2025, impone che siti web e piattaforme di vendita biglietti siano completamente fruibili da persone con disabilità. Questa norma va vista come un’occasione per migliorare la comunicazione e l’organizzazione degli eventi.
Se si integrano queste indicazioni fin dall’inizio, organizzatori e promotori possono evitare problemi e promuovere una cultura dell’inclusione vera. Dalla progettazione degli spazi accessibili, ai servizi di supporto, fino alla chiarezza nelle informazioni digitali, ogni dettaglio conta per costruire un’esperienza aperta a tutti.
L’accessibilità culturale è un tema ormai riconosciuto e sostenuto con fondi pubblici, in particolare grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza . Ma il report denuncia un distacco tra i finanziamenti ottenuti e la trasparenza su come vengono spesi per abbattere le barriere. Molti festival che ricevono sovvenzioni non pubblicano dati chiari sull’uso dei soldi per migliorare l’accessibilità.
Non mancano però esempi positivi, che dimostrano che si può fare meglio. Il Ypsigrock Festival, immerso nelle montagne siciliane delle Madonie, è uno di questi. Qui l’attenzione all’ambiente e la comunicazione trasparente rendono l’evento accessibile, nonostante le difficoltà legate alla posizione. La cura nel fornire informazioni precise crea un modello da seguire.
Il divario tra teoria e pratica nel campo dell’accessibilità culturale è ancora grande. Migliorare la gestione trasparente dei fondi pubblici e coinvolgere direttamente le persone con disabilità nella progettazione sono passi fondamentali per garantire diritti e opportunità reali.
Nel dialogo con gli organizzatori, spesso spuntano giustificazioni basate su pregiudizi o idee sbagliate, come la scarsa presenza di persone con disabilità in platea o la mancanza di fondi. Ma queste scuse nascondono una realtà più complessa: se non si pensa all’accessibilità fin dall’inizio, si esclude di fatto una parte importante del pubblico.
I numeri parlano chiaro: circa un quinto degli italiani convive con una qualche disabilità. Partecipare agli eventi culturali e musicali dovrebbe essere un diritto, non un privilegio. Ignorare questa esigenza significa scegliere consapevolmente di lasciare fuori molte persone, in un sistema che invece dovrebbe andare verso l’inclusione.
L’associazione Caratteri Cubitali lancia un appello forte: è ora di abbattere le barriere che tengono fuori le persone con disabilità dagli eventi culturali. La strada passa dal coinvolgimento diretto di chi vive queste difficoltà, non solo ascoltandolo, ma lavorando insieme fin dalle prime fasi di progettazione. Solo così la cultura potrà diventare davvero uno spazio per tutti.
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