Nel 1938, in una Londra ancora ancorata all’arte tradizionale, Peggy Guggenheim aprì una piccola galleria che avrebbe cambiato per sempre il panorama artistico europeo. Si chiamava Guggenheim Jeune, e durò appena un anno e mezzo, ma in quel breve periodo divenne il fulcro delle avanguardie. Mentre l’astrattismo arrancava per farsi notare, Peggy puntava su artisti e correnti che avrebbero rivoluzionato il modo di vedere e fare arte. Oggi, chi pensa a Peggy Guggenheim immagina Venezia, ma fu proprio in quella Londra di fine anni Trenta che iniziò la sua sfida più audace.
Aprire Guggenheim Jeune in quegli anni fu una vera sfida. La scena artistica britannica era ancora molto tradizionale e guardava con sospetto all’astrattismo e al surrealismo. Ma Peggy, grazie a un’educazione internazionale e a un occhio attento alle novità, puntò proprio su quei linguaggi innovativi che altrove venivano snobbati. In poco più di un anno, la sua galleria ospitò mostre di artisti poco noti al pubblico inglese, ma che stavano scrivendo pagine nuove nell’arte moderna.
Tra gli appuntamenti più importanti spiccò la prima mostra personale londinese di Wassily Kandinsky, nell’autunno del 1938. Un’occasione per far conoscere in modo più ampio un maestro che da tempo aveva abbandonato la figurazione per l’astrazione pura. La mostra attirò curiosità, ma non ebbe successo commerciale, un problema che accompagnò spesso la galleria in quegli anni.
Peggy non si limitò ai nomi già affermati. Tra i suoi primi acquisti c’era una scultura di Jean Arp, “Testa e conchiglia”, simbolo del suo amore per le forme astratte e organiche. In galleria passarono anche opere di Marie Vassilief, nota per i suoi pupazzi ispirati a figure reali, e di Cedric Morris, con i suoi ritratti espressionisti e caricaturali.
Anche la fotografia trovò spazio grazie ai ritratti a colori di Gisèle Freund, presentati nel 1939. Fu una ventata di freschezza e innovazione, che offrì un nuovo sguardo sul ritratto. Tra le iniziative più rilevanti ci fu poi l’Exhibition of Contemporary Sculpture, dedicata a forme astratte e organiche con artisti come Henry Moore, Jean Arp e Sophie Taeuber-Arp. La mostra riscosse interesse, ma nessuna opera venne venduta, confermando le difficoltà del mercato.
Peggy Guggenheim fu sempre vicina al Surrealismo, e la sua galleria londinese ne fu testimone con mostre dedicate e artisti come Charles Howard, Wolfgang Paalen, Yves Tanguy e Rita Kernn-Larsen. Fu anche organizzata una mostra inedita di collage, una novità per il Regno Unito, a dimostrazione della volontà di spingere sempre più in là i confini dell’arte.
Nel giugno del 1939 si tenne una mostra di arti grafiche con 27 artisti internazionali, tra emergenti e affermati. Le opere suscitarono reazioni contrastanti: molti le criticarono, ma altri cominciarono a riconoscere il valore di tecniche spesso trascurate come incisione e acquaforte. Quella fu l’ultima mostra prima che la guerra costringesse Peggy a chiudere la galleria e a tornare negli Stati Uniti.
Nel 2024 la Peggy Guggenheim Collection di Venezia ha voluto tornare a quegli anni londinesi con una mostra che ripercorre le principali esposizioni di Guggenheim Jeune. Il percorso mette in luce la passione di Peggy per l’arte astratta e surrealista, con opere tratte dalla storica mostra su Kandinsky e lavori di tanti artisti che animarono la scena londinese.
Questa rassegna è un’occasione per riscoprire un capitolo poco noto, ma fondamentale, della carriera di Peggy e dell’arte europea degli anni Trenta. Un racconto breve ma intenso di come, con intuito e determinazione, la mecenate abbia gettato le basi per quel museo che oggi è una testimonianza preziosa della vitalità delle avanguardie del Novecento. La mostra sarà aperta fino al 18 ottobre 2026, offrendo a tutti la possibilità di capire meglio le radici di un patrimonio artistico universale.
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