
Il Gran Paradiso non si visita, si vive, dice Luisa Vuillermoz con la convinzione di chi conosce quei sentieri come le proprie tasche. Nata e cresciuta tra le montagne piemontesi, ha fatto della sua passione una vera missione: trasformare il più antico parco nazionale d’Italia in un modello di turismo sostenibile, capace di preservare la natura senza svuotare la montagna. Laureata in Economia Politica alla Bocconi, oggi è a capo della Fondation Grand Paradis e anima instancabile del Gran Paradiso Film Festival, l’evento che ha messo sotto i riflettori internazionali il cinema dedicato alla natura. Il suo lavoro non è solo culturale o ambientale, ma un invito a riflettere sul legame profondo tra uomo e ambiente, un progetto che coinvolge tutte le comunità alpine e guarda al futuro con cura e conoscenza.
Montagna viva: dalla fuga allo slancio culturale
Lo spopolamento delle valli alpine è una delle sfide più urgenti per l’Italia montana. Vuillermoz affronta il problema con un approccio che unisce cultura e sviluppo, rompendo l’idea che la montagna sia destinata a svuotarsi. Propone invece modelli sostenibili per chi vuole restare, tornare o scegliere di vivere stabilmente in quota. Il Gran Paradiso, nato nel 1922, è il cuore pulsante di questa visione. Non un semplice parco, ma un organismo sociale e culturale che crea legami tra persone e territorio. Fondation Grand Paradis lavora costantemente per trasformare il turismo in un’occasione di consapevolezza ambientale e identità locale. La cultura di montagna deve diventare una vera infrastruttura, qualcosa di radicato e duraturo: conoscere la lingua dei luoghi significa capire i valori e rispettare le vocazioni di quel territorio. Solo così la cultura smette di essere un evento occasionale e diventa motore di senso, relazione e opportunità concrete per chi vive o visita le Alpi.
Con iniziative come il Gran Paradiso Film Festival, nato decenni fa, la Fondazione produce eventi che durano nel tempo e coinvolgono comunità e visitatori con un legame autentico. Il messaggio è chiaro: la montagna non è solo uno sfondo da ammirare, ma un luogo con storie da raccontare e un presente da capire. L’arte diventa così un ponte per superare l’isolamento e far nascere un turismo consapevole, capace di mantenere vive le popolazioni locali e le loro tradizioni.
Gran Paradiso Film Festival: un cinema che racconta e fa riflettere
In Italia, terra di paesaggi straordinari, il Gran Paradiso Film Festival si distingue per il modo in cui racconta la natura. Vuillermoz sottolinea che non è semplice contemplazione, ma un invito a immergersi in storie complesse e coinvolgenti. Il festival vuole cambiare lo sguardo del pubblico, stimolando una percezione che riconosca la fragilità e le connessioni dell’ambiente alpino. Il cinema wildlife mostra animali, piante e paesaggi, ma fa emergere anche le difficoltà e i cambiamenti che minacciano questo equilibrio.
Così lo spettatore non resta un osservatore passivo, ma diventa parte di un ecosistema da rispettare e proteggere. L’esempio di Renzo Videsott, veterinario e padre dell’ambientalismo italiano, guida questa filosofia. Vuillermoz ricorda che dalla conoscenza nasce il rispetto, che a sua volta genera un legame di cura duraturo. Il festival non è solo un evento, ma una piattaforma che unisce scienza, arte e impegno civico, promuovendo una conservazione partecipata e radicata sul territorio.
La Fondation Grand Paradis porta avanti questa energia anche oltre il cinema, sostenendo progetti innovativi per lavoro e sviluppo locale. Tra questi “Sibilla del Gran Paradiso”, un sistema basato su intelligenza artificiale generativa pensato per accogliere i visitatori e guidarli nella scoperta delle montagne. Una tecnologia che non sostituisce l’esperienza diretta, ma la arricchisce, aprendo nuove strade e coinvolgendo competenze diverse. Cultura e innovazione si intrecciano così per costruire un modello sostenibile e duraturo.
Montagna da vivere tutto l’anno: oltre la stagione
La montagna non può essere solo una meta estiva o invernale, ma un luogo da abitare tutto l’anno. Vuillermoz punta su questo come chiave per la sopravvivenza e lo sviluppo delle comunità alpine. Tornare alla montagna significa mettere in piedi un ecosistema stabile, capace di garantire lavoro e qualità della vita 365 giorni l’anno. La sfida è reinventare la montagna come laboratorio di innovazione, non come periferia da abbandonare. Serve un dialogo continuo con le città, per portare idee, competenze e risorse e superare il turismo “mordi e fuggi” fatto di flussi brevi e poco sostenibili.
Il Gran Paradiso Film Festival, in programma dal 27 luglio al 9 agosto 2026 tra le valli e Cogne, affronterà proprio questi temi. Il tema della 29ª edizione, “Dominio e coesistenza”, mette al centro il rapporto tra uomo e natura visto attraverso la lente di una convivenza equilibrata. La rassegna propone film di alto livello artistico e scientifico, con prime italiane di produzioni premiate a livello internazionale. Accanto alle proiezioni, il ciclo di conferenze “De Rerum Natura” porterà ospiti di rilievo internazionale a riflettere sulle sfide ambientali e sociali di oggi.
Anche nel cuore maestoso del Gran Paradiso si respira questa promessa: la bellezza alpina non è solo un’immagine da ammirare, ma una realtà da conoscere, proteggere e vivere a fondo. Il lavoro di Luisa Vuillermoz e Fondation Grand Paradis va proprio in questa direzione: restituire alla montagna la sua anima, fatta di cultura, turismo responsabile e innovazione.
