
Ad aprile 2026, una domus romana emerge dal sottosuolo di Sepino, rivelando affreschi e dettagli che sembravano perduti nel tempo. Non lontano, a Napoli, mosaici sommersi riaffiorano dalle acque, raccontando storie di un passato marittimo dimenticato. L’Italia, con il suo patrimonio immenso, continua a regalare sorprese, ma non è l’unica protagonista: dal Molise alle montagne svizzere, nuove scoperte mettono in luce civiltà antiche. E poi c’è l’Egitto, con i suoi enigmi millenari, e il Laos, dove antichi rituali funerari emergono lentamente, come ombre dal passato. Il tempo sembra riaprire porte a mondi che credevamo chiusi per sempre.
Sepino, Molise: una domus romana torna a splendere
Nel cuore del Molise, una regione spesso dimenticata dal turismo di massa ma ricca di storia, il Parco archeologico di Sepino ha riaperto gratuitamente al pubblico da marzo 2026. Qui si trovano i resti dell’antica Saepinum e, proprio in quest’area, è stata riportata alla luce una domus di eccezionale valore storico e artistico. L’edificio si staglia imponente sul decumano, con un ingresso monumentale che racconta il prestigio di questa dimora durante l’Impero romano. I reperti mostrano come la villa sia stata abitata per secoli, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C., segno di una continuità che sorprende.
Tra gli oggetti più interessanti spicca un contenitore in piombo, decorato con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone in rilievo. Era parte di un sistema sofisticato per riscaldare l’acqua, testimonianza delle tecnologie avanzate che si usavano in quella casa. Ma non è tutto: il sito, grazie a queste scoperte, sta attirando sempre più attenzione perché svela aspetti poco conosciuti della vita e dell’architettura romana in zone di confine come il Molise.
Campi Flegrei, Campania: tutela e nuove scoperte sotto il sole di Bacoli
A sud, nei Campi Flegrei, Bacoli conserva testimonianze preziose della presenza romana, spesso legate a ville di lusso. Recentemente si è concluso un importante lavoro di messa in sicurezza alla villa marittima di Publio Cornelio Dolabella, a Villa Ferretti, un luogo che in passato ha anche vissuto momenti difficili legati alla criminalità organizzata.
Il restauro ha permesso di aprire al pubblico spazi ipogei prima inaccessibili, dando il via a un progetto per trasformare la villa in un parco archeologico comunale. Questo intervento è una risposta concreta per salvaguardare un patrimonio di grande valore. Sempre nei Campi Flegrei, il bradisismo ha portato alla luce sul fondo del Lago Fusaro un mosaico romano appartenente a un’altra villa, quella di Quinto Ortensio Ortalo. Anche qui i lavori di recupero sono in corso, sostenuti dall’Art Bonus, a conferma dell’attenzione crescente verso l’archeologia sommersa.
Svizzera, Lago di Neuchâtel: una nave romana e il suo carico intatto
Oltreconfine, nelle acque del Lago di Neuchâtel, in Svizzera, gli archeologi hanno riportato a galla il carico di una nave romana affondata nel primo secolo d.C. Le immersioni dell’Ufficio di archeologia cantonale hanno permesso di recuperare centinaia di reperti, tra ceramiche e contenitori per olio d’oliva provenienti dalla Spagna. Il ritrovamento, risalente alla fine del 2024 ma reso noto solo ora, offre nuovi spunti sulle rotte commerciali e i prodotti scambiati all’epoca dell’Impero romano.
Un dettaglio che ha catturato l’attenzione è la presenza di armi a bordo, suggerendo che la nave fosse scortata da militari durante il viaggio. Le operazioni di studio e conservazione proseguiranno nei prossimi mesi, promettendo di arricchire il quadro sulla navigazione e il commercio nell’Europa centrale di duemila anni fa.
Egitto, El-Bahnasa: defunti con la lingua d’oro
Lungo il Nilo, a circa 245 chilometri a sud del Cairo, nell’area di El-Bahnasa, un team congiunto dell’Università di Barcellona e dell’Istituto per il Vicino Oriente Antico ha riportato alla luce un complesso funerario romano con elementi unici. Tra le mummie sono state trovate lingue di foglia d’oro o di rame inserite nella bocca dei defunti. Questo rito aveva lo scopo di garantire la capacità di parlare davanti al tribunale di Osiride nell’aldilà, una pratica mai documentata prima in questa forma.
A stupire gli studiosi è anche un frammento di papiro con un passo dell’Iliade, ritrovato tra le bende di una mummia, che dimostra come i poemi omerici fossero diffusi anche nel contesto funerario egizio. Il sito, attivo tra I e III secolo d.C., mostra un mix di rituali egizi, greci e romani, una mescolanza di culture che arriva persino nel mondo della morte e delle credenze ultraterrene. Nel Delta Orientale, a Tell Fir’awn, è stato poi scoperto un grande frammento di scultura monumentale che raffigura due figure maschili con simboli rituali come il cobra e il disco solare, probabilmente una divinità solare accanto al faraone Ramesse II.
Laos, Piana delle Giare: nuove tracce dell’Età del Ferro
Infine, spostandoci in Asia, la Piana delle Giare in Laos resta uno dei siti più misteriosi dell’Età del Ferro. Dopo dieci anni di ricerche, sono emersi nuovi reperti che aiutano a capire meglio l’uso di quest’area. Campane in rame, recipienti funerari, ossa e denti umani sono stati trovati insieme alle grandi giare di pietra, alcune alte fino a tre metri.
Questi elementi indicano pratiche funerarie secondarie: probabilmente i defunti venivano sepolti altrove e poi trasferiti nella Piana. Dal 2019 il sito è nella lista Unesco, a conferma della sua importanza. Le nuove scoperte dimostrano quanto ancora ci sia da scoprire su queste popolazioni preistoriche e i loro misteriosi rituali, che continuano a farci viaggiare nel tempo e nello spazio, nel cuore del Sud-Est asiatico.
