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Addio a Gianandrea Barreca, l’architetto del Bosco Verticale e del nuovo Policlinico di Milano

Milano perde un pezzo della sua anima urbana. Così si potrebbe riassumere la scomparsa di Gianandrea Barreca, architetto e visionario, morto il 15 giugno a soli 56 anni. Avrebbe spento 57 candeline a ottobre, ma il tempo non ha fermato il suo impatto sulla città. Barreca non si limitava a progettare edifici: plasmava ambienti che univano sostenibilità, vivibilità e un pizzico di ambizione. Spazi in cui la gente potesse davvero abitare e respirare la città.

Nato a Genova nel 1969, ha viaggiato tra università e cantieri, alternando la matita al banco di scuola. Milano è diventata la sua seconda patria, un laboratorio a cielo aperto dove ha esplorato l’architettura come strumento di trasformazione sociale e ambientale. Per lui, più di ogni altro, la sfida era chiara: migliorare la qualità degli spazi pubblici, rendendoli il cuore pulsante della vita urbana.

Spazi pubblici: la sfida che non può più aspettare

Barreca credeva fermamente che Milano e le altre città italiane dovessero cambiare passo sul fronte degli spazi pubblici. In un’intervista dell’anno scorso, non aveva dubbi: la sua generazione e quella dei giovani architetti avvertivano “un’urgenza altissima” nel migliorare la qualità urbana. E non era solo una questione estetica: bastava andare pochi chilometri a nord per vedere come si potesse fare molto meglio.

Per lui, lo spazio pubblico era la chiave per rigenerare la città e migliorare la vita di chi la abita. Questa convinzione attraversava tutto il suo lavoro, dalle idee ai progetti, fino all’insegnamento. Barreca voleva che i giovani architetti avessero chiaro che la città dovesse essere al centro di ogni progetto.

Tra ricerca, insegnamento e progetti innovativi

Da Genova a Milano, Barreca ha saputo muoversi con agilità tra progettazione, ricerca e didattica. Negli anni Novanta ha lavorato con Stefano Boeri, poi nel 2008 ha fondato insieme a Giovanni La Varra lo studio Barreca & La Varra.

Milano è stata anche la città dove ha ricoperto ruoli importanti in campo accademico. Dal 2004 ha collaborato con la Domus Academy, dirigendo per sei anni il Master in Urban Vision and Architectural Design. Qui ha trasmesso ai giovani architetti competenze moderne e una visione urbana consapevole.

Negli anni Novanta è stato tra i protagonisti del collettivo genovese A12, impegnato in mostre, seminari e installazioni, con una partecipazione di rilievo alla 50ª Biennale d’Arte di Venezia nel 2003. Un segnale della sua capacità di muoversi anche nel mondo culturale più ampio.

Progetti simbolo che hanno segnato Milano

Il nome di Barreca è indissolubilmente legato a grandi opere. La collaborazione con Boeri ha dato vita al Bosco Verticale, un’icona dell’architettura verde che ha rilanciato Milano sulla scena internazionale. Un edificio che va oltre la semplice architettura, trasformandosi in un vero e proprio ecosistema urbano.

Dopo il Bosco Verticale, lo stesso team ha vinto il concorso per il Nuovo Policlinico di Milano, una sfida enorme per dimensioni e innovazione. L’ospedale, ancora in costruzione, prevede un giardino pensile terapeutico, un’idea che unisce medicina, natura e benessere, tipica della visione di Barreca.

Lo studio Barreca & La Varra ha firmato progetti diversi, dall’housing sociale in via Antegnati a Milano — dove le tende a farfalla danno carattere agli edifici — a interventi di varia natura, sempre con l’obiettivo di coniugare estetica, sostenibilità e inclusione.

Dietro le quinte di Barreca & La Varra: tra sogni e realtà

Il recente libro “Il superfluo e il necessario. Architetture di Barreca & La Varra” racconta anche i progetti mai realizzati, i cosiddetti “progetti smarriti”. Per Barreca erano parte integrante della storia dello studio, degni di essere ricordati come quelli portati a termine.

La varietà di lavori toccati dallo studio è impressionante: da teatri nelle carceri a complessi sportivi come la Cittadella dello Sport a Tortona. Sempre con la stessa attenzione alla qualità dell’ambiente e all’impatto sociale.

Questa filosofia, fatta di riflessione continua e di dialogo tra natura e architettura, ha segnato una carriera fra le più significative degli ultimi decenni in Italia. La sua scomparsa lascia un vuoto importante per chi guarda al futuro delle nostre città e dell’architettura.

Un lascito che va oltre Milano

Non è solo Milano a portare il segno di Barreca. Il suo lavoro ha toccato anche altre città italiane e realtà internazionali, dalla Cina in particolare, aprendo così il suo raggio d’azione oltre i confini nazionali.

Il rapporto fra città, natura e sostenibilità ha guidato ogni suo passo, lasciando un’eredità preziosa per chi studia e costruisce architettura oggi. A Milano, l’attesa per il Nuovo Policlinico e altri progetti segna un futuro in trasformazione, dove l’insegnamento di Barreca continuerà a farsi sentire.

Barreca lascia così un segno indelebile, frutto di una carriera intensa e versatile, capace di coniugare innovazione e impegno formativo. Un esempio per chiunque ami e lavori per la città.

Redazione

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