Le torri di La Napoule si specchiano calme nelle acque trasparenti, mentre la pietra rossa brilla sotto il sole della Costa Azzurra. All’estremità occidentale della baia di Cannes, questo castello non è solo una reliquia medievale. È un luogo dove la storia si mescola con l’arte, grazie a due artisti americani che, decenni fa, l’hanno trasformato in un laboratorio creativo. Una fortezza antica che ha saputo reinventarsi, regalando nuova vita a un angolo poco conosciuto del Mediterraneo.
La storia di La Napoule affonda le radici in tempi antichissimi. Già ai tempi dei Celto-liguri, questa costa era apprezzata per la sua posizione strategica; poi arrivarono i Romani, lasciando tracce importanti. Ma fu nel Medioevo che si iniziarono a costruire le prime strutture fortificate. Nel 1387 la famiglia Villeneuve, potente casata provenzale, rafforzò il sito con l’attuale castello. La sua funzione era soprattutto difensiva: controllava la baia di Cannes e vigilava contro le frequenti incursioni dal mare.
Nonostante tutto, il castello non riuscì a evitare guerre e distruzioni. Nel 1707, durante la Guerra di Successione Spagnola, subì danni pesanti, mentre la Rivoluzione Francese lo ridusse quasi a rovina. La struttura perse la sua funzione originale e nel XIX secolo fu costruita una villa sopra i resti medievali, ma il castello non aveva più la sua antica imponenza.
Il vero cambiamento arrivò nel 1918, quando Henry Clews Jr., scultore e scrittore americano di origini bancarie, insieme alla moglie Marie acquistò il castello con un progetto ambizioso. La coppia si mise al lavoro per 17 anni, trasformando le rovine in una dimora d’arte, mescolando le pietre medievali con nuove costruzioni in stile neomedievale.
Henry, che amava firmarsi con il soprannome Mancha in omaggio a Don Chisciotte, disegnò decorazioni, sculture e ogni dettaglio architettonico. Marie, artista specializzata nei paesaggi, curò i giardini, ancora oggi celebri per la loro bellezza e varietà. Il loro intervento non fu un restauro fedele al passato, ma un’operazione che privilegiò l’atmosfera e il simbolismo. Le grandi arcate sul mare e le terrazze, fino ad allora assenti, crearono un dialogo diretto con la baia di Cannes, cuore pulsante del progetto.
Oggi il castello di La Napoule è aperto al pubblico come museo e centro culturale. Si entra dal cortile d’onore, dominato da una grande scultura in bronzo di Henry Clews, intitolata God of Humormystics. Le sale interne conservano sculture, bassorilievi, modelli e oggetti appartenuti alla coppia, offrendo uno spaccato vivo della loro creatività. Le pareti e i capitelli sono decorati con motivi fantastici, animali immaginari e forme grottesche.
I giardini, riconosciuti dal Ministero della Cultura francese come Jardin Remarquable, occupano gran parte della proprietà. Alternano rigide geometrie a spazi più liberi, con fontane, pergolati, ponti e angoli panoramici. Il Giardino Segreto, creato come rifugio personale di Marie, è un luogo raccolto ideale per la meditazione. Il Viale dei Filosofi, elegante pergolato, fu fonte d’ispirazione per Henry nelle sue opere e scritti.
Il castello organizza regolarmente mostre temporanee, residenze artistiche, concerti e incontri culturali, sostenendo i giovani talenti attraverso la fondazione Henry e Marie Clews. Per famiglie e bambini sono disponibili laboratori e cacce al tesoro nei giardini. C’è anche una sala da tè panoramica, perfetta per una pausa durante la visita.
Il castello si trova a Mandelieu-La Napoule, nel dipartimento delle Alpi Marittime, all’estremità occidentale della baia di Cannes, in uno dei tratti più eleganti della Costa Azzurra. La vicinanza a Cannes , Antibes e Nizza rende facile organizzare una visita.
Il modo più comodo per arrivarci è in auto, grazie all’accesso diretto dall’autostrada A8 e alle strade panoramiche lungo la costa. Chi preferisce i mezzi pubblici può contare sulla stazione ferroviaria di Mandelieu-La Napoule, a pochi passi dal castello. Inoltre, diverse linee di autobus collegano il sito ai principali centri costieri, rendendo possibile la visita anche senza macchina.
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