
Tra gli alberi secolari di Villa Medici, a Roma, spuntano piccole architetture leggere che sembrano uscire da un sogno. Il Festival des Cabanes torna per la quinta volta, trasformando i giardini storici in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Qui, memoria e natura si intrecciano in strutture temporanee fatte di materiali di recupero e elementi naturali. Un invito a immergersi in uno spazio che cambia, che sfida la permanenza e celebra la sostenibilità, lasciando dietro di sé solo tracce effimere. Un’esperienza che coinvolge il visitatore, sospesa tra gioco e riflessione.
Villa Medici: dove arte, natura e innovazione si incontrano
Villa Medici, nel cuore di Roma, da sempre ospita artisti e creativi. Il festival riflette proprio questa vocazione, fondendo residenza artistica e patrimonio botanico con architettura contemporanea. Se prima i giardini si potevano vedere solo con visite guidate, questa volta l’evento li apre per mesi, mettendo a disposizione oltre 42mila metri quadrati di natura e creatività. Ogni cabana è un piccolo intervento temporaneo che rispetta la pianta e la storia del luogo, mescolando materiali tradizionali e tecnologie sostenibili.
Le opere invitano a ripensare il rapporto tra uomo e ambiente. Non sono solo rifugi, ma simboli di cura e attenzione. Sam Stourdzé, direttore di Villa Medici, racconta come la cabana sia “lo spazio segreto dove il bambino gioca, fatto di tre lenzuola e due manici di scopa”: un’immagine poetica che qui diventa progetto concreto, un dialogo tra arte, memoria e futuro. Le installazioni non lasciano segni permanenti, a tutela della delicatezza storica e per sottolineare l’idea di architettura come racconto temporaneo.
Riuso e sostenibilità al centro del festival
L’edizione 2026 punta forte sul riuso e sulla sostenibilità, ispirandosi a un modello di economia circolare radicato nella storia romana. Alia Bengana, architetta residente, sottolinea come l’antica Roma avesse sempre fatto del riuso una pratica comune, diversamente dall’edilizia moderna che produce molti scarti. A Villa Medici si vede ancora questo dialogo tra epoche, con fondamenta del XVI secolo che poggiano su antiche cisterne romane del IV secolo.
Bengana invita a tornare a forme semplici di architettura: locali, legate ai mestieri artigianali e facilmente riparabili, capaci di convivere con la natura senza interventi invasivi. Ecco allora le Cabanes di quest’anno, costruite con materiali biodegradabili e processi naturali, pensate per vivere il ciclo naturale di crescita e decomposizione.
La cupola sospesa di Bento: una sfida alla tradizione romana
Tra le installazioni più sorprendenti c’è il “Duomo Invertito” del collettivo belga Bento, che reinterpreta in chiave moderna la classica cupola romana. A differenza delle solite strutture di pietra e mattoni, questa è una cupola sospesa fatta di manici di scopa, una rete leggera e trasparente che richiama il Pantheon con il suo oculus zenitale, lasciando passare la luce naturale e accompagnando il cambiare delle stagioni.
La scelta dei manici di scopa ha un significato forte: sono i custodi della città, chi mantiene e protegge gli spazi comuni. La cupola è rivestita da 2100 tegole di micelio vivo, un materiale biologico senza trattamenti chimici, che si integra con la natura attraverso un ciclo di crescita e decomposizione. Realizzata con oltre 4000 nodi fatti a mano, è un esempio di architettura sostenibile che unisce natura e simboli in una danza di forme e materiali.
Il Quadrato dei Vestigi: storia e innovazione a braccetto
Il Festival si svolge nel Quadrato dei Vestigi, un’area archeologica che conserva tracce di antiche tombe romane. Qui l’arte contemporanea si confronta con la storia millenaria, dando vita a installazioni che riflettono sulla ciclicità della vita e della materia. Bento ha scelto questo spazio per mettere in luce il ruolo dei funghi decompositori come agenti di trasformazione, celebrando l’architettura che nasce dal ciclo vitale.
Il 25 giugno 2026, durante la Nuit des Cabanes-Habiter Demain, la cupola diventerà una stazione radio pirata temporanea, unendo architettura, suono e spazio pubblico. Un momento che conferma l’impegno del festival nel creare legami tra installazioni e pratiche culturali, trasformando la visita in un’esperienza collettiva e immersiva.
Materiali, tradizioni e tecnologia: un viaggio tra cabanes diverse
Il Festival presenta progetti che vanno dal monumentale al nomade, dal minerale al tessile. Lo studio Prìa e Velia propone Aquifère, una struttura da 15 tonnellate in travertino di Tivoli, con giaroni d’argilla. Questa installazione sfrutta l’evapotraspirazione per abbassare la temperatura intorno, migliorando il comfort dei giardini.
La Fondation Huttopia porta Creetopia, una tenda che omaggia le popolazioni indigene canadesi, unendo nomadismo e tessuti naturali. Salazarsequeromedina presenta la Cabane 7L, uno spazio raccolto per la lettura immerso nel verde, mentre il padiglione Façade nasce dalla collaborazione tra studenti dell’ECAL di Losanna e l’azienda italiana Mutina, con un focus sulle ceramiche moderne.
Particolarmente interessante è Reassembled Views, progetto degli studenti della NABA che recupera materiali delle edizioni passate per trasformarli in nuovi elementi. Con un totem esagonale dotato di visori 3D, permette di rivivere virtualmente le cabanes precedenti, creando un ponte digitale tra passato e presente.
Festival des Cabanes: un laboratorio europeo di idee e scambi culturali
Il Festival des Cabanes non è solo un evento locale, ma una piattaforma internazionale di scambio. Ospita residenze per architetti e artisti, favorisce collaborazioni tra aziende e istituzioni di diversi paesi. Non si limita a esposizioni, ma propone laboratori e progetti didattici che promuovono riuso e sostenibilità.
Sam Stourdzé, direttore di Villa Medici, sottolinea come il festival rappresenti un esempio di innovazione nel rapporto tra creatività e paesaggio. Il futuro punta a sviluppare l’idea del paesaggio come cabana vivente, dove la vegetazione diventa architettura attiva. Un modo di abitare che non blocca la storia, ma la reinventa continuamente con forme leggere e temporanee.
L’edizione 2026 resta aperta fino al 28 settembre nei giardini di Villa Medici, in Viale della Trinità dei Monti 1, invitando romani e turisti a passeggiare tra installazioni di grande impatto visivo e culturale. Un’occasione per scoprire come il sogno infantile della cabana possa trasformarsi in un progetto di architettura all’avanguardia e consapevole.
