Nel cortile di un palazzo storico in via Rossini, Milano, un soffio di primavera si mescola al profumo del verde nascosto oltre un arco antico. Ma è varcando la soglia della galleria Gregor Staiger che la sorpresa prende forma: uno spazio ampio, luminoso, quasi sospeso nel tempo, pronto ad accogliere una mostra fuori dal comune. Due farfalle giganti, fatte di cartapesta, sembrano librarsi nell’aria, come se volessero lasciare il suolo alle loro spalle. Non sono solo decorazioni leggere, ma il cuore pulsante di un dialogo tra arte e natura, tra gioco e inquietudine, che attraversa l’intera esposizione. Tre artisti, Monster Chetwynd, Sonia Kacem e Walter Pfeiffer, si incontrano qui con performance, sculture tessili e fotografie che raccontano storie di metamorfosi, movimento e identità in continuo divenire.
Appena entrati, le farfalle di Monster Chetwynd accolgono il pubblico. L’artista londinese, nata nel 1973, è conosciuta per il suo lavoro performativo e multimediale. Questi insetti enormi, con ali di oltre un metro e mezzo, creano un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà. L’opera sembra sottolineare quanto la libertà sia allo stesso tempo desiderio e illusione, un movimento verso l’esterno che si infrange contro i muri della galleria. La luce naturale che entra da una grande vetrata sul giardino fa quasi credere che il volo sia possibile.
Chetwynd prende spunto dalla sua esperienza nelle performance, mescolando riferimenti al cinema surrealista e alla cultura popolare. Il risultato è un mix espressivo che oscilla tra il giocoso e il inquietante. Le farfalle sembrano vive, bloccate in un momento di passaggio, tra la pesantezza del materiale e la voglia di leggerezza. Tessuti, carta e strutture si sovrappongono, creando una scena teatrale in cui la fisicità dell’opera diventa racconto e simbolo. La sua arte mette in campo un paradosso: la tensione tra il desiderio di fuga e la consapevolezza dei limiti. Non è un semplice decoro, ma un gioco che spinge a riflettere su fragilità e trasformazioni.
A fianco delle farfalle di Chetwynd, si apre la seconda parte della mostra con Sonia Kacem, nata a Meyrin nel 1985. Qui domina un trittico in cui il tessuto è protagonista assoluto. Realizzato in similpelle viola, un materiale industriale nato da processi produttivi seriali, l’opera restituisce nuova vita e una spettacolare presenza alla materia. La superficie diventa un corpo plastico che richiama tanto l’architettura quanto l’arte classica.
Kacem riprende con intelligenza il motivo della piega, elemento della scultura barocca che esprimeva virtuosismo tecnico ed energia visiva. Ma non si limita a imitare: trasforma la piega in un drappeggio geometrico e morbido, che crea nuovi giochi di luce e rapporto con lo spazio. I volumi invitano a una lettura sensibile, quasi tattile. Il risultato è un’opera a metà strada tra scultura e installazione, con forme che sembrano respirare, muoversi e rispondere alla presenza di chi le guarda.
Il viola, colore legato a regalità e spiritualità, acquista nuova forza in chiave contemporanea. La scelta di un materiale artificiale sottolinea il tema della metamorfosi e dell’ibridazione tra natura e artificio, tra tradizione e innovazione, offrendo un’esperienza visiva e tattile insolita e suggestiva.
La terza parte del percorso si concentra su Walter Pfeiffer, artista svizzero nato nel 1946 a Beggingen, con uno spazio luminoso dove viene proiettato un video in loop. Il filmato riassume il suo lavoro dagli anni Settanta, caratterizzato da una particolare attenzione ai corpi, ai volti e ai gesti vissuti con spontaneità.
Il video in bianco e nero apre una finestra sul dietro le quinte del suo studio a Zurigo, trasformandolo in un luogo di libertà e convivialità. Le immagini mostrano momenti di danza, cambi d’abito, movimenti di gruppo con amici e collaboratori. Qui la fotografia diventa racconto intimo e gioioso. Non conta la perfezione tecnica, ma il desiderio di catturare bellezza e vitalità. In questo senso, il video risponde in modo fresco e giocoso all’atmosfera più enigmatica delle farfalle di Chetwynd.
Pfeiffer costruisce così una narrazione visiva che celebra diversità, inclusività ed energia di vivere, puntando sulla naturalezza del gesto e l’autenticità. Lo spettatore percepisce l’intimità di uno spazio creativo dove l’arte si fa esperienza condivisa, aperta al cambiamento e alle contaminazioni.
La mostra tripla alla galleria Gregor Staiger si inserisce in un panorama milanese ricco di eventi e appuntamenti culturali di grande richiamo. Tra le proposte più interessanti fino a fine 2026 spiccano la grande rassegna di Mona Hatoum alla Fondazione Prada, che affronta temi di instabilità e precarietà esistenziale con un allestimento articolato su più sedi.
Al Museo di Storia Naturale, la Fondazione Marevivo presenta l’installazione “Dentro la Metamorfosi” di Maria Cristina Finucci, che dialoga con arte e natura in chiave ambientale e architettonica. Intanto, alla Galleria Antonia Jannone va in scena una retrospettiva di Massimo Scolari dedicata all’archetipo montano, mentre lo spazio di Vincenzo De Cotiis ospita “Je suis la matière”, mostra personale che esplora il rapporto con materiali e forme.
Questa stagione artistica conferma Milano come un punto di riferimento internazionale, capace di abbracciare linguaggi diversi e aprire spazi di confronto tra passato e contemporaneo, arte visiva e performance. La galleria Gregor Staiger, con questa proposta triplice, è un esempio di scena vibrante, dove innovazione e suggestioni culturali si incontrano in un dialogo vivo e stimolante.
Guadalajara brulica di vita e attesa. Non è solo la seconda città più grande del…
“L’Ora non è mai davvero finito”. Così Umberto Santoro sintetizza il senso del suo progetto,…
A pochi chilometri dalla costa ligure, dove il mare lascia spazio alle prime colline, si…
Parigi si prepara a una svolta epocale nel trasporto pubblico: 200 chilometri di metropolitana automatica,…
Londra si è svegliata con una notizia che pesa come un macigno nel cuore del…
Il 12 giugno, quando le luci della città si abbassano, oltre cento luoghi in cinquanta…