
Castrovillari ha appena chiuso le porte sulla ventiseiesima edizione del festival Primavera dei Teatri, un appuntamento ormai imprescindibile per chi crede nel potere del teatro come strumento di cambiamento. Organizzato dalla compagnia Scena Verticale, il festival ha ancora una volta messo al centro temi politici e sociali, senza paura di scuotere le coscienze. Qui, nella città calabrese, il teatro contemporaneo e la danza si trasformano in una forma viva di memoria e resistenza. In particolare, il corpo — protagonista nella sezione danza — ha smesso di essere solo un elemento estetico per farsi veicolo di riflessione e impegno concreto.
Danza e resistenza: “Àgape, the cosmic ballroom” incanta il pubblico
Tra le proposte più evocative del festival c’è stata “Àgape, the cosmic ballroom” di Luna Cenere, prodotto da Zebra Cultural Zoo. Lo spettacolo è un omaggio all’amore spirituale, raccontato in una scena avvolta da luci dorate e argentee che abbracciano i due interpreti, Ilaria Quaglia e Davide Tavaglini. I performer si muovono in uno spazio sospeso, con gesti lenti e armoniosi, dando vita a un’atmosfera di pace e bellezza.
La musica elettronica dal vivo, firmata da Renato Grieco, accompagna ogni movimento, donando alla performance un senso di eternità. “Àgape” diventa così un viaggio che supera le barriere sociali, invitando a riflettere sull’amore, sulla vita e sulla connessione profonda che ci unisce tutti.
“Bambole da collezione”: tra ironia e denuncia sui tabù femminili
“Bambole da collezione”, firmato dalla giovane compagnia Le Lila e diretto da Cristina Vaccaro, ha aperto il festival con uno sguardo critico sugli stereotipi legati al corpo e alla sessualità femminile. Cinque attrici – Alessia De Bandi, Erica Fusini, Miriam Nicolosi, Marta Porfiri e Sara Morassut – portano in scena personaggi che oscillano tra gioco e denuncia, mettendo a nudo contraddizioni e pressioni della società.
Con un linguaggio spesso ironico e surreale, lo spettacolo mescola quiz assurdi e televendite di prodotti per l’igiene intima, mentre la maternità viene raccontata con toni volutamente esagerati. Realtà e immaginazione si confondono, restituendo il disagio di chi vive il peso di aspettative ingiuste. Il messaggio è chiaro: smontare i pregiudizi sulla verginità e difendere il diritto di ogni donna a decidere del proprio corpo e della propria sessualità.
“Nuvolario”: un grido contro la cultura patriarcale
“Nuvolario”, scritto e diretto da Filippo Andreatta e interpretato da Maria Isidora Vincentelli, affronta il peso della cultura patriarcale attraverso la figura di Elena, simbolo della cultura occidentale. Sul palco, l’attrice si fa forza con la sua voce potente, accompagnata da una fisarmonica, in una scena intima e magnetica.
Il testo è una sorta di preghiera che mette in discussione le verità ufficiali e invita a guardare oltre le apparenze, sfidando le vecchie gerarchie di potere. La regia essenziale favorisce un coinvolgimento diretto del pubblico, spingendolo a riflettere sul rapporto tra verità, menzogna e autorità.
“Nuvolario” parla del presente attraverso il passato, mettendo a nudo le fragilità di una cultura che ha bisogno di cambiare profondamente.
Pirandello nell’era digitale: la nuova vita di “Qualcuno, nessuno, centomila”
La pièce “Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop”, di Paola Roscioli e Dalila Cozzolino, rilegge i classici di Pirandello alla luce delle sfide dell’identità nell’epoca digitale. Le due attrici danno vita a un dialogo intenso, che si svolge durante una seduta psicoanalitica immaginaria, cercando di ricomporre i pezzi di sé dispersi tra giudizi e aspettative.
La messa in scena alterna momenti di introspezione a confronti vivaci, mettendo in luce le tensioni di chi fatica a trovare una propria identità in un mondo frammentato. La delicatezza delle interpretazioni fonde teatro e vita, realtà e follia, poesia e fragilità, offrendo una lettura nuova e femminile dei tormenti pirandelliani.
Un adattamento che parla tanto agli appassionati dei classici quanto a chi cerca un teatro che sa parlare al presente.
“KR70M16 – Naufrago senza nome”: la memoria dei naufragi migratori
Tra le produzioni di Scena Verticale spicca “KR70M16 – Naufrago senza nome”, che prende spunto dalle tragedie dei migranti, in particolare dal naufragio di Cutro del febbraio 2023. La storia segue Karamu, un ragazzo di 16 anni, e un psicoanalista calabrese sopravvissuto alla Shoah, il dottor Schwarz.
Il loro incontro, mediato dal custode di un cimitero, si svolge in uno spazio simbolico sospeso tra memoria e vita. Saverio La Ruina e Cecilia Foti offrono un’interpretazione intensa, che racconta il dolore di chi resta ai margini della storia ufficiale e l’urgenza di riconoscere ogni identità.
Lo spettacolo si avvale di luci e silenzi che richiamano le atmosfere di Bob Wilson, trasmettendo un messaggio forte di empatia e giustizia sociale.
“Le cicoriane” di Dario De Luca: una favola nera contro la violenza sulle donne
Con “Le cicoriane” Dario De Luca chiude una trilogia sulla narrativa popolare calabrese con uno spettacolo che mescola grottesco, barocco e lirico. La storia è una favola carica di tensioni, che affronta temi duri come il cannibalismo simbolico e la miseria.
Tra toni horror e atmosfere sadomaso, la trama denuncia la violenza sulle donne. Le protagoniste, principesse che hanno sconfitto l’orco, rifiutano i destini tradizionali per cercare la propria emancipazione, tra conflitti interiori e lotte sociali.
La musica elettroacustica dal vivo di Gianfranco de Franco crea un’atmosfera onirica che avvolge lo spettatore, amplificando il messaggio di denuncia sociale.
Ivonne Capece e la nuova “Casa di bambola”: un pugno allo stomaco femminista
Ivonne Capece ha portato sul palco una lettura intensa e provocatoria di “Casa di bambola” di Henrik Ibsen, mettendo a fuoco il servilismo domestico con uno sguardo femminista e critico. Maria Laura Palmeri, protagonista, incarna la denuncia di ruoli imposti alle donne tra le mura di casa.
L’allestimento, con un linguaggio visivo che inquieta e scuote, accompagna la crisi maschile in un contesto patriarcale, con un impianto scenico che mette a confronto autonomia femminile e oppressione.
Lo spettacolo conferma la forza del festival nel mettere in scena visioni contemporanee dei classici, facendo di Castrovillari un punto di riferimento culturale e uno spazio di confronto sulle sfide di oggi.
