
Il Cimitero delle Fontanelle riapre al pubblico: un cuore pulsante di tradizioni nel Rione Sanità
Il 19 aprile, dopo anni di silenzio e lavori, il Cimitero delle Fontanelle ha riaperto le sue porte al pubblico napoletano. Non è solo un luogo di sepoltura, ma un cuore pulsante di tradizioni e fede radicate nel Rione Sanità. Ogni angolo del quartiere racconta storie antiche, e questo sito – nato come cava di tufo e poi trasformato in ossario collettivo – torna ora a vivere grazie a un progetto che ha unito risorse pubbliche e private. Napoli riscopre così un pezzo prezioso della sua anima, sospeso tra memoria e devozione popolare.
Dalla cava di tufo all’ossario della città: la storia del Cimitero
Il Cimitero delle Fontanelle nasce come cava di tufo, materiale vulcanico usato per costruire Napoli. Col tempo, però, quel luogo cambia volto e diventa una sorta di sepolcro collettivo. Dopo emergenze sanitarie come la terribile peste del 1656, che causò la morte di oltre 250mila persone, la cava si trasforma in ossario per raccogliere ossa e resti in modo anonimo ma ordinato.
Il sito racconta le sofferenze della città, messe a dura prova da carestie, terremoti e le eruzioni del Vesuvio. Fino al XIX secolo il luogo resta deposito comune, finché con l’editto di Saint-Cloud si impone di spostare le sepolture fuori dai centri abitati. Nel 1872 Don Gaetano Barbati riorganizza il sito, dividendo la cava in tre aree: la navata dei preti, quella degli appestati e quella dei “pezzentelli”, termine usato per i poveri senza nome.
Intorno a queste “anime pezzentelle” nasce un culto popolare molto sentito. Il legame di mutua devozione tra vivi e morti anonimi diventa una tradizione napoletana che attira da secoli pellegrini, fedeli e curiosi. Un aspetto spirituale che per molto tempo è stato osteggiato dalla Chiesa, fino alla chiusura ufficiale nel 1969, da cui è iniziato un lungo periodo di abbandono.
La Paranza e il rilancio del Rione Sanità: una rinascita culturale
La riapertura del Cimitero non è un evento isolato ma parte di un più ampio progetto di rinascita del Rione Sanità. Un quartiere spesso visto solo per i suoi problemi sociali, ma che sta cambiando volto grazie alla cooperativa La Paranza, nata nel 2006 proprio qui.
La Paranza ha scelto un modello di gestione partecipata, coinvolgendo comunità locale, istituzioni e professionisti. Si parla di “comunità di patrimonio”, un approccio che punta a far sentire tutti responsabili del bene culturale, seguendo i principi della Convenzione di Faro. Il restauro del Cimitero ha visto un investimento di circa 640mila euro da fondi privati, a cui si aggiungono 200mila euro del Comune per adeguamenti e sicurezza.
Il progetto ha coinvolto giovani architetti dell’Università Federico II, che hanno lavorato per mettere in sicurezza il sito senza snaturarne il carattere storico. Tutto questo si inserisce nel più ampio piano G124, ideato dall’architetto Renzo Piano, che mira a rilanciare culturalmente e socialmente Napoli e i suoi quartieri.
Un luogo che torna a vivere: gestione e impatto sul territorio
Il Cimitero delle Fontanelle è una sfida continua: conservare un patrimonio fragile e allo stesso tempo renderlo accessibile e vivo. Dopo anni di chiusure e lavori, la riapertura del 2024 vuole essere definitiva, aprendo una nuova stagione di gestione responsabile.
La Paranza, con il Comune, ha messo in piedi protocolli precisi per la manutenzione, il controllo e l’accoglienza dei visitatori. L’obiettivo è mantenere vivo il valore devozionale e culturale del sito, senza rinunciare alla sicurezza. Riaprire le porte significa anche ristabilire un rapporto diretto con la comunità locale, spesso esclusa dalle decisioni su luoghi simili.
Il Cimitero resta anche meta importante per turisti e appassionati di storia, arte e tradizioni napoletane. Nei prossimi giorni sono previsti percorsi culturali che approfondiranno le pratiche spirituali legate alle “anime pezzentelle” e il ruolo dell’ossario nelle emergenze sanitarie del passato.
Via Fontanelle 80 torna così a essere un punto di riferimento non solo per il suo valore storico, ma anche come simbolo della rinascita collettiva di un quartiere. La riapertura segna una ripresa concreta e simbolica della cura dei luoghi della memoria, fondamentali per capire l’identità complessa di Napoli.
