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Bolzano Danza 2026: Orizzonte e novità nel festival di danza dal 16 al 31 luglio in Alto Adige

Dal 16 al 31 luglio, Bolzano si trasforma. La città si fa palco, non solo nei teatri ma in angoli inaspettati, pronti ad accogliere la danza. Bolzano Danza, alla 42ª edizione, non è mai stata così viva: un mix di tradizione e innovazione, corpi che raccontano storie antiche e nuove, tecnologia che si intreccia con il movimento. L’estate altoatesina si accende, pronta a sfidare le abitudini e a svelare nuovi orizzonti culturali. L’attesa è già nell’aria.

“Orizzonte”: il filo conduttore scelto dai direttori artistici

Il tema di questa edizione, “Orizzonte”, è stato scelto da Anouk Aspisi e Olivier Dubois, i direttori artistici che guidano la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. L’orizzonte non è visto come un traguardo fisso da raggiungere, ma come uno spazio aperto e fluido, capace di accogliere paure, speranze e cambiamenti. Aspisi e Dubois spiegano che “guardare l’orizzonte significa perdersi per un attimo, per poi immaginare insieme cosa può emergere.” Così il festival diventa un luogo di osservazione sensibile, un ponte tra artisti e pubblico, dove condividere esperienze e stimoli. “Orizzonte” si inserisce nel progetto più ampio della “Trilogia della Passione”, iniziata l’anno scorso con “Insurrezione”, un percorso che usa la danza per parlare di emozioni, corpi e società.

Il meglio della danza italiana in scena a Bolzano

Bolzano Danza 2026 mette in luce una nutrita schiera di coreografi e compagnie italiane, con un’offerta ampia e variegata. Si parte con il Centro Coreografico Nazionale Aterballetto che presenta “MicroDanze”, tre brevi coreografie firmate da Antonella Bertoni, Francesca Lattuada e Diego Tortelli, seguite da “Il combattimento di Tancredi e Clorinda” con regia di Fabio Cherstich e coreografie di Philippe Kratz. Tra gli appuntamenti da non perdere c’è anche “Le classique c’est chic!”, la lezione-spettacolo di danza classica all’aperto di Anna Basti, che cerca di riportare il pubblico alle radici della danza in modo leggero e originale.

Non mancano performance di grande rilievo come “Michel – The Animals I am” di Chiara Bersani, unica nel suo genere e con una compagnia che include performer con disabilità. L’innovazione passa anche per le installazioni di Margherita Landi. La compagnia bergamasca ABC – Allegra Brigata Cinematica porta uno spettacolo pieno di energia e divertimento, mentre Industria Indipendente, insieme ad Annamaria Ajmone, esplora la danza contemporanea con un approccio multidisciplinare. Tra gli altri titoli segnaliamo “Rise” di Daniele Ninarello e il debutto di “Replica” di Abbondanza/Bertoni, diretto da giovani coreografi come Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi. Il festival si chiude con “mk”, la performance di Michele Di Stefano accompagnata dal compositore Lorenzo Bianchi Hoesch.

Stelle internazionali e grandi classici sul palco di Bolzano

Sul fronte internazionale, Bolzano Danza 2026 schiera nomi di primo piano. Tra gli ospiti di spicco c’è Louise Lecavalier, danzatrice canadese di fama mondiale. A seguire, la compagnia belga Peeping Tom, celebre per spettacoli intensi e coinvolgenti. Dalla Francia arrivano Simon Le Borgne e Leïla Ka, regista e performer con un linguaggio fresco e innovativo.

Uno degli eventi più attesi è il ritorno di “Rosas danst Rosas” di Anne Teresa de Keersmaeker, riproposto con un cast nuovo a dimostrazione della vitalità dell’opera. Alexander Vanthourenhout, altro coreografo belga, porta “Through the Grapevine Live”, un’esperienza immersiva che fonde musica e movimento. Olivier Dubois, co-direttore artistico del festival, debutta a Bolzano con “Les Mémoires d’une seigneure”, versione femminile della sua coreografia del 2015.

Tra gli altri nomi figurano la coreografa argentina Ayelen Parolin, il francese Bruno Benne con la sua compagnia Beaux-Champs, la svizzera Camilla Parini e il performer belga-tunisino Mohamed Toukabri. La chiusura spetta a “Badke”, un evento che rielabora una coreografia di Alain Platel, realizzato insieme alla compagnia palestinese Studio48, sotto la regia di Amir Sabra e Ata Khatab, con dieci danzatori palestinesi sul palco. Una scelta che conferma l’attenzione del festival alle questioni sociali e al dialogo tra culture.

Redazione

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