A pochi minuti di battello dal quartiere Endoume, le isole Frioul emergono dal Mediterraneo come sentinelle silenziose di storia e natura. Quattro scogliere bianche – Pomègues, Ratonneau, If e Tiboulen – si stagliano nette contro il cielo, a meno di due chilometri da Marsiglia. Un tempo un unico promontorio, ora diviso dal mare, l’arcipelago custodisce tracce antiche, dai resti di fortificazioni a strutture sanitarie abbandonate. Qui il maestrale non dà tregua: modella rocce e vegetazione, dura e tenace, capace di resistere alla salsedine e alla siccità. Un paesaggio mediterraneo che parla, se solo si sa ascoltare.
Pomègues, l’isola più grande tra natura selvaggia e storia sanitaria
Pomègues, con i suoi 2,7 chilometri, è la più estesa dell’arcipelago. È collegata a Ratonneau dalla diga Berry, costruita agli inizi dell’Ottocento. Il paesaggio è aspro, con sentieri che si arrampicano su rocce bianche e profumi di macchia mediterranea che accompagnano il cammino. Pannelli lungo i percorsi raccontano la storia geologica e umana dell’isola. Per secoli Pomègues è stata un punto chiave per la salute pubblica di Marsiglia: dal 1627 una sua baia naturale serviva da porto di quarantena per le navi in arrivo dal Levante, per fermare la diffusione di peste e colera. Nel XIX secolo, con l’emergenza della febbre gialla, si costruì la diga Berry, che unì Pomègues a Ratonneau e creò un porto protetto per l’isolamento sanitario. Un’opera enorme, che richiese tanto lavoro e pietre a volontà. Oggi, tra i resti di forti e torri militari, si svolge un’attività moderna: l’allevamento biologico di spigole e orate, tra i primi certificati in Europa. Pomègues è un mix di natura dura, storia medica e tradizione marinara ancora viva.
Ratonneau, tra architettura nordafricana e calette da sogno
Ratonneau è la porta d’ingresso per chi lascia Marsiglia e si presenta con un carattere tutto suo. Anche se simile a Pomègues per il paesaggio roccioso, qui spicca un villaggio costruito negli anni Sessanta dall’architetto Josep Lluís Sert. Le case ricordano le kasbah e le medine del Nord Africa, con linee semplici e colori essenziali, un’oasi di calma lontana dal caos cittadino. Lì vivono circa 150 persone tutto l’anno. L’isola ha un passato sanitario importante: ospitò uno dei maggiori complessi di quarantena del Mediterraneo, con l’Hôpital Carolin dedicato ai malati di febbre gialla. Tra le curiosità, una piccola cappella in stile classico con colonne semplici, quasi un tempio antico. Sul lato sud si apre la calanque di Saint-Estève, una piscina naturale con acqua trasparente, spiagge e fondali ricchi di vita, amatissima da famiglie e snorkelisti. Ratonneau conserva anche tracce militari importanti, con fortificazioni e batterie costruite fin dal Cinquecento per proteggere Marsiglia dagli attacchi dal mare.
Île d’If: castello, prigione e mito di Dumas
L’Île d’If si distingue per il suo unico abitante: il celebre castello che domina l’isolotto. Costruito a partire dal 1516 per volere di Francesco I, era una fortezza pensata per difendere l’accesso a Marsiglia. Con bastioni e torri cilindriche, serviva a tenere lontani i nemici via mare. Col tempo, però, la sua funzione militare lasciò spazio a quella di prigione. Per quasi quattro secoli fu carcere di oppositori politici, protestanti e detenuti comuni, con momenti difficili legati alle rivolte del 1848 e ai comunardi del 1871. Le mura dell’If sono diventate famose in tutto il mondo grazie ad Alexandre Dumas, che qui ha ambientato il romanzo “Il conte di Montecristo”. Oggi l’isola è uno dei simboli di Marsiglia, un luogo dove storia vera e racconto si mescolano in modo affascinante.
Tiboulen, l’isolotto tranquillo con un tesoro sommerso
Tiboulen è il più riservato tra gli isolotti, spesso ignorato dai traghetti ma pieno di sorprese. È lontano dalle altre isole e ospita un faro alto 34 metri, fondamentale per la navigazione nella rada di Marsiglia. Sotto la superficie si nasconde una biodiversità ricca: pareti rocciose, correnti favorevoli e acque limpide creano un habitat ideale per cernie, polpi, stelle marine rosse e coralli mediterranei. Vicino a Tiboulen giace il relitto di un bombardiere tedesco della Seconda Guerra Mondiale, meta ambita per gli amanti delle immersioni più esperti. L’isolotto ha mantenuto intatta la sua natura grazie alle sue dimensioni ridotte e all’accesso limitato. È un pezzo fondamentale dell’ecosistema marino e terrestre dell’arcipelago, un angolo di pace e natura quasi unico a due passi da una città vivace come Marsiglia.
