Non c’è nessuna certezza che tenga, sembra sussurrare Marzia D’Amico in Ragazz Laser*. Le sue poesie non si limitano a raccontare, ma scuotono, smontano e ricompongono tutto ciò che di solido crediamo di avere intorno. Battaglie politiche, giochi linguistici e una profonda esplorazione delle identità di genere si intrecciano in versi che chiedono di essere pronunciati ad alta voce, pur radicandosi saldamente sulla pagina. Nata a Roma nel 1989, D’Amico è una giovane ricercatrice che da anni naviga tra scrittura, traduzione e studi di genere, dando vita a un universo poetico che mette al centro la soggettività transfemminista. Il suo lavoro, intenso e premiato, non è solo poesia: è una sfida che reinventa il linguaggio stesso.
Rompere le regole del linguaggio di genere: il neutro come atto di ribellione
In Ragazz Laser non si tratta di scegliere parole a caso. D’Amico mette in crisi le desinenze, usa il neutro come pratica consapevole per mettere in discussione l’idea di una lingua “naturale”. In Italia il dibattito sul linguaggio di genere è ancora acceso e spesso bloccato da chi vuole conservare lo status quo. Eppure la poesia spinge oltre, apre varchi e costruisce nuovi spazi di confronto. Quegli asterischi, le forme fluide, le varianti non sono mai un vezzo: servono a far emergere soggettività trans e transfemministe che il linguaggio comune spesso ignora.
Per D’Amico, questa scelta non è solo una questione di forma, ma un vero e proprio atto politico. La scrittura diventa uno spazio dove si smonta chi viene incluso e chi resta fuori dal discorso pubblico. La poesia si fa terreno di resistenza, si inceppa, si oppone a un linguaggio comodo e stabile. Serve una letteratura nuova, che non rappresenti solo le marginalità, ma le accolga senza chiedere scuse. Ragazz Laser è un laboratorio che sperimenta una letteratura alternativa, che cambia non solo l’estetica, ma anche la politica e la società.
Tra pagina e voce: la poesia che prende vita
Il libro di D’Amico è pensato per essere letto a voce alta. La prefazione di Sara Ventroni mette in luce proprio questo aspetto: i testi vogliono essere performati. Ma la poetessa è chiara: la pagina non va abbandonata, resta fondamentale. La scrittura è una partitura precisa, fatta di grassetti, pause, spaziature che guidano il respiro e il ritmo. Non si tratta di lasciare tutto all’improvvisazione, ma di costruire insieme al testo un’esecuzione che ne amplifichi il senso senza snaturarlo.
Questo legame stretto tra parola scritta e voce fa sì che ogni lettura diventi un’interpretazione unica, legata al momento e al luogo. D’Amico non recita a memoria, si affida al testo come a uno spartito musicale. Per uno spettacolo vero e proprio, la poetessa non chiude la porta, ma lo immagina sempre fedele alla forma scritta, senza eccessi teatrali che rischierebbero di far perdere il senso originale.
Una poesia che urla senza perdere forza sulla pagina
Per Marzia D’Amico è fondamentale una poesia che sappia urlare, scuotere, lasciare senza fiato. Ma rifiuta l’idea che questa energia si perda quando si passa dalla voce alla pagina. Anzi, la scrittura diventa un campo di trasformazione dove quel grido si trasforma in pause, silenzi, interruzioni visive e giochi di ritmo. La tensione non si spegne, si ricarica in una nuova forma di intensità.
La pagina non è solo un contenitore passivo, ma un luogo dove agire. Accoglie un linguaggio che non si lascia domare, rompendo l’idea che le scritture più “rumorose” siano appannaggio solo dell’oralità. Anche nel silenzio, la poesia di D’Amico mantiene tutta la sua carica politica e il potere di disturbare, sfidando le strutture linguistiche e culturali dominanti. La parola si espande dal suono alla forma visiva, restando fedele alla sua voce di protesta.
Quando ricerca e poesia si intrecciano
Per D’Amico non c’è confine netto tra il lavoro da ricercatrice e quello da poetessa. Le due dimensioni si alimentano a vicenda. Gli studi sul genere, sul linguaggio e sulla cultura si riflettono nella scrittura, che diventa un atto critico fatto di scelte formali e tensioni interne. Allo stesso tempo, l’ispirazione creativa nasce da un’urgenza istintiva, che precede l’analisi e la razionalizzazione.
In questo scambio continuo, la scrittura non è né un esercizio accademico né un semplice sfogo emotivo. È un terreno di confronto dove teoria e impulso si incontrano e si spingono oltre. A volte è la ricerca a dare ordine, altre volte è la scrittura a rompere gli schemi. Il risultato è una poesia che si espone, rischia e non si lascia mai domare del tutto.
Cosa ci riserva il futuro di Marzia D’Amico
D’Amico non si ferma con Ragazz Laser. Tra i progetti in corso c’è un poemetto frammentato che indaga la negoziazione di genere in una chiave non binaria, sia umana sia poetica. Questo lavoro è seguito da vicino da Renata Morresi, mentore importante anche per Ragazz Laser. Parallelamente, sta completando un testo più discorsivo dedicato all’abilismo e al metalinguaggio.
In entrambi i casi, la poetessa continua a esplorare il rapporto tra esperienza vissuta e costruzione linguistica, cioè quanto il linguaggio includa o escluda, normalizzi o metta in discussione. La scrittura resta aperta, in continua trasformazione, pronta a cambiare e a contraddirsi, senza mai fossilizzarsi in una forma sola. Con una voce vibrante e instancabile, parla a chi vive ai margini, con consapevolezza e determinazione.
