Tunisi si prepara a trasformarsi in un grande palcoscenico d’arte, dal 23 ottobre al 22 novembre 2026. La Biennale Jaou, ormai un punto fermo nel panorama contemporaneo del Mediterraneo, torna con una carica nuova, fatta di attese e dialoghi. Lina Lazaar, la direttrice artistica, parla di Becoming the Ocean come di un invito urgente: diventare oceano significa abbattere confini, rivedere le nostre connessioni in un mondo che sembra sgretolarsi. Un messaggio potente, che già scuote la città e chi la segue.
“Becoming the Ocean”: un richiamo all’identità plurale e alla convivenza
Il filo conduttore della Biennale Jaou 2026 è un’immagine potente e poetica insieme. Si ispira a una metafora di Khalil Gibran che parla di fiumi che diventano oceano, senza perdere la propria identità ma ampliandola. Lina Lazaar racconta che questo tema nasce dalle sfide che viviamo: guerre, migrazioni forzate, crisi ambientali, instabilità politica. Serve una risposta collettiva, capace di immaginare nuove forme di solidarietà e convivenza.
Non è un semplice titolo evocativo. L’oceano qui simboleggia un luogo dove molte correnti coesistono senza confondersi, una pluralità di voci che resistono all’omologazione. La Tunisia stessa è un crocevia che collega Africa, Medio Oriente, Europa e Mediterraneo. Jaou poggia su complessità e dialogo, proponendo l’ospitalità come pratica culturale e istituzionale. Un invito a un confronto sincero, aperto anche al disaccordo e alla molteplicità di punti di vista.
Artisti selezionati: un dialogo aperto che supera confini e categorie
La curatela della Biennale non vuole raccontare una storia rigida o imporre un’ideologia, ma creare uno spazio dove sensibilità diverse possano incontrarsi. La scelta degli artisti per il 2026 si basa su affinità e conversazioni profonde, non su criteri geografici o nomi noti. Un piccolo gruppo di curatori e collaboratori ha individuato artisti che lavorano su temi urgenti come memoria, migrazione, spiritualità, ecologia, cura e rappresentazione.
Il risultato è una serie di opere e linguaggi che stimolano il pubblico con approcci differenti. Alcuni artisti hanno già legami solidi con la scena mediterranea, altri portano nuovi sguardi. La mostra evita spiegazioni didascaliche, preferendo suscitare riflessioni con opere che ascoltano invece di imporre risposte. La pluralità di narrazioni fa della Biennale un’occasione per vivere l’arte come un processo aperto, a volte contraddittorio, ma sempre fertile.
Le opere di Jaou 2026: installazioni e performance che parlano di Tunisia e del mondo
La Biennale si svolgerà in luoghi simbolo come la Caserne El Attarine, dove molte opere saranno create apposta per dialogare con l’architettura e la storia del posto. Gli artisti hanno passato mesi a studiare la scena tunisina, immergendosi nella sua storia, nei paesaggi, nelle tradizioni, ma anche riflettendo sul ruolo della Tunisia nel contesto globale.
Chi visiterà potrà vedere installazioni, sculture, video che invitano sia alla riflessione che alla partecipazione. Temi come confini, rituali collettivi, ambiente e memoria non sono raccontati come verità assolute, ma attraverso storie personali che mettono in luce contraddizioni e sensibilità diverse. Particolare attenzione va al video e al cinema, strumenti da sempre centrali nelle attività di Ibraaz, partner della Biennale, che promettono contenuti visivi coinvolgenti e innovativi. L’esperienza proposta va oltre il semplice guardare, diventando un momento sociale e spaziale condiviso.
Collaborazione con il Centre d’Art Contemporain Genève: un modello di lavoro condiviso
Il legame con il Centre d’Art Contemporain di Ginevra segna un passo avanti verso un modo nuovo di collaborare tra istituzioni culturali. Andrea Bellini e Lina Lazaar hanno dato vita a un progetto nato insieme, che non si limita a uno scambio di mostre, ma parte da una vera co-creazione.
Questa alleanza riflette l’idea che la cultura contemporanea non possa più stare isolata, ma debba mettere in rete competenze, risorse e reti. Biennale Jaou e Centre d’Art Contemporain si scambiano metodi e visioni, intraprendendo un percorso di condivisione che diventa in sé un gesto curatoriale. In un momento difficile per il mondo culturale, questa iniziativa è un esempio concreto di solidarietà pratica, non solo a parole.
Tunisi e la Biennale: arte, città e ospitalità come tessuto vivo
Jaou è profondamente legata alla vita culturale tunisina e dialoga costantemente con la città. Non si limita agli spazi espositivi ma si sviluppa tutto l’anno con collaborazioni che coinvolgono artisti, università, artigiani e operatori culturali locali. La scelta di luoghi storici come la Caserne El Attarine trasforma l’arte contemporanea in uno strumento per guardare la città da angolazioni nuove.
Il pubblico tunisino è protagonista oltre che spettatore, mentre i visitatori stranieri possono scoprire la ricchezza e la complessità di un panorama culturale in fermento. Il programma pubblico, fatto di conversazioni, performance, proiezioni e momenti informali fuori dai luoghi ufficiali, crea un clima di scambio autentico e partecipato. L’atmosfera che Jaou vuole costruire, già nel nome – che in dialetto tunisino indica un sentimento condiviso – si fa pratica concreta di ospitalità culturale. L’esperienza della Biennale va ben oltre il mese di esposizione, lasciando tracce durature di dialogo e collaborazione.
