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Il Circo Inedito a Roma: Spettacolo Unico a Castel Sant’Angelo nel Festival L’Angelo e la Luna 2026

Tra le antiche mura di Castel Sant’Angelo, per sei giorni, il suono della risata e il fruscio delle acrobazie hanno preso il sopravvento sul silenzio della storia. Dal 28 luglio al 2 agosto 2026, il celebre monumento romano si è trasformato in un teatro a cielo aperto, ospitando “Il Castello degli Angeli Ostinati”, un circo che non è solo puro spettacolo, ma un intreccio di arte, letteratura e memoria. Un evento che, per il secondo anno consecutivo, dimostra come un luogo carico di storia possa diventare uno spazio vivo, capace di coinvolgere tanto i romani quanto i visitatori da ogni parte del mondo.

Un festival che unisce circo e storia

Al centro di tutto c’è “L’Angelo e la luna”, festival ideato da Anna Selvi che da sei anni anima Castel Sant’Angelo con musica, teatro, danza e, negli ultimi due anni, anche circo. “Il Castello degli Angeli Ostinati”, diretto da Giacomo Costantini, non è un semplice spettacolo circense: è un percorso rituale che accompagna il pubblico tra sale e terrazze, con performance pensate apposta per quegli spazi. L’idea è far riscoprire il monumento, trasformandolo da luogo da visitare a spazio da vivere, dove storia e arte si incontrano.

La risposta del pubblico è stata forte: 15 spettacoli in 41 repliche hanno portato in scena un pubblico variegato, tra romani e visitatori. Gli orari insoliti hanno creato un’atmosfera più raccolta, dove la suggestione del luogo si è fusa con la varietà del circo contemporaneo.

Una narrazione che intreccia acrobazie e storia

“Il Castello degli Angeli Ostinati” si allontana dal tradizionale spettacolo circense per proporre una trama più articolata, frutto della collaborazione tra Giacomo Costantini e il collettivo letterario Wu Ming. Lo spettacolo si sviluppa su due percorsi paralleli, ognuno con performance studiate per gli spazi specifici del museo: acrobazie aeree, danze, numeri comici si alternano a momenti narrativi e musicali.

La colonna sonora dal vivo intensifica l’immersione, mentre la narrazione ruota attorno alla statua dell’Arcangelo Michele, simbolo di Castel Sant’Angelo. La storia di questa scultura, segnata da vicende di distruzione e ricostruzione, diventa metafora del monumento e della città stessa. Grazie a un racconto che unisce storia e fantasia, lo spettacolo va oltre il semplice intrattenimento, stimolando riflessioni su memoria e tempo.

Quando circo e patrimonio dialogano a Roma

Questo spettacolo segna un passo avanti nella scena artistica romana, portando il circo a dialogare con altre arti e contesti culturali poco battuti. L’obiettivo è superare la frammentazione tra discipline, unendo danza, performance e narrazione in modo fluido e accessibile. Il risultato è un prodotto culturale che valorizza tradizione e innovazione allo stesso tempo.

La scelta di Costantini come regista non è casuale: il suo lavoro punta a un circo che parla a pubblici diversi, con un tema forte come la storia dell’Arcangelo Michele che dà spessore alle azioni sceniche. Il monumento diventa così protagonista e scenario, riflettendo nelle sue trasformazioni il ritmo dello spettacolo. Questa contaminazione di arti regala all’esperienza una ricchezza unica.

Tra letteratura e acrobazie: la visione di Costantini e Wu Ming

Costantini sottolinea l’importanza di mettere in relazione il circo con altri linguaggi artistici. La sua esperienza lo porta a privilegiare la narrazione, andando oltre il puro linguaggio del corpo. Da più di dodici anni sperimenta l’incontro tra performance, musica e scrittura. Con Wu Ming, la collaborazione è stata fondamentale: il collettivo ha lavorato sulla storia della statua, creando una drammaturgia che mescola fatti storici e invenzione, riempiendo le lacune con racconti coerenti.

Il risultato è uno spazio dove realtà e fantasia convivono, dando al gesto circense un significato più profondo. Lo spettacolo non si limita al visivo, ma invita a riflettere e a emozionarsi, legandosi strettamente al luogo e sfruttandone al massimo le potenzialità narrative e sceniche.

Artisti internazionali e italiani per uno spettacolo poliedrico

La compagnia di Costantini vanta un cast internazionale e variegato che dà corpo e anima allo spettacolo. Spicca il Duo Kaos, duo guatemalteco che mescola acrobazie e coreografia con grande attenzione a scenografie e suoni. La loro performance nella Sala Paolina ha lasciato un segno profondo.

Tra gli altri protagonisti Andrea Farnetani, clown e mago, e Guenda Bournens, specialista del cerchio aereo, che ha sfruttato la terrazza panoramica come un vero e proprio palcoscenico. Nella biblioteca, Selyna Bogino ha incantato con antipodismo e hula hoop, mostrando tecnica e versatilità. A guidare il pubblico, due figure poliedriche: Clio Gaudenzi, artista multidisciplinare, e Luca Terranova, alias Mago Novas. Il tutto accompagnato dalla musica dal vivo di Valeria Sturba e Giuseppe Franchellucci, rispettivamente polistrumentista e violoncellista.

Questa varietà di arti e origini ha costruito un’esperienza coinvolgente e complessa, che va oltre il semplice spettacolo per trasformarsi in un viaggio sensoriale e culturale dentro un monumento unico nel cuore di Roma.

Redazione

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