«La fotografia è la mia voce», diceva Lisetta Carmi, e quella voce ha attraversato decenni, terre e generi artistici. Nata a Genova nel 1924 e scomparsa nel 2022 a Cisternino, Carmi non è stata solo una fotografa: è stata una musicista, una testimone di storie spesso dimenticate, una donna che ha saputo reinventarsi più volte. Dagli anni difficili dell’esilio in Svizzera durante la seconda guerra mondiale ai suoi intensi reportage sociali, fino ai ritratti che sembrano raccontare molto più dei volti impressi sulla pellicola. Ora, a Perugia, la Galleria Nazionale dell’Umbria raccoglie queste molteplici identità in una mostra che celebra un’artista a tutto tondo.
Dal pianoforte alla macchina fotografica: come nasce un nuovo sguardo
Carmi nasce in una famiglia ebrea benestante di Genova e cresce in un ambiente dove la musica ha un ruolo centrale. Durante il fascismo e le persecuzioni nazifasciste, è costretta a rifugiarsi in Svizzera, dove prosegue gli studi di pianoforte. La sua passione per la musica si consolida fino al 1960, quando sceglie di cambiare strada: decide di dedicarsi alla fotografia. Il cambiamento arriva quasi per caso, durante un viaggio in Puglia con Leo Levi, amico etnomusicologo impegnato a registrare i canti delle comunità ebraiche. Armata di una semplice Agfa Silette, Carmi inizia a scattare immagini che raccontano la vita quotidiana delle popolazioni rurali con una sensibilità rara, restituendo dignità e umanità.
Da lì in poi il suo lavoro si concentra su temi sociali e umani, profondamente radicati nel reale. A Genova si dedica a raccontare il lavoro nei porti e nei sugherifici della Sardegna, soffermandosi soprattutto sulle mani dei lavoratori, simbolo del legame tra tradizione e fatica. Il suo sguardo attento ai dettagli mette in luce mondi complessi e spesso nascosti, avvicinando chi osserva a realtà lontane ma vere.
Genova e Sardegna: il racconto del lavoro e della vita
La capacità di Carmi di leggere e raccontare la società emerge in due progetti chiave in mostra. Da una parte, i reportage sul porto di Genova, dove uomini impegnati nel duro lavoro quotidiano vengono fissati dall’obiettivo nel loro ambiente naturale. Le sue fotografie non sono semplici documenti: catturano posture, gesti, volti, restituendo la vita pulsante di un’epoca in trasformazione.
Dall’altra, le immagini scattate nei sugherifici di Calangianus, in Sardegna, dove donne lavorano modellando tappi di sughero. Qui Carmi mette in primo piano il ruolo femminile nella società rurale, esaltandone la forza silenziosa e la dignità.
Un altro lavoro intenso e controverso è il progetto “Erotismo e autoritarismo”, realizzato tra i mausolei del cimitero di Staglieno a Genova. Carmi indaga il rapporto tra rappresentazioni femminili e ruoli sociali di subordinazione attraverso fotografie di sculture funerarie. Il gioco di luci e ombre accentua la drammaticità delle immagini, mentre i fiori sparsi creano un contrasto simbolico che invita a riflettere su vita, morte e identità.
Comunità ai margini e musica: dai travestiti genovesi agli studi etnomusicologici
Un’altra tappa importante nella carriera di Carmi è il rapporto con chi vive ai margini della società. Nel 1965 entra in contatto con la comunità dei travestiti di Genova, un gruppo spesso emarginato e guardato con diffidenza. Carmi riesce a superare le barriere e a raccontare con delicatezza e rispetto i volti e gli sguardi di queste persone. Questa esperienza si rivela anche un momento di crescita personale, ampliando la sua capacità di comprendere le sfumature delle relazioni umane.
Al contempo, l’amicizia con l’etnomusicologo Leo Levi apre a Carmi le porte di culture lontane, dalla Puglia all’India. Le sue fotografie raccontano non solo le forme, ma l’anima delle comunità studiate, mettendo in luce la bellezza e la complessità delle tradizioni popolari lontane dall’Europa occidentale.
Musica e immagine: il “Quaderno musicale di Annalibera”
L’ultima parte della mostra racconta un altro aspetto dell’artista, che unisce le sue due grandi passioni: la musica e la fotografia. Dopo anni di riflessioni, Carmi rielabora alcune opere ispirate al “Quaderno musicale di Annalibera” di Luigi Dallapiccola. Qui la fotografia si fa mezzo per tradurre suoni e partiture in immagini, creando un ponte tra arte visiva e linguaggio musicale. Un esperimento che mostra il talento eclettico di Carmi, capace di spingere oltre i confini della fotografia tradizionale.
La mostra, aperta fino al 27 settembre 2026 alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, racconta non solo un percorso artistico ma anche un modo di vivere che ha attraversato e trasformato decenni di storia europea e mondiale. Lisetta Carmi emerge come una testimone attenta dei cambiamenti sociali, culturali ed emotivi della sua epoca, più di una semplice fotografa: una voce autentica e profonda del nostro tempo.
