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Luca Vitone e il suo viaggio in barca verso Sant’Elena: il diario di bordo tra Capo Verde e l’oceano

Luca Vitone lascia alle spalle la baia di Praia, a Capo Verde, dopo tre giorni fermi. Ora si trova a 12°53’ nord e 22°25’ ovest, immerso in un oceano vasto e silenzioso, sospinto da una brezza leggera. Davanti a lui, almeno quindici giorni di navigazione senza alcun punto di terra in vista, diretto verso Sant’Elena. È la tratta più insidiosa: la zona di convergenza intertropicale, dove il mare può trasformarsi in uno specchio immobile o scatenare temporali improvvisi. Tra calma e tempesta, il viaggio si fa sfida.

La lunga rotta verso l’Atlantico: problemi tecnici e incontri inattesi

La partenza dal cantiere di Carrara Marittima, a fine aprile, ha segnato l’inizio di una navigazione intensa, ma senza lunghi tratti ininterrotti in mare aperto. La prima tappa è stata l’isola d’Elba, dove si sono fatte riprese in luoghi legati a Napoleone. Qui, per un breve periodo, si è unito all’equipaggio Carlo Antonelli, che ha collaborato in alcune fasi del viaggio.

Poi è stata la volta di Minorca, raggiunta dopo due notti in mare, con approdo al porto di Mahon. La rotta verso La Línea de la Concepción, poco oltre Gibilterra, ha richiesto tre notti di navigazione. La Rocca di Gibilterra si è rivelata una delusione: l’equipaggio sperava in un’atmosfera esotica, invece ha trovato un luogo turistico, con la famosa colonia di bertucce confinata in spazi ridotti e senza quel fascino autentico atteso.

Proseguendo verso le Canarie, sono state necessarie altre quattro notti per arrivare alla Marina di Lanzarote, ad Arrecife. Da lì, in una sola notte, il gruppo ha raggiunto Tenerife, alla Marina di Santa Cruz. Qui un incontro importante ha animato la serata: il fotografo Giovanni Ozzola ha condiviso momenti sul Vespucci, un veliero storico. Tra ospiti italiani, sia fisici che diplomatici, è nata una vivace atmosfera di scambio culturale.

Capo Verde, tra vento e attesa in rada

Dopo sei notti consecutive, l’arrivo a Mindelo, cuore culturale e porto principale di Capo Verde, non è stato semplice. Il vento forte ha impedito l’ingresso immediato in porto, costringendo la barca a restare in rada per due giorni. Solo dopo è stato possibile entrare, rifornirsi d’acqua e iniziare le operazioni di manutenzione e logistica, indispensabili dopo settimane in mare.

La notte successiva è stata dedicata al trasferimento verso Praia. Anche qui l’equipaggio ha sostato in rada, approfittando della pausa per fare scorte di viveri e sistemare la barca. Questi momenti sono cruciali per la sicurezza e per prepararsi alla lunga traversata atlantica che attende.

Tra cucina di bordo e riprese: una gestione quotidiana complessa

Il viaggio non è solo navigazione: dietro c’è un lavoro costante di riprese e produzione. Il regista Luca Vitone e la sua squadra Enece sono impegnati a catturare immagini sia a bordo che durante le soste a terra. Per esplorare i dintorni di ogni porto hanno anche noleggiato un’auto, raccogliendo dettagli paesaggistici utili per il montaggio del film.

La gestione del cibo si è rivelata una delle sfide più difficili. L’equipaggio ha cercato di mantenere una dieta bilanciata, alternando proteine, vitamine e carboidrati. Il pesce fresco, però, è rimasto un miraggio: l’idea è pescare direttamente in mare, evitando prodotti confezionati. Tonno e sgombro in scatola, insieme al merluzzo congelato, hanno fatto da base, ma il desiderio è sempre quello di procurarsi il cibo con le proprie mani, direttamente dall’oceano.

La pesca, la fauna marina e gli incontri inaspettati

Per arricchire i pasti, l’equipaggio ha provato a pescare con ami e lenze di diverse misure, usando esche che imitano pesci e cefalopodi. Purtroppo, ogni tentativo si è concluso con la perdita delle attrezzature, probabilmente inghiottite da prede sfuggite o portate via dal mare.

Nonostante ciò, la natura ha regalato incontri straordinari: delfini e stenelle hanno accompagnato la barca per brevi tratti, giocando nell’acqua; tartarughe e un pesce luna sono stati avvistati da vicino. Sorprendenti sono stati anche i frequenti passaggi di uccelli marini lontano dalla costa, due dei quali si sono persino posati a bordo per qualche ora, probabilmente esausti dal lungo volo.

Tra tutte le specie osservate, i pesci volanti sono stati i più numerosi. Alcuni, forse inesperti nel volo, sono finiti sull’imbarcazione, offrendo un’occasione inaspettata per un pasto fresco. Questi incontri, imprevedibili e quasi teatrali, raccontano la vita vera in mare, fatta di attese, sorprese e una continua lotta con le forze della natura durante la lunga traversata verso Sant’Elena.

Redazione

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