Nel 1969, l’VIII Biennale d’Arte di San Benedetto del Tronto cambiò per sempre il panorama artistico italiano, portando in una città di provincia il vento fresco dell’innovazione. Oggi, quella storia torna a vivere alla Palazzina Azzurra con “Infinito Pratico”, un progetto che non si limita a esporre opere, ma riapre un dialogo tra arte storica e contemporanea nelle Marche. Un ponte tra passato e presente, fatto di sfide creative e nuove prospettive, che coinvolge artisti e pubblico in un confronto diretto sulle trasformazioni del linguaggio artistico.
Dal 1969 a oggi: la Biennale e “Infinito Pratico” in dialogo con San Benedetto del Tronto
Nel ’69 la Biennale di San Benedetto del Tronto fu un momento decisivo per l’arte italiana. La mostra “Al di là della pittura”, curata da Luciano Marucci insieme a Gillo Dorfles e Filiberto Menna, segnò l’inizio di un approccio nuovo: mettere a confronto artisti italiani e stranieri che lavoravano su pratiche ancora poco riconosciute, anticipando una visione globale senza passare per i soliti poli artistici. Oggi, l’associazione Adriatica Contemporanea ha raccolto questa eredità, affidando a Arnold Braho e Giulia Sfirro la cura di un progetto che usa la Palazzina Azzurra come spazio di confronto tra linguaggi diversi e generazioni distanti quasi sessant’anni.
La mostra rilancia così l’idea di un’arte aperta e in movimento, con San Benedetto che si propone non solo come palcoscenico, ma come “porto” dove pratiche artistiche guardano oltre i confini regionali e nazionali. Un progetto che richiama la capacità delle Marche di coniugare discrezione e tensione creativa, radicate in una cultura che, senza clamori, ha sempre dimostrato concretezza e determinazione.
Tra passato e presente: opere simbolo e dialoghi nello spazio della Palazzina Azzurra e in città
Entrare alla Palazzina Azzurra vuol dire subito incontrare il passato. Un’opera di Eliseo Mattiacci del 1969, il bozzetto di Zatteronmarante, sembra congelata nel tempo, esattamente nello stesso luogo e punto di partenza per misurare un presente artistico sempre in bilico e trasformazione. Un’installazione che funziona come una macchina del tempo imperfetta, capace di aprire il visitatore a una storia artistica mai chiusa, sempre pronta a riaccendersi.
Vicino a questa installazione si trovano i Kites di Oliviero Fiorenzi, aquiloni sospesi che evocano i cieli attraversati, trasformando la materia in paesaggio e senso. La mostra non si limita agli spazi interni della Palazzina, ma invade anche le strade di San Benedetto del Tronto, instaurando un dialogo con la città e chi la vive o la visita.
L’incontro tra opere d’epoca e creazioni contemporanee non solo tiene viva la continuità nel tempo, ma crea una relazione concreta tra architettura, natura, società e le ricerche artistiche esposte.
Un laboratorio aperto: arte che si fa processo e sperimentazione
“Infinito Pratico” ospita una varietà di artisti, tra cui quattro performer, che lavorano attivamente e a più livelli sul contesto. Tra loro Davide Monaldi con i suoi Turisti in ceramica smaltata: figure che viaggiano da una mostra all’altra, accumulando nuove suggestioni e creando un dialogo con lo spettatore, sempre un po’ stranito. Anche Vinicius Jayme Vallorani riflette sulla pittura tradizionale, mettendo in discussione la stabilità del luogo e l’idea di opera compiuta.
A loro si uniscono Babau, Chiara Camilli, Iva Drekalovic, Benedetta Fioravanti, Stefano Ortega, Marila Scartozzi, Mariagiorgia Ulbar e Giulia Valenti, con lavori sonori, visivi e poetici. Questi artisti scavano in riti, memorie collettive e racconti evocativi, disegnando uno spazio sospeso tra mito, ricordo e immaginazione, dove materia e forma diventano strumenti di trasformazione e narrazione.
La mostra invita a vedere l’arte non come qualcosa di finito e immutabile, ma come un processo sempre aperto, dove i confini tra pubblico e privato, passato e presente, si fanno spazi di confronto e rinnovamento.
Arte e territorio: un dialogo che si rinnova
Il progetto di Braho e Sfirro trova un equilibrio tra sospensione e concretezza. Da un lato, un’arte che invita alla riflessione, capace di andare oltre l’immediatezza; dall’altro, una forte connessione con il paesaggio marchigiano e la sua storia culturale. Questo doppio percorso costruisce un discorso vivo e intenso, dove le pratiche artistiche diventano strumenti per leggere e attraversare le fratture del presente.
Come nel ’69 con Dorfles e il confronto con nuovi linguaggi, anche oggi la mostra rilancia un dialogo aperto e flessibile, dove ogni opera e ogni visitatore sono protagonisti di una narrazione in continua evoluzione. Città, Palazzina Azzurra e artisti insieme danno vita a un ecosistema in cui l’arte si rinnova senza sosta.
“Infinito Pratico” sarà aperta fino al 25 agosto 2026, confermando San Benedetto del Tronto come un punto di riferimento per un’arte che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. Un esempio concreto di come le Marche continuino a coltivare un dialogo fecondo tra memoria, territorio e pratiche contemporanee.
