Nella penombra di un ristorante londinese, tra fumo di sigarette e bicchieri che tintinnano, prende forma una rivoluzione. Siamo alla fine degli anni ’60 e il giornalismo britannico sta per cambiare pelle, trasformandosi in qualcosa di nuovo, rumoroso, quasi teatrale. “Ink” di Danny Boyle, atteso alla Mostra del Cinema di Venezia nell’autunno 2024, non racconta solo una storia: la fa vivere, tra luci e ombre. Qui il giornale smette di essere solo un foglio di carta, diventa spettacolo, intrattenimento e – inevitabilmente – una macchina di manipolazione. Un viaggio che scuote le certezze e svela il lato oscuro del potere mediatico.
1969, Londra: nasce un nuovo modo di fare giornale
Nel cuore di Londra, nel 1969, Rupert Murdoch e Larry Lamb si trovano da Rules, un ristorante storico. Quell’incontro segna l’inizio di una trasformazione radicale: la creazione di The Sun, un quotidiano che avrebbe rivoluzionato il panorama editoriale. Murdoch incarica Lamb di mettere in piedi un giornale capace di far sentire i lettori “vivi” ogni mattina, aprendo finestre su storie più coinvolgenti rispetto alle fredde notizie tradizionali.
Il film si concentra proprio su quel momento di svolta: il giornalismo deve smettere di limitarsi ai fatti nudi e crudi, deve emozionare, sedurre. Lamb mette insieme una squadra di giornalisti pronti a scavare nella vita quotidiana degli inglesi, a capire cosa li appassiona davvero nel tempo libero. Ne nasce un giornale che punta su gossip, intrattenimento, desideri, ma anche politica raccontata con un linguaggio più diretto e popolare.
Un dettaglio che cambia le regole del gioco è l’introduzione della televisione come tema di cronaca, fino ad allora ignorata dalla stampa. The Sun anticipa così logiche che oggi sembrano scontate: intercettare gusti e consumi di un pubblico nuovo, trasformare la notizia in spettacolo. A distanza di anni, guardando al 2024, si vede quanto quella svolta abbia segnato il percorso dell’informazione globale.
Tra informare e catturare l’attenzione: le contraddizioni di “Ink”
Danny Boyle prende il testo teatrale di James Graham e lo trasforma in un’indagine sulle tensioni che agitano il giornalismo popolare. Nel personaggio di Claire Foy si concentrano i dubbi più profondi: cosa scegliere di raccontare? Fino a che punto spingersi per attirare l’attenzione?
“Ink” mostra come, già alla fine degli anni ’60, fosse chiaro che la vera sfida dell’informazione sarebbe stata conquistare lo sguardo del lettore, ben prima dell’era dei social e dei titoli ad effetto. Murdoch incarna questa spinta senza freni: vuole fare di The Sun il giornale più venduto, senza troppi scrupoli, con un approccio spesso spregiudicato.
Nel film emerge anche una riflessione etica, affidata proprio a Claire Foy: solo perché si può fare qualcosa, non significa che sia giusto farlo. È una domanda che attraversa ancora oggi il mondo dell’informazione, dove il confine tra notizia e intrattenimento si fa sempre più sfumato, mettendo in discussione la responsabilità di chi decide cosa raccontare.
L’addio a un’idea e la lotta per l’identità del giornale
La storia va avanti raccontando anche il cambio di guardia e l’evoluzione del modello nato con Murdoch e Lamb. All’inizio degli anni ’80 Murdoch sostituisce Lamb, segnando la sua supremazia di proprietario, mentre Lamb rivendica con forza di aver dato anima e volto al giornale. È un conflitto che tocca un tema delicato: il giornale è proprietà di chi lo possiede o di chi ne ha costruito l’identità?
“Ink” suggerisce anche che il giornale diventa una macchina a sé, che impone ritmi e regole proprie, spesso lontane dalle volontà individuali. Così, l’eredità di The Sun non sta solo nei contenuti, ma soprattutto nel modo in cui ha cambiato il rapporto tra pubblico e informazione, imponendo modelli ideologici e commerciali destinati a durare.
Il film non è solo un racconto storico, ma uno specchio sul giornalismo di oggi. Mostra come quella rivoluzione mediatica abbia dato il via a dinamiche ancora vive: dalla comunicazione alla linea tra realtà e spettacolo sempre più sottile. “Ink” è un’occasione per riflettere sul senso e sul futuro della professione giornalistica.
